“Legami alle comete, come alle code dei cavalli, trascinami, squarciandomi sulle punte delle stelle.”. Vladimir Vladimirovič Majakovskij
Famiglia del bosco: la perizia psichiatrica chiude la vicenda
Il documento depositato presso il Tribunale dei Minori a L'Aquila definisce la "condizione di incapacità genitoriale di Nathan e Catherine"
“La perizia psichiatrica depositata ieri al Tribunale per i Minorenni dell’Aquila, con la conclusione della “condizione di incapacità genitoriale” di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, madre e padre dei bambini della cosiddetta famiglia nel bosco, conferma in pieno la nostra valutazione espressa da tempo basata su un principio sacrosanto: i figli non sono proprietà dei genitori”. Così Aldo Di Giacomo, psicologo ed esperto di criminologia, con lunga esperienza nella Polizia Penitenziaria e impegnato da decenni nell’analisi dei fenomeni criminali e che a partire dalla conferenza stampa a L’Aquila del 17 marzo scorso, oltre che da conoscitore del sistema penitenziario, continua ad occuparsi della vicenda per i risvolti sulle famiglie e i bambini.
“L’auspicio è che adesso si metta fine alla spettacolarizzazione della vicenda perché le «Competenze genitoriali inadeguate» come emerso dalla perizia non lasciano alcuno spazio ad aspetti di spettacolo e tanto meno ad attacchi allo Stato come pure è avvenuto di recente. “Diventa indispensabile ripristinare la più corretta informazione e soprattutto – aggiunge – lasciar lavorare serenamente magistrati, assistenti sociali e personale tutto che si sta occupando dei bambini che - è bene riaffermarlo con chiarezza - non sono “proprietà” di mamma e papà. Se pensiamo ai soldi spesi solo dal Comune per la famiglia del bosco – aggiunge – non facciamo certo un buon servizio ai circa 40mila bambini ospiti in comunità e strutture di accoglienza. Altro che esempio per le famiglie italiane, per la conoscenza che abbiamo della situazione degli istituti penitenziari e per minori vogliamo mettere in guardia sull’emotività e su altri fattori che si stanno diffondendo tra l’opinione pubblica contro i giudici. Per questa ragione questa storia non può diventare una “lezione” per le famiglie italiane su come educare i propri figli. Intanto perché si rientra nella sfera personale e perché esiste una legislazione considerata tra le più avanzate in Europa di tutela dei minori. Per la conoscenza che abbiamo della situazione degli istituti penitenziari e per minori vogliamo mettere in guardia sull’emotività e su altri fattori che si stanno diffondendo tra l’opinione pubblica contro i giudici. È il “decreto Caivano” a prevedere in caso di inosservanza dell’obbligo scolastico una pena sino a due anni di carcere e già questo dovrebbe essere sufficiente, per il bene dei minori, ad esprimere valutazioni senza farsi prendere da sentimentalismo. Ma il fattore per noi determinante nella nostra iniziativa di tenere alta l’attenzione delle famiglie e delle istituzioni tutte – dice Di Giacomo - è la presenza nelle carceri di detenuti a bassa scolarità, anche negli istituti per minori, a conferma che è un elemento che, insieme alle attività malavitose di capofamiglia, segna la vita di tantissimi giovani. Nel caso dei bambini della famiglia del bosco è acclarata la condizione di carenza scolastica. Pertanto l’operato dei giudici – adesso confermato dalla perizia psichiatrica - ha una sua validità “.




