Pescara, sicurezza: vietare non è governare

I Giovani Democratici contro la proroga delle ordinanze sull’alcol: «La movida va governata, non cancellata. Più presenza e dialogo con le imprese, meno divieti indistinti»

Pescara, sicurezza: vietare non è governare

Ancora una proroga. Ancora un divieto. E, secondo i Giovani Democratici di Nuova Pescara, ancora una volta la dimostrazione che l’amministrazione Masci non affronta il tema della sicurezza con una strategia seria e strutturale. È quanto denuncia il segretario Emanuele Castigliego commentando la proroga delle recenti ordinanze sul consumo di alcol nei luoghi pubblici.

«Dopo anni di annunci sulla “città sicura” — attacca Castigliego — la risposta che arriva dal sindaco Masci è ancora la stessa: un nuovo divieto. È molto più semplice firmare un’ordinanza che governare una città. È più semplice vietare che presidiare, limitare che prevenire, allontanare che costruire una presenza stabile sul territorio».

Per i Giovani Democratici, la sicurezza non si costruisce con provvedimenti emergenziali che scaricano il peso del problema su cittadini e attività economiche. Da qui la vicinanza espressa agli imprenditori e alle attività di somministrazione di Pescara, «ignorati dall’amministrazione comunale e oggi nuovamente costretti a subire una stretta». La denuncia di Confesercenti, che ha parlato di “imprese umiliate”, non può restare inascoltata.

«Dietro ogni bar, ristorante o locale — sottolineano — ci sono persone che investono, lavorano, pagano dipendenti e contribuiscono a tenere viva la città. Se il Comune decide di intervenire sulla movida, dovrebbe farlo insieme alle imprese, non contro di loro».

E soprattutto, aggiungono, dovrebbe spiegare una cosa: se dopo anni di governo della città la soluzione all’insicurezza è ancora vietare il consumo di alcol negli spazi pubblici, qual è esattamente la strategia? Perché il problema è proprio questo: a Pescara la sicurezza viene raccontata come una priorità, ma troppo spesso viene affrontata con interventi emergenziali che non risolvono le cause del problema.

La sicurezza vera, sostengono i Giovani Democratici, si costruisce innanzitutto attraverso la presenza. Presenza delle forze dell’ordine, messe nelle condizioni di lavorare con organici adeguati e con un presidio costante dei punti più problematici della città. Ma anche presenza antropica: più persone negli spazi pubblici, più iniziative, più attività, più vita.

Un esempio, per Castigliego, arriva proprio dall’ultimo fine settimana a Piazza Santa Caterina, con la Festa dell’Unità del Partito Democratico di Pescara. «Una piazza che in passato è stata teatro di situazioni di insicurezza è tornata a essere uno spazio vissuto, frequentato e animato. Non abbiamo “risolto” la sicurezza con un’ordinanza. Abbiamo semplicemente riportato le persone in quella piazza».

Ed è questo, secondo i Giovani Democratici, che l’amministrazione dovrebbe comprendere: una piazza vuota non è automaticamente una piazza sicura. Una piazza vissuta, illuminata, frequentata e presidiata è invece uno spazio nel quale è più facile prevenire situazioni di insicurezza e degrado.

Anche sulla notte serve quindi un cambio di paradigma. La movida va governata, non cancellata. Chi spaccia, chi porta armi, chi commette violenza deve essere perseguito. Ma non si può confondere l’illegalità con la socialità, né trattare i giovani e gli esercenti come se fossero il problema.

Per questo, a Pescara servirebbe fare come fa Vincenzo De Luca a Salerno. Una frase utilizzata dal governatore parlando della gestione della notte sintetizza bene un approccio diverso: «Né droga, né coltelli. E poi divertitevi». Il concetto è semplice: tolleranza zero verso ciò che mette realmente a rischio la sicurezza, nessuna guerra alla vita della città.

«A Pescara — conclude Castigliego — serve più presenza dello Stato, più presenza nelle piazze, più dialogo con le imprese e meno provvedimenti che finiscono per colpire indistintamente chi vive la città».