Il Profeta merita un luogo nella memoria

A un anno dalla scomparsa di Giovanni Galeone, il CONI Abruzzo celebra il tecnico che ha fatto sognare una città e lancia una proposta: dedicargli un luogo simbolo, a partire dallo stadio Adriatico

Il Profeta merita un luogo nella memoria

Ci sono allenatori che lasciano un segno nella storia di una squadra e altri che entrano definitivamente nell'identità di una città. Giovanni Galeone è, senza dubbio, uno di questi. A dodici mesi dalla sua scomparsa, il CONI Abruzzo vuole rendere omaggio a un uomo che ha scritto pagine indimenticabili del Pescara Calcio, conquistando promozioni, regalando spettacolo e costruendo un legame con la città andato ben oltre il rettangolo di gioco.

Galeone non è stato soltanto l'allenatore delle imprese biancazzurre. È stato il custode e l'interprete di un'idea di calcio cucita addosso alla mentalità pescarese: offensiva, generosa, sbarazzina, coraggiosa, mai sparagnina. Una squadra che non rinunciava a giocare, che cercava il gol, che affrontava gli avversari senza timori reverenziali. Un calcio capace di emozionare, divertire e far identificare una comunità nella propria squadra. È per questo che Pescara lo ha chiamato e continua a chiamarlo il Profeta: perché sapeva parlare alla città attraverso il linguaggio più immediato e universale dello sport, quello della passione, del coraggio e della bellezza del gioco.

Il suo rapporto con la città dannunziana è stato speciale, profondo, quasi viscerale. Pescara aveva trovato in lui un interprete del proprio carattere — irriverente, generoso, orgoglioso, poco incline ai compromessi — e lui aveva trovato una piazza capace di comprenderne e condividerne la filosofia.

Ricordarlo oggi significa anche interrogarsi su come una città conserva la memoria dei suoi protagonisti. Per questo il CONI Abruzzo ritiene sia arrivato il momento di pensare a un luogo iconico da dedicare a Galeone: una piazza, una strada, uno spazio pubblico o, perché no, lo stesso stadio Adriatico. Una proposta che non intende creare contrapposizioni con la figura di Giovanni Cornacchia, grande atleta pescarese cui è giusto continuare a intitolare la pista di atletica: le due memorie possono convivere, a Cornacchia la pista, a Galeone il resto dello stadio Adriatico, luogo simbolo delle sue imprese. Qualora vincoli normativi o pastoie burocratiche rendessero impraticabile questa soluzione, sarà necessario individuare un altro luogo altrettanto significativo.

Perché a un uomo che ha portato così in alto il nome del Pescara e della città non può essere riservato soltanto il ricordo dei tifosi: la sua storia merita di diventare memoria collettiva, visibile e permanente. Il Profeta ha fatto sognare Pescara. Pescara ha il dovere di non dimenticarlo.