Commercio tricolore: a Pescara 'bufera' per l'iniziativa vannacciana

Valeria Toppetti lancia la campagna nazionale "Negozio Italiano" con l'obiettivo di valorizzare l'economia locale. A Ravenna legale annuncia esposto in Procura

Commercio tricolore: a Pescara 'bufera' per l'iniziativa vannacciana

L'adesivo con la bandiera tricolore e la scritta "Negozio Italiano" è approdato anche a Pescara. A presentarlo, nella sala consiliare del Comune, è stata Valeria Toppetti, capogruppo di Futuro Nazionale e referente del Comitato Costituente 1875 FN. L'iniziativa, promossa a livello nazionale dal generale Roberto Vannacci, punta a valorizzare commercio, imprese e filiera agroalimentare italiana, assegnando un 'bollino di qualità' alle attività che producono e lavorano sul territorio.

«Quante saracinesche sono abbassate anche semplicemente nella nostra Pescara?», ha dichiarato Toppetti durante la presentazione. «Con questo gesto simbolico vogliamo sostenere il commercio italiano». Per la consigliera, il negozio non è soltanto un luogo di transazioni commerciali, ma «un presidio sociale, dove si tramandano gli antichi saperi, la nostra creatività, la nostra arte, la nostra storia». Toppetti ha riferito di aver già ricevuto richieste da parte di esercizi commerciali pescaresi interessati a esporre l'adesivo, e ha annunciato che gli adesivi, consegnati dalla referente nazionale Caterina Galli e destinati a tutto l'Abruzzo, saranno disponibili anche online.

L'iniziativa non è un caso isolato. Toppetti, ex assessore alla Pubblica istruzione, è passata a Futuro Nazionale nel luglio scorso dopo l'esclusione dalla giunta Masci-bis, nonostante le 932 preferenze che l'avevano resa la donna più votata alle ultime amministrative. Il suo ingresso nel movimento di Vannacci è stato ufficializzato durante un comizio in piazza Sacro Cuore, accompagnato da tensioni e contestazioni da parte di un centinaio di manifestanti al grido di «fascisti, tornate nelle fogne». Oggi Toppetti guida il gruppo consiliare di Futuro Nazionale a Pescara, che garantisce appoggio esterno alla maggioranza di centrodestra.

Se l'obiettivo dichiarato è sostenere il commercio locale, l'iniziativa ha però scatenato polemiche ben più ampie, ben prima del suo arrivo in Abruzzo. A Ravenna, l'avvocato Andrea Mastri ha annunciato un esposto in Procura contro gli adesivi, individuando «modalità espressive riconducibili al neofascismo» e ipotizzando i reati di propaganda razziale e apologia di fascismo. «Sappiamo bene come venissero contrassegnati i negozi ariani o, al contrario, quelli ebraici», ha dichiarato il legale, definendo l'iniziativa «un riesumare modalità che hanno caratterizzato in maniera aberrante l'epoca del fascismo e delle leggi razziali».

A Reggio Emilia, la deputata del Pd Ilenia Malavasi ha parlato di «un'idea vergognosa, che va respinta con forza», accusando i promotori di utilizzare «l'identità non come valore, ma come strumento di divisione e di discriminazione». Critiche sono arrivate anche dall'interno del centrodestra: il segretario regionale della Lega Matteo Rancan ha commentato l'operazione definendola «propaganda che rischia di dividere», ponendo una domanda provocatoria: «Se un negoziante non aderisce, smette di essere italiano?».

Anche nel mondo "vannacciano" di Piacenza l'adesivo ha creato fratture: un comitato locale ha definito l'iniziativa «una provocazione e non una soluzione al problema evidente della scomparsa dei negozi e botteghe nazionali». La campagna, lanciata da Parma ad aprile e già promossa a Reggio Emilia, Piacenza, Ravenna e nelle Marche, sembra destinata a dividere ovunque faccia tappa.

Toppetti respinge le accuse e rivendica la bontà del progetto. «Questo progetto, fortemente voluto dal generale Roberto Vannacci e dalla referente nazionale, l'imprenditrice Caterina Galli, ha l'obiettivo di valorizzare il commercio italiano e la filiera agroalimentare, che purtroppo vivono un momento di difficoltà», ha spiegato, citando anche gli effetti dell'acquisto online e della globalizzazione sul commercio tradizionale. «Questa onda ci porta a vedere abbassate le saracinesche anche per la moda dell'acquisto online», ha aggiunto, evidenziando il rischio di «perdere la grande tradizione commerciale e di produttività italiana che ha reso il nostro Paese famoso in tutto il mondo».

L'iniziativa, ha concluso Toppetti, «parte da Pescara, ma l'obiettivo è anche di allargarla». Una promessa che, alla luce delle polemiche divampate in tutta Italia, rischia però di trasformare ogni nuova tappa in un nuovo fronte di scontro politico. O, molto peggio, in un boomerang anche per i negozi che aderiranno alla campagna e che potrebbero subire boicottaggi da parte dei consumatori.