Consiglio regionale: fusione rinviata al 2029 e nuovo referendum

L'Abruzzo riapre il cantiere della città unica: slittamento di due anni, cabina di regia con poteri sostitutivi e consultazione popolare a 15 anni dal primo voto. Ma la maggioranza è spaccata

Consiglio regionale: fusione rinviata al 2029 e nuovo referendum

La Nuova Pescara non nascerà il 1° gennaio 2027. Il Consiglio regionale d'Abruzzo ha votato lo slittamento del processo di fusione tra Pescara, Montesilvano e Spoltore al 1° febbraio 2029, chiudendo di fatto un percorso che si trascinava dal referendum del 2014. Ma la vera novità è un'altra: la maggioranza di centrodestra ha approvato anche un ordine del giorno che impegna la Regione a indire un nuovo referendum consultivo nei tre Comuni, a distanza di quindici anni dalla prima consultazione popolare.

L'emendamento, firmato dal presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri (Forza Italia), sostituisce le parole "1° gennaio 2027" con "1° febbraio 2029". Non si tratta di un semplice spostamento di date. Il provvedimento istituisce un "Ufficio comune di Fusione" con il compito di definire gli indirizzi strategici, aggiornare gli studi di fattibilità e redigere il Piano di fusione entro il 30 novembre 2028.

Il coordinatore dell'Ufficio – nominato dal presidente della Giunta regionale d'intesa con il presidente del Consiglio – avrà poteri sostitutivi in caso di inerzia amministrativa dei tre Comuni. «In caso di accertamenti di gravi ritardi, inadempimenti o dinieghi da parte degli enti locali», si legge nel testo, scatteranno richiami formali e, in ultima istanza, il commissariamento.

Senza la proroga, il 1° gennaio 2027 sarebbe scattato automaticamente il commissariamento nei tre comuni coinvolti.

L'ordine del giorno, presentato dai consiglieri di Fratelli d'Italia Luca De Renzis, Leonardo D'Addazio e Massimo Verrecchia, impegna la Regione a consultare nuovamente gli elettori di Pescara, Montesilvano e Spoltore. Secondo De Renzis, la consultazione è necessaria per tre motivi: è passato più di un decennio dal primo referendum; Spoltore e Montesilvano vivono la fusione come un'annessione; arrivano sollecitazioni bipartisan da comitati e amministratori locali.

«Il referendum consultivo non ferma il processo di fusione», ha precisato De Renzis in aula, auspicando che la consultazione si svolga insieme alle elezioni politiche per massimizzare la partecipazione.

Il voto ha rivelato fratture profonde nel centrodestra. Il presidente della Regione Marco Marsilio si è astenuto sulla proposta di Sospiri, insieme ai consiglieri di minoranza Vincenzo Menna (Progetto Civico), Giovanni Cavallari (Abruzzo Insieme), Alessio Monaco (Avs) ed Enio Pavone (Azione). Marsilio era orientato a una proroga di un solo anno, mentre Sospiri ne ha voluti due.

Erika Alessandrini (M5S) ha bollato la doppia votazione come un «fenomeno di dissociazione nella maggioranza»: prima si rinvia la fusione, poi si chiede ai cittadini di pronunciarsi su un processo che la stessa maggioranza ha appena rallentato.

Il centrosinistra ha votato a favore di un subemendamento che rende il testo «più stringente», come ha spiegato Antonio Blasioli (Pd), annunciando però il no finale perché «comunque non condivide il rinvio».

Il referendum consultivo del 2014 aveva visto la partecipazione di oltre 111.000 cittadini: 64.909 favorevoli alla fusione contro 36.741 contrari. Il sì aveva trionfato in tutti e tre i Comuni, con percentuali diverse: a Pescara il 70,32%, a Montesilvano il 52,23%, a Spoltore il sì era passato per soli 220 voti di scarto.

Quindici anni dopo, il quadro politico e amministrativo è profondamente cambiato. I comitati "Montesilvano per la Nuova Pescara" e "Spoltore per la Nuova Pescara", auditi in Commissione Bilancio, hanno espresso «perplessità per il rinvio» e chiesto il mantenimento della normativa esistente.

«Rinviare al 2029 significherebbe calpestare la volontà popolare espressa nel referendum del 2014», aveva avvertito il vicepresidente del Comitato Spoltore per la Nuova Pescara, Luigi Spina, già a settembre. Il comitato Montesilvano è andato oltre, annunciando che «in caso di ennesimo rinvio, ne prenderemo atto alle elezioni».

La decisione del Consiglio regionale lascia aperti scenari contraddittori. Da un lato, la Regione rinvia la fusione di due anni; dall'altro, rafforza i propri poteri in caso di inadempimento dei Comuni e aumenta il peso dei consiglieri comunali di Pescara – notoriamente più favorevoli alla fusione – grazie al voto ponderato nell'assemblea costitutiva.

Nel frattempo, la Cabina di regia composta dai segretari comunali e dai direttori generali dei tre enti dovrà sovrintendere all'unificazione degli uffici. Ma il progetto di fusione – quello con i contenuti, i diritti, i doveri e le convenienze per i cittadini – resta, per ora, un contenitore vuoto.