“Legami alle comete, come alle code dei cavalli, trascinami, squarciandomi sulle punte delle stelle.”. Vladimir Vladimirovič Majakovskij
Nuova Pescara, D’Alfonso: «Rinvio al 2029, il contenitore resta vuoto»
L’onorevole ironizza l’emendamento della Regione Abruzzo: «Capolavoro di fantasia. La fusione tra Pescara, Montesilvano e Spoltore slitta alla fine del mandato Marsilio, ma manca il progetto di città»
«La Nuova Pescara è la protagonista del gioco dell’oca: due passi avanti e quattro indietro da sette anni». Luciano D’Alfonso non risparmia la metafora per definire l’ennesimo rinvio della fusione tra Pescara, Montesilvano e Spoltore. Al posto della partita decisiva, dice, i giocatori hanno speso «la carta del rinvio»: tre striminzite pagine, battezzate “emendamento al progetto di legge n.159/2026”, dalla scrittura «incerta e balbettante», che per l’onorevole rivelano la Regione Abruzzo a guida 'marsiliese'. Così un «grande e ambizioso progetto» si è trasformato in «una cambiale scaduta».
Il rinvio è ormai ufficiale: la fusione degli uffici e delle carte intestate dei tre Comuni è spostata al primo febbraio 2029, «ovvero alla scadenza del mandato dell’attuale Governo regionale, una data tanto improbabile quanto improponibile». Per D’Alfonso, però, il problema non è solo la data. «Il rinvio come statuto ha un significato se uno si mette all’opera, se c’è un ravvedimento operoso. In questo caso abbiamo l’ennesimo rinvio senza mai aprire il cantiere del progetto di fusione», che è «prioritario e indispensabile» per far nascere la nuova città e il senso di comunità.
Nelle tre pagine dell’emendamento, osserva, non c’è alcun progetto capace di spiegare ai cittadini «quali sono le convenienze nel fondere tre diversi territori». Non c’è il contratto sociale tra cittadini e nuova amministrazione, non si enunciano nuovi diritti e nuovi doveri, nuove opere, ciò che farà funzionare meglio la città nuova. Un atteggiamento, accusa, «incredibilmente irresponsabile».
Il contenuto? Secondo D’Alfonso si riassume in poche righe: Nuova Pescara dovrebbe, forse, partire il primo febbraio 2029; il 31 dicembre 2028 dovrebbe essere approvata la relazione conclusiva del processo di fusione con la nomenclatura degli uffici «concretamente» unificati, lasciando però aperta la possibilità che il processo non sia concluso. Nel frattempo si costituisce una Cabina di regia con il solito elenco di dipendenti, segretari comunali e direttori generali dei tre Comuni, sotto la supervisione di un incaricato della Regione Abruzzo. La Cabina dovrà sovrintendere all’unificazione degli uffici. E c’è anche la minaccia: il primo Comune che non collabora viene commissariato.
«Un emendamento che è un capolavoro di fantasia, degno del miglior Collodi», commenta D’Alfonso, chiedendosi «chi è Pinocchio, chi è il gatto e chi la volpe». Poi la stoccata: «Io vengo dal ’900, credo di avere utilmente impiegato il tempo anche per studiare, e penso che l’Italia si possa dividere in due grandi formazioni: quelli che fanno e quelli che fanno finta». In Abruzzo, aggiunge, da troppi anni «si fa finta di voler far nascere la nuova città», organizzando ogni tanto «una scenetta come la condotta dei soldati di Re Ferdinando, da sotto a sopra, da sopra a sotto, senza mai andare in guerra». Nei fatti, però, non si scrive l’unico documento che consente alla città di nascere. E la nuova Pescara «somiglia ormai a Plinio il Vecchio senza mai essere stata Plinio il Giovane».
Per l’onorevole, l’emendamento è «un fallimento amministrativo» ancora in tempo per essere riscritto. A Nuova Pescara, sostiene, non servono Cabine di regia e tavoli affollati di dipendenti già oberati. Servono «energie e professionalità», modelli come Capuzzimati, padre della città metropolitana di Bologna, capaci di sapere cosa fare e di individuare chi deve fare. Servono uomini e donne d’esperienza in grado di fissare punti, passaggi amministrativi e appuntamenti di coinvolgimento di cittadini e portatori d’interesse, mettendo insieme interessi, bisogni, ambizioni e opportunità. Anche perché, ricorda, ci sono le risorse finanziarie: «quei 105 milioni di euro che ho fatto legiferare io», che rischiano di scadere, e altri fondi da conquistare «con un tiro alla fune» con Mef, Palazzo Chigi, Ministero dell’Ambiente e Ministero degli Interni.
Oggi, però, manca «la dimensione tipica della politica», cioè il progetto di fusione. E su questo D’Alfonso vede «inettitudine». Nuova Pescara non ha bisogno di uffici unificati, ha bisogno di idee. E le elenca: una grande stagione di manutenzione infrastrutturale; un processo partecipato su convenienze e vocazioni, con il rapporto tra città usata e campagna collinare e la valorizzazione dell’asse tra i fiumi Pescara e Saline e il mare, «il più grande parco naturale della conurbazione»; ecologia e sicurezza urbana, con attuazione delle direttive europee sulla gestione costiera, depavimentazione, forestazione e un Piano dei Tempi per governare la notte; opere e mobilità a misura d’uomo, dal Piano regolatore del sottosuolo alle gallerie intelligenti sul modello aquilano; tutela del terreno dal consumo indiscriminato e «Città Facile», con quadranti liberi dalle ruote per restituire lentezza; scuole come comunità educanti e presidi aperti al quartiere; Fondo di Coesione ed equilibrio territoriale con coefficienti perequativi; zone franche urbane per il commercio di prossimità; il ripensamento della Cittadella della pena come luogo di rieducazione sicura; zone industriali attrattive, con Zes e logistica semplificata; e Pescara prima città in Italia a dare operatività alla direttiva europea sul rischio di esondazione dal mare, approvata a fine marzo 2021 e finora ignorata.
«Un progetto del genere si può realizzare solo se la politica che governa fa i compiti a casa e non scommette solo sui rinvii», che testimoniano «l’inadeguatezza fattuale di chi avrebbe avuto la responsabilità di scrivere un Progetto di fusione che sino a oggi non c’è mai stato» e che non è neanche abbozzato nell’emendamento «giullaresco» destinato all’aula. Alla «soluzione pilatesca del governo marsiliese», conclude D’Alfonso, «opporremo la capacità lungimirante di chi sa ideare, progettare, realizzare e dare risposte, preparandoci a prendere per mano la Nuova Pescara che altri hanno fatto salire su una zattera spingendola alla deriva».



