118 ASL 1 Abruzzo, 12 postazioni su 20 in crisi

Allarme in Commissione di Vigilanza: territori montani senza medici e infermieri. L’elisoccorso attivo solo di giorno

118 ASL 1 Abruzzo, 12 postazioni su 20 in crisi

Il servizio di emergenza sanitaria 118 della ASL 1 Avezzano-Sulmona-L’Aquila è «all’orlo del collasso». Lo denuncia il Tribunale per i Diritti del Malato dell’Aquila, intervenuto nell’ultima seduta della Commissione di Vigilanza della Regione Abruzzo con un quadro definito «allarmante e intollerabile». Su 20 postazioni complessive attivate nella provincia dell’Aquila, ben 12 versano oggi in condizioni di grave criticità: alcune sono del tutto scoperte, altre operate senza medici o infermieri, altre ancora con orari fortemente ridimensionati rispetto al servizio originario.

Secondo il dossier presentato dal Tribunale per i Diritti del Malato, la mappa delle criticità è la seguente:
•    Barisciano e L’Aquila: postazioni non presidiate;
•    Pescasseroli, Scanno, Campo di Giove e Pescocostanzo: del tutto prive della figura medica;
•    Pratola Peligna: declassata da H24 a H12 e priva di medico;
•    Rocca di Mezzo: operativa solo H12 anziché H24;
•    Sulmona: ridotta a H12 invece del servizio continuativo H24;
•    Civitella Roveto: operata da soli soccorritori anziché da equipaggio INDIA (con infermiere);
•    Bazzano: nella maggior parte dei turni sprovvista di infermiere;
•    Ovindoli: attiva solo in H12 notturna (e spesso priva di infermiere), pur essendo stata pensata originariamente per i soli periodi di alta stagione.

A completare lo scenario, la criticità dei soccorsi aerei: l’elisoccorso è attivo esclusivamente nelle ore diurne, lasciando l’intero territorio provinciale privo di copertura aerea durante la notte.  In un contesto orograficamente fragile come quello della provincia dell’Aquila, con zone montane e centri abitati che distano oltre 50 minuti dal primo Pronto Soccorso utile, queste carenze mettono «a diretto ed estremo rischio la vita dei cittadini», sottolineano dal Tribunale.

Le cause di questa emergenza non sono solo legate alla carenza nazionale di personale sanitario. Il Tribunale punta il dito contro scelte amministrative recenti della stessa ASL 1. Il bando di gara indetto per la copertura delle postazioni 118 si è rivelato «del tutto incongruo rispetto ai reali bisogni del territorio»: su 20 postazioni messe a bando, solo 6 sono risultate assegnate, e ad aggiudicarsi l’appalto sono state appena due associazioni. Storiche realtà del soccorso, come la Croce Bianca – presente da 16 anni a fianco della popolazione – hanno evidenziato l’insostenibilità di un impianto che delega alle associazioni del terzo settore la ricerca in autonomia del personale infermieristico.  A ciò si aggiunge un ulteriore corto circuito: il Regolamento approvato dalla ASL 1 il 28 maggio vieta di fatto agli operatori sanitari dipendenti di prestare attività presso le organizzazioni in convenzione, bloccando così le poche risorse già disponibili.

In Commissione di Vigilanza, la Direzione Generale della ASL ha giustificato la situazione richiamando la carenza nazionale di medici e sostenendo che «negli ultimi anni si sia sempre fatto così». Una posizione definita «inaccettabile» dal Tribunale per i Diritti del Malato: «Prendiamo atto della risposta della ASL, ma riteniamo inaccettabile la rassegnazione di fronte a un servizio essenziale e salvavita come il 118. Le consuetudini del passato non possono diventare la giustificazione per lo smantellamento del diritto alla salute di oggi». L’associazione ribadisce con forza che spetta alla ASL mettere a disposizione il personale sanitario – medici e infermieri – per le postazioni 118, «così come chiaramente normato dalla stessa Regione Abruzzo».

Il Tribunale per i Diritti del Malato chiede un intervento «urgente e indifferibile» della Regione e della Direzione Sanitaria affinché vengano:
•    ritirati i provvedimenti ostativi che bloccano il coinvolgimento del personale dipendente;
•    revisionati i bandi di convenzione, rendendoli coerenti con i bisogni reali del territorio;
•    garantiti i livelli essenziali di assistenza (LEA) a tutti i cittadini della provincia dell’Aquila, «a prescindere dal comune in cui risiedono».

La posta in gioco, avvertono, non è solo organizzativa: in un territorio impervio e a forte rischio di isolamento, il 118 è «diritto alla salute» e, in molti casi, differenza tra vita e morte.