Urbanistica, il Governo boccia la norma Marsilio

Il Ministero chiede di stralciare i cambi di destinazione d'uso rilevando profili di incostituzionalità nella legge regionale 13/2026. Il Pd rilancia le accuse

Urbanistica, il Governo boccia la norma Marsilio

L’Abruzzo torna al centro di una contesa tra Regione e Governo sul governo del territorio. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT), con nota pervenuta il 28 luglio alla Direzione Affari Legislativi del Consiglio Regionale, ha chiesto al Presidente Marco Marsilio di sopprimere alcune disposizioni della legge regionale n. 13 del 3 luglio 2026, in particolare le norme sui cambi di destinazione d’uso, ritenute lesive delle competenze dei Comuni e potenzialmente in contrasto con principi costituzionali. La norma “incriminata” – inserita con un subemendamento “volante” e scritto a mano durante la seduta del Consiglio regionale del 16 giugno 2026 – prevede che i cambi di destinazione d’uso disciplinati dai commi 1, 2 e 3 non costituiscano variante urbanistica e non siano quindi soggetti a verifica di conformità rispetto alle destinazioni di zona previste dagli strumenti urbanistici comunali. Secondo il MIT, tale deroga generalizzata alla pianificazione comunale viola i principi fondamentali di cui all’art. 117 della Costituzione in materia di governo del territorio, le previsioni del DPR 380/2001 (che ha previsto deroghe esclusivamente per le zone residenziali) e i principi dell’art. 41-quinquies della legge 1150/1942, secondo cui le deroghe devono mantenere carattere eccezionale e essere finalizzate a specifici obiettivi di interesse pubblico. Il Ministero rileva inoltre che la norma, eliminando l’obbligo della procedura di variante, prefigurerebbe una deroga alle ordinarie forme di partecipazione dei cittadini, che non potrebbero quindi esprimersi mediante osservazioni e contributi procedimentali. A denunciare la vicenda è il vicepresidente del Consiglio regionale Antonio Blasioli (PD), che già a luglio aveva inviato riflessioni sui rischi della norma al MIT e al Dipartimento degli Affari Regionali della Presidenza del Consiglio. «Leggendo la nota del Ministero appare evidente come i rilievi mossi avessero fondamento», ha sottolineato Blasioli in una conferenza stampa. Il consigliere ha ricordato che il subemendamento «incriminato» non era stato caricato sulla piattaforma, era stato presentato fuori termine ed era persino carente dell’indicazione dell’emendamento che andava a modificare, tanto da essere sconosciuto a molti consiglieri. Il gruppo del PD aveva già presentato ricorso al Collegio delle garanzie statutarie, denunciando il mancato rispetto delle prerogative statutarie. Il Collegio delle garanzie statutarie, con parere n. 1 e successiva integrazione del 28 luglio, ha ribadito che la norma non poteva essere pubblicata e promulgata prima della sua decisione sul ricorso. «Questo vuol dire che occorre una nuova promulgazione dell’intera legge», ha precisato Blasioli, sottolineando che la legge 13/2026 non può quindi produrre alcun effetto fino alla nuova promulgazione e pubblicazione. Ora la palla passa agli uffici del Consiglio e della Giunta, che si troveranno a dover controdedurre il parere del Ministero nel tentativo di salvare la norma dall’impugnatura. «In Abruzzo, la Giunta Marsilio riesce a farsi bocciare anche su una norma che deve ancora essere promulgata e pubblicata», ha ironizzato Blasioli ma ha quindi espresso preoccupazione per l’impatto della misura sull’urbanistica regionale, «specialmente nel territorio di Pescara, su cui le tante norme regionali sugli aumenti di volumetria, le altezze, i trasferimenti e, appunto, i cambi di destinazione d’uso, hanno già avuto effetti importanti nel peggioramento della vivibilità cittadina, facendo venir meno qualsiasi pianificazione ordinata e lasciando spazio a una sostituzione edilizia spesso completamente deregolata». La norma, inoltre, priverebbe le comunità e i cittadini dei contributi di urbanizzazione legati alle varianti, con la deroga che rimanderebbe al solo dirigente o responsabile del competente ufficio tecnico comunale la possibilità di autorizzare il cambio, portandolo a esercitare non più funzioni gestionali e vincolate, ma di indirizzo politico-amministrativo o di pianificazione urbanistica, di competenza della Giunta e del Consiglio Comunale.