Rifondazione comunista contro emendamento regionale: “Un regalo alla speculazione”

Nel mirino di Acerbo i cambi di destinazione d’uso che ora non costituiscono più una variante urbanistica

Rifondazione comunista contro emendamento regionale: “Un regalo alla speculazione”

Nel corso della seduta del 16 giugno, il Consiglio regionale dell’Abruzzo ha approvato alcuni subemendamenti in materia urbanistica senza un’illustrazione delle proposte né un vero dibattito in aula. A denunciarlo è Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista, che definisce l’operazione “una vera porcata a favore della speculazione edilizia”. Acerbo punta in particolare l’attenzione sull’emendamento 49 fuori sacco, poi confluito nel comma 5 dell’articolo 32 della legge regionale n. 13/2026, con cui viene introdotto il principio secondo cui i cambi di destinazione d’uso non costituiscono variante urbanistica. Una modifica che, secondo il dirigente di Rifondazione, arriva in un contesto già segnato dall’inchiesta della magistratura su Pescara e da recenti pronunce della giustizia amministrativa che hanno frenato quello che definisce un “far west edilizio”.

Secondo la ricostruzione di Acerbp, durante la seduta il presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri ha messo ai voti l’emendamento n. 49 e si è rivolto alla consigliera Erika Alessandrini (M5S) chiedendole spiegazioni, dal momento che il testo non risultava tra quelli distribuiti ai consiglieri. La consigliera, tuttavia, non sarebbe intervenuta in aula e nessuno avrebbe illustrato il contenuto della norma prima dell’approvazione. Acerbo osserva che, se davvero l’emendamento è stato consegnato da Alessandrini al presidente Sospiri, allora sarebbe legittimo chiedersi chi lo abbia materialmente redatto. Dopo i contatti avuti con i diretti interessati, riferisce inoltre che Sospiri avrebbe confermato di aver firmato l’emendamento insieme ad altri esponenti dell’ufficio di presidenza, mentre Alessandrini gli avrebbe detto di aver votato contro.

Nel comunicato Acerbp parla di un possibile “accordo trasversale” e definisce l’iter seguito “tipico delle porcate con cui si infilano norme a favore della speculazione edilizia”. Sostiene che il provvedimento possa agevolare operazioni immobiliari già in corso, citando esempi come l’ex istituto di suore di via del Santuario a Pescara e alcune strutture alberghiere sulla riviera sud.

L’ex consigliere regionale denuncia anche l’assenza di un confronto pubblico e di audizioni con ordini professionali, associazioni di categoria, sindacati, facoltà di architettura e ambientalisti, che a suo giudizio avrebbero dovuto essere coinvolti prima di modificare la normativa edilizia regionale.

Acerbp invita a fare chiarezza sull’iter della norma e sostiene che si tratti di una modifica capace di cancellare ogni possibilità di zonizzazione dei piani regolatori, spingendo ulteriormente verso il “far west edilizio”. A suo avviso, la legge andrebbe impugnata dal governo e contestata da associazioni ambientaliste, sindacati e comuni.
“Si tratta di un fatto di inaudita gravità”, conclude chiedendo trasparenza sul contenuto e sulle finalità delle nuove disposizioni urbanistiche approvate dal Consiglio regionale.