“Legami alle comete, come alle code dei cavalli, trascinami, squarciandomi sulle punte delle stelle.”. Vladimir Vladimirovič Majakovskij
Pescara, l’urbanistica e' a testa in giù?
Radici in Comune contro la monetizzazione degli standard: «È un rimedio eccezionale, non può diventare la regola»
La monetizzazione degli standard urbanistici in arrivo in Consiglio comunale rischia di capovolgere la pianificazione? Per Simona Barba (Radici in Comune) non è più il Comune a decidere la trasformazione del territorio: è il privato a dettare gli interventi, mentre l’amministrazione incassa in sostituzione degli spazi pubblici dovuti ai cittadini.
«Non è un caso che Pescara sia sempre più ostaggio dell’isola di calore, senza verde, marciapiedi e parcheggi. È un’urbanistica a testa in giù», dice l'ex consigliera comunale.
La monetizzazione, sostiene, deve restare un’eccezione: possibile solo quando è davvero impossibile reperire aree per parcheggi, verde e servizi, e solo per interventi strategici. Non può diventare la conseguenza automatica del fatto che il costruttore non ha terreni da cedere. Il privato non ha un diritto assoluto a costruire: se aumenta il carico urbanistico, deve garantire le compensazioni.
Barba contesta la tesi dell’assessore all’Urbanistica, secondo cui il Comune si limiterebbe ad applicare la legge regionale e quantificare l’importo. «Il Comune non è un ufficio di riscossione. Deve governare le trasformazioni, valutare la saturazione dei quartieri e programmare gli spazi pubblici. Se si è saturato, non si procede».
Prima di fissare un prezzo, aggiunge, servono risposte: quali standard vengono sottratti? Dove sono le aree sostitutive? Sono vicine? Quanto costano? Come saranno vincolate le somme? Quali opere e in quali tempi?
«Gli standard non sono una tassa libera. Il denaro non crea automaticamente verde, parcheggi o scuole: serve programmazione seria», sottolinea. Altrimenti ogni monetizzazione è «la certificazione di una perdita secca per la collettività».
Il problema, conclude Radici in Comune, è politico: il piano regolatore viene svuotato da deroghe e monetizzazioni, e l’amministrazione sembra accettare le richieste della rendita edilizia. «La nostra città non è il nuovo ristorante “Da Pescara”».



