“Legami alle comete, come alle code dei cavalli, trascinami, squarciandomi sulle punte delle stelle.”. Vladimir Vladimirovič Majakovskij
Pescara Nuova, D’Alfonso a Masci: “Sfida al calendario, non alle persone"
Il deputato punta il dito sulla retorica del sindaco e torna a parlare della futura città metropolitana con una metafora matrimoniale in cui "la data e' stata fissata ma nessuno ha organizzato nulla"
Luciano D’Alfonso torna a parlare di Pescara Nuova e lo fa con una metafora matrimoniale che non lascia spazio a equivoci: la futura città metropolitana è come una sposa il cui matrimonio, fissato per il 1° gennaio 2027, rischia di saltare perché nessuno – “genitori” inclusi – ha organizzato nulla. Niente confetti, niente inviti, niente ristorante prenotato. E mentre la data si avvicina, il sindaco Carlo Masci si presenta all’altare “con i guantoni da boxe”, pronto a colpire chiunque tenti di sedersi al posto dello sposo. È questa l’immagine scelta dall’ex sindaco ed parlamentare del Partito Democratico per descrivere una situazione che, a suo dire, non ammette ulteriori rinvii. “La sfida che interessa a me non è D’Alfonso contro Masci: è il 2027 contro il 2029”, scrive D’Alfonso in un lungo post pubblicato sui social, rispondendo alle recenti dichiarazioni del primo cittadino pescarese che aveva accettato la “sfida” lanciata dal deputato del Pd. D’Alfonso cita l’intervento di Giacomo Capuzzimati, il “padre” della Città Metropolitana di Bologna, che sabato 29 agosto ha tracciato le linee guida per costruire una città nuova: non attraverso un mero assemblaggio di uffici e loghi, ma con una “comunione di intenti e di progettualità”. Un’occasione che, secondo l’ex presidente della Regione, Masci avrebbe perso. “Dal giorno del referendum non ho mai smesso di incalzare il processo di costruzione della città nuova”, ribadisce D’Alfonso, ricordando di aver prodotto “centinaia di atti, dossier, comunicati e momenti di confronto istituzionale”. Ma chi doveva decidere, “con la complicità dei propri alleati in Regione”, avrebbe già in testa la scorciatoia del rinvio al 2029, per avere “altri due anni utili a gestire l’ordinario e l’effimero”. La legge regionale del 2018, ricorda, è nata per rispettare il voto di centomila cittadini autoconvocati nel referendum del 2014. I quattro anni trascorsi dal referendum alla legge sono serviti a confrontare due strade: da un lato una “frettolosa combinazione a freddo”, dall’altro una “fusione calda”, fondata su un Progetto di Fusione deliberato e guidato dai consigli comunali. “Ma il lavoro dei consigli comunali in questi anni non si è visto”, osserva D’Alfonso. “È inaccettabile che dopo dodici anni dal referendum chi governa non abbia neanche picchettato il perimetro della nuova città”. Sul capitolo risorse, D’Alfonso è netto: “Personalmente ho lasciato nel cassetto 105 milioni di euro, di cui i primi 5 milioni destinati a organizzare e retribuire la squadra chiamata a gettare le fondamenta della nuova città”. A oggi, invece, si registrano “solo i 96mila euro assegnati come borsa di ricerca all’Università ‘d’Annunzio’ e la produzione di quattro volumi enciclopedici” che si limitano a descrivere lo stato dell’esistente. “Stiamo ancora aspettando di leggere un solo progetto sul futuro”, accusa. E proprio sul futuro, secondo D’Alfonso, “casca il proverbiale asino”. Masci afferma che bisogna ancora “scrivere atti, organizzare servizi, armonizzare strutture amministrative, personale, bilanci e regolamenti”. “Dopo sette anni da sindaco di Pescara non solo non ha prodotto tali attività, ma continua a sbagliare presupposti e strumenti”, replica l’ex sindaco. Costruire la Nuova Pescara, spiega D’Alfonso, non significa sommare anagrafi o uffici tributi, ma redigere un Progetto Strategico di Fusione che definisca le vocazioni dei tre territori.
Ecco i cinque punti indicati:
1. Un processo partecipato sulle convenienze e le vocazioni: chiarire il rapporto tra città usata e campagna collinare, valorizzando l’asse tra le acque dolci dei fiumi (Pescara e Saline) e il mare, che deve diventare “il più grande parco naturale della conurbazione”.
2. Ecologia e sicurezza urbana: attuare le direttive europee sulla gestione costiera, investire nella depavimentazione per restituire permeabilità al suolo, adottare un Piano dei Tempi per governare la notte come tempo di cultura, economia e diritto al riposo.
3. Opere e mobilità a misura d’uomo: il Piano Regolatore del sottosuolo, la tutela del terreno dal consumo indiscriminato e la creazione della “Città Facile”, con quadranti liberati da qualsiasi tipo di ruota.
4. Scuole come comunità educanti: superare l’edilizia a compartimenti stagni per trasformare gli istituti in presidi aperti al quartiere e all’incontro generazionale.
5. Fondo di Coesione ed equilibrio territoriale: utilizzare le risorse regionali e ministeriali con coefficienti perequativi di investimento per garantire parità di manutenzione e servizi a ogni borgo e quartiere.
Sulla “sfida” personale evocata da Masci, D’Alfonso è chiarissimo: “Io non intendo prestare il fianco a questa personalizzazione”. L’obiettivo, dice, è evitare che “una città nuova e ambiziosa si presenti, ventitré anni dopo, catturata e sequestrata dagli stessi due protagonisti del 2003”. La Nuova Pescara, sostiene, “ha il dovere e il bisogno di esprimere almeno dieci nuovi candidati sindaci all’altezza della sfida metropolitana”. Al massimo, aggiunge, potrebbe accettare l’idea di elezioni primarie: “Non per una contesa personale, ma come confronto programmatico aperto per spiegare ai cittadini cosa non è stato fatto in questi anni e cosa deve essere fatto domani”. La vera posta in gioco, conclude D’Alfonso, non è uno scontro tra persone: “Oggi non sfidiamo persone, ma sfidiamo il calendario e i programmi: la vera vittoria è contro il tempo che passa”. Nelle ultime settimane è circolata l’ipotesi di un rinvio al 2029, sostenuta da chi teme il commissariamento dei tre comuni e il ritorno alle urne nel 2027. Il Movimento 5 Stelle, dal canto suo, chiede un commissario dal 1° gennaio 2027 e respinge “nettamente qualsiasi nuova proroga”. Lunedì 31 agosto i consiglieri dei tre municipi sono stati chiamati a votare sul rinvio della fusione, dopo che la relazione tecnica ha certificato il mancato completamento di alcuni processi. “Molti processi conclusi, ma serve altro tempo per unificare servizi scolastici, sociali, edilizia, urbanistica e polizia municipale”, ha dichiarato Luigi Albore Mascia, presidente della commissione Statuto. Intanto, i comitati per la Nuova Pescara di Montesilvano e Spoltore hanno inviato una formale richiesta al presidente della Regione Marco Marsilio, chiedendo la “piena applicazione della legge regionale del 2023” e denunciando che, “dopo oltre dodici anni”, la normativa “risulta oggi non applicata o applicata solo parzialmente”.
Ora la situazione e' nelle mani del Governo regionale che dovrà affrontare una "gatta da pelare" non da poco: avallare o bloccare, questo e' il dilemma.



