I dubbi di Testa (FdI) sull'attentato a Ranucci

Il deputato abruzzese di Fratelli d’Italia solleva 'interrogativi' sulla bomba esplosa davanti la casa del noto giornalista d'inchiesta e per la quale è stato arrestato Lavitola

I dubbi di Testa (FdI) sull'attentato a Ranucci

"Sulla vicenda Ranucci tanti sono gli interrogativi che rimangono ancora senza risposta. Chissà se il metodo Report sarà utilizzato su Report stesso oppure scenderà un velo di omertà”. Con queste parole il deputato di Fratelli d’Italia Guerino Testa interviene pubblicamente sul caso che ha visto al centro il giornalista di Report Sigfrido Ranucci, vittima di un attentato esplosivo davanti alla propria abitazione. Testa elenca una serie di ipotesi che definisce “legittime”: dalla possibilità che un “amico fraterno” (così lo stesso Ranucci ha definito Valter Lavitola) possa aver organizzato un attentato senza che il conduttore ne sapesse nulla, fino allo scenario in cui lo scopo dell’azione fosse accrescere la popolarità di Ranucci per fini politici. Il parlamentare mette inoltre in discussione la correttezza deontologica di condividere linee editoriali con Lavitola per chiederne consenso e modifiche. “Nessuno accusa nessuno – precisa Testa – a differenza di chi addirittura ipotizzava un coinvolgimento di esponenti di Fratelli d’Italia, ma è doveroso sapere la verità”. Le dichiarazioni di Testa arrivano dopo le recenti evoluzioni dell’inchiesta sull’attentato a Ranucci, avvenuto il 16 ottobre 2025. Intanto il 12 agosto 2026 Valter Lavitola, imprenditore ed ex faccendiere accusato di essere il mandante, ha confessato ai magistrati di aver organizzato l’attentato. Secondo le carte del Gip, Lavitola avrebbe agito per “proteggere l’incolumità di Ranucci”, facendogli innalzare il livello di scorta, e per favorirne un possibile ingresso in politica, come suggerirebbero alcuni messaggi agli atti. Nell’ordinanza di custodia cautelare si precisa però che “allo stato non è emerso alcun elemento per ritenere che il giornalista fosse d’accordo con Lavitola”. Prima dell’arresto, Lavitola aveva rilasciato dichiarazioni ambigue, affermando in un’intervista: “Se l’ha fatto Gomes, vuol dire che l’ho fatta fare io; e se l’ho fatta fare io, vuol dire che l’ho fatto d’accordo con Sigfrido”. Ma il 'cuore' della nota di Testa è una domanda di metodo giornalistico: il rigore investigativo che caratterizza Report verrà applicato anche quando l’oggetto dell’inchiesta tocca la trasmissione stessa e i suoi collaboratori? “È legittimo ipotizzare che è deontologicamente sbagliato condividere linee editoriali con Lavitola per chiederne consenso e modifiche”, scrive Testa, chiedendo se “si cominceranno a utilizzare i condizionali anche su questa vicenda”.  Il deputato sottolinea che “nessuno accusa nessuno”, ma ritiene “doveroso sapere la verità” e si chiede se Report sarà interessata a trovarla.