Futuro Nazionale: «Rivedere gli artt. 52 e 53 per difendere Abele e tutelare le Forze dell’Ordine»

A Pescara la conferenza giuridica promossa dal Comitato Costituente Pescara 1875. Toppetti: "Stop ai risarcimenti ai criminali e scriminante procedurale per gli agenti"

Futuro Nazionale: «Rivedere gli artt. 52 e 53 per difendere Abele e tutelare le Forze dell’Ordine»

«In Italia, il Paese di Cesare Beccaria, sino a oggi ha prevalso una civiltà giuridica che a furia di creare diritti, garanzie e protezioni anche per chi delinque spesso tutela troppo il diritto del reo, di Caino, dimenticandosi il diritto di Abele. Tutti siamo contrari allo Stato autoritario dove la Polizia può fare quello che gli pare, ma Futuro Nazionale propone la revisione degli articoli 52 e 53 del Codice Penale per ripristinare il pieno rispetto dei diritti di Abele, rivedendo il concetto di proporzionalità della difesa rispetto all’offesa, e per tutelare le nostre Forze dell’Ordine che in una frazione di secondo devono assumere decisioni a tutela della pubblica incolumità poi sottoposte a 10 anni di processo». È quanto ha dichiarato l’avvocato Giorgio Carta, docente di Diritto Militare e Responsabile Nazionale del Dipartimento Sicurezza, Remigrazione e Rapporti con le Forze dell’Ordine, nel corso della Conferenza giuridica promossa dal Comitato Costituente Pescara 1875 – Futuro Nazionale sul tema “Legittima difesa e uso legittimo delle armi. Artt. 52-53 CP”, referente l’avvocato Valeria Toppetti, capogruppo di FN al Comune di Pescara.

L’iniziativa, svoltasi in una Sala consiliare gremita di avvocati, magistrati, rappresentanti delle Forze dell’Ordine e cittadini, si è aperta con gli interventi da remoto del leader di Futuro Nazionale, il Generale Roberto Vannacci, e dell’onorevole Laura Ravetto, Responsabile nazionale Direzione Giustizia di Futuro Nazionale. In presenza sono intervenuti l’avvocato Paola Di Cioccio, patrocinante in Cassazione e Giurisdizioni superiori, e l’avvocato Luca Pellegrini, penalista del Foro di Pescara. A moderare l’evento il professor Diego De Carolis.

«Quello odierno – ha detto l’avvocato Toppetti aprendo i lavori – è il primo appuntamento in cui vogliamo affrontare i temi strategici nel programma di Futuro Nazionale, ossia sicurezza, tutela della vita, famiglia, lavoro e coesione sociale, partendo dalla data del 14 luglio scorso quando la presenza del Generale Vannacci ha cambiato la storia di Pescara».

L’onorevole Ravetto ha sottolineato come «il tema della sicurezza sia qualificante del centrodestra, ma purtroppo non sia stato seguito nella sua interezza né portato avanti come avremmo voluto perché non c’è stata volontà politica». «Io vengo da Forza Italia e sono andata via – ha aggiunto – perché su alcuni temi come quello della remigrazione trovavo che ci fossero troppi spostamenti a sinistra. Uno dei punti qualificanti del programma di FN è quello della sicurezza, che è fondamentale non perché siamo autoritari o nostalgici, ma perché sicurezza è uguale a libertà». Due i punti cardine indicati: «la sicurezza urbana, esercitata dalle Forze dell’Ordine, e il controllo della migrazione irregolare». Ravetto ha poi chiesto di «restituire alle Forze dell’Ordine l’uso legittimo delle armi e della forza, attraverso una definizione di regole d’ingaggio più chiare, avvicinando la legislazione attuale a quella militare: quando c’è un’azione di Forze dell’Ordine che tutela la pubblica incolumità, l’agente deve poter usare tutti gli strumenti, senza poi incorrere in giudizi ex post». In caso di fuga dai posti di blocco, ha spiegato, «va introdotta la norma della legittimità dello speronamento controllato per rallentare la marcia del reo». Sulla legittima difesa «si deve presumere la proporzionalità della difesa, quando un soggetto con finalità ostili entra in casa mia o nei miei uffici, tra i miei affetti, va previsto il rischio del ladro». Ha inoltre ricordato la necessità di rivedere l’imputabilità dei minori, l’impegno per un Libro Bianco sulla migrazione e la tutela delle donne, «che sono le prime vittime».

Il Generale Vannacci, collegato da remoto, ha ricordato che «Futuro Nazionale aveva preparato e inserito delle proposte nell’emendamento al Pacchetto sicurezza: se in parte fossero state accettate, oggi Roggero non pagherebbe 3 milioni di euro di risarcimento ai criminali che gli sono entrati nel negozio». «Noi abbiamo un approccio pragmatico – ha concluso – vogliamo che nelle strade si possa continuare a girare tranquilli. Nel programma abbiamo posto un accento sul tema sicurezza».

Gli avvocati Di Cioccio e Pellegrini hanno evidenziato gli aspetti più critici degli artt. 52 e 53, «come una proporzionalità troppo rigida tra offesa e difesa, che non tiene conto dell’effettivo pericolo percepito dalla vittima, che non può calcolare e dosare la proporzione tra la reazione istintiva e l’offesa che sta subendo». E ancora: «la necessità di tutelare meglio il lavoro dei Pubblici Ufficiali: la violenza perpetrata nei confronti di un Pubblico ufficiale è un attacco allo Stato».

Quindi la parola all’avvocato Carta, che per la prima volta ha illustrato gli aspetti salienti della riforma sulla legittima difesa e sull’uso legittimo delle armi. «Parliamo di due articoli importanti del Codice penale, due capisaldi del Diritto Penale – ha spiegato – e nella proposta di riforma stiamo toccando il nervo scoperto e l’essenza del Codice Penale. L’Articolo 52 è un principio fondamentale di tutti gli Stati che stabilisce la legittimità della difesa: “io devo potermi difendere contro chi mi attacca”. Ma qui si gioca la partita a scacchi tra il legislatore che ha scritto la norma e i principi costituzionali, e a oggi per tutelare Caino spesso ci dimentichiamo dei diritti di Abele. Purtroppo la civiltà giuridica ci ha fatto diventare tanto evoluti, ma l’Italia e l’Europa sono come la Mecca dei delinquenti, l’Italia è il Paese migliore per delinquere per tutte le norme di garanzia che sono state scritte». Nel merito, ha aggiunto Carta, «noi vogliamo ripristinare la funzione legittima delle Forze dell’Ordine. Il caso Roggero ci ha aperto gli occhi su quello che accade non quando l’offesa è attuale». La proposta di FN, ha spiegato, «copiamo l’istituto giuridico anglosassone della “perdita del controllo e parziale difesa”: sono stato aggredito, umiliato, picchiato, il bandito è scappato e io nella confusione, nella perdita di controllo successiva, sparo al bandito. La mia non è più legittima difesa perché non è più un pericolo attuale, ma non è vendetta». La modifica prevede che «chi ha agito sotto questo effetto nell’immediatezza del fatto risponderà per colpa, non per dolo, con una notevole riduzione della pena: la condanna è di sei anni, rispetto ai 21 anni o all’ergastolo dell’omicidio doloso». Inoltre, «l’abolizione del risarcimento del danno: chi commettendo un reato ha dato luogo a una reazione anche eccessiva della vittima non deve avere alcun risarcimento».

Sull’articolo 53, Carta ha spiegato che «le Forze dell’Ordine devono decidere in una frazione di secondo come agire a tutela dei cittadini, e noi proponiamo di affrancarle dalle norme della prudenza in caso di inseguimento. Vogliamo regole d’ingaggio operative pre-stabilite, copiando la regola che esiste per le missioni internazionali: il militare non risponde dell’uso della forza e degli strumenti di coazione se ha rispettato le regole d’ingaggio. Introduciamo la scriminante procedurale».

«Una società in cui ormai il confine tra il bene e il male sembra così labile – ha detto l’avvocato Toppetti chiudendo la giornata – sottolineare che è necessaria una tutela di coloro che sono gli onesti cittadini, che svolgono attività nel rispetto della legge, è fondamentale rispetto al comportamento di chi viola la legge, di chi utilizza violenza e di chi infrange la norma, e agisce con aggressività, in barba a ogni norma e ogni codice civile e penale, e soprattutto alla regola inderogabile del rispetto verso l’altro essere umano. Quindi è estremamente educativo oggi parlare di questi temi, non soltanto perché sono molto vicini alla nostra quotidianità ma anche perché fanno luce veramente sui valori che devono essere tutelati, che sono quelli del bene comune».