“Legami alle comete, come alle code dei cavalli, trascinami, squarciandomi sulle punte delle stelle.”. Vladimir Vladimirovič Majakovskij
Caso Ciuffo, il Pescara replica: «La mascotte appartiene al club e alla tifoseria»
La società biancazzurra interviene sulla fine della collaborazione con chi interpretava il personaggio: «Una decisione inevitabile, legata a personalismi»
La Delfino Pescara 1936 prende posizione sulla vicenda legata a Ciuffo, la mascotte ufficiale del club biancazzurro, e lo fa con un comunicato dai toni netti. La società guidata da Daniele Sebastiani rivendica la natura collettiva del personaggio, sottolineando come il simbolo appartenga esclusivamente al Pescara e alla sua tifoseria, non alle persone che nel tempo ne hanno vestito i panni. Nel calcio professionistico, spiega il club, l’identità di chi interpreta una mascotte resta anonima per preservare la magia e l’universalità del personaggio. Quanto accaduto, secondo la società, rappresenterebbe invece «un’anomalia ingiustificabile», riconducibile a personalismi estranei allo spirito del ruolo. Il Pescara precisa inoltre che l’interruzione della collaborazione non sarebbe dipesa da una scelta degli interessati, ma da una decisione assunta direttamente dalla società e ritenuta inevitabile alla luce dei comportamenti già contestati. «È doveroso precisare che l’interruzione del rapporto con chi vestiva i panni della mascotte non è scaturita da una scelta dei diretti interessati», si legge nella nota, «ma è dipesa esclusivamente da una ferma decisione del club». La società respinge anche le accuse e i riferimenti a presunti «episodi gravissimi» contenuti, secondo il Pescara, in un precedente post pubblicato dagli ex interpreti di Ciuffo. I fatti, sostiene il club, sarebbero stati già chiariti nella sede sociale il giorno stesso in cui venne comunicata la conclusione della collaborazione. Nel comunicato il club stigmatizza «con forza» quello che definisce un tentativo di strumentalizzare pubblicamente una vicenda interna. La società ritiene che la riapertura del caso risponda al desiderio di ottenere visibilità personale, attraverso una ricostruzione definita «vittimistica» e finalizzata, secondo il club, a gettare discredito sulla società. Una ricostruzione che gli ex interpreti della mascotte potrebbero contestare, ma sulla quale il Pescara ribadisce la propria posizione: Ciuffo non è una figura individuale, bensì un patrimonio del club e della comunità biancazzurra. La mascotte, conclude la società, continuerà a essere presente allo stadio e sul terreno di gioco, mantenendo la sua funzione originaria: trasmettere gioia ai bambini e ai tifosi, in una dimensione di festa e mistero. «La figura di Ciuffo continuerà a vivere sul prato verde», afferma il Pescara, «restituita alla sua naturale dimensione di festa e mistero, senza che alcuno possa arrogarsi il diritto di ritenersi imprescindibile». Infine, il club chiarisce il ruolo della propria Academy, che ha ideato, seguito e gestito la mascotte. La società sottolinea che per chi ha indossato il costume era previsto un rimborso: «Passione sì, ma nel corso degli anni anche un lavoro».



