Sanità penitenziaria in Abruzzo: via libera alla nuova rete regionale

La giunta approva il modello organizzativo per l'assistenza ai detenuti: presidi sanitari in ogni istituto, telemedicina e concorsi per assumere medici penitenziari

Sanità penitenziaria in Abruzzo: via libera alla nuova rete regionale

La giunta regionale dell’Abruzzo, su proposta dell’assessore alla Salute Nicoletta Verì, ha approvato la delibera che ridisegna la rete regionale per l’assistenza sanitaria negli istituti penitenziari per adulti. Il provvedimento aggiorna il precedente documento del 2014, ormai non più adeguato alle attuali necessità assistenziali della popolazione detenuta.

Il nuovo modello punta a un’articolazione uniforme dei servizi sanitari, pur tenendo conto delle specificità di ogni istituto. Il testo è frutto del lavoro di un tavolo tecnico che ha coinvolto i direttori sanitari delle Asl, i responsabili delle unità operative di medicina penitenziaria e i coordinatori infermieristici, il rappresentante del provveditorato dell’amministrazione penitenziaria, i presidenti del tribunale per i minorenni e del tribunale di sorveglianza, oltre al dirigente del Dipartimento sanità competente.

«L’aggiornamento della rete – spiega l’assessore Verì – è finalizzato a garantire omogeneità organizzativa, continuità assistenziale, appropriatezza delle prestazioni, integrazione tra servizi sanitari aziendali e sistema penitenziario, oltre ad un’adeguata risposta ai bisogni di salute fisica e mentale della popolazione detenuta e internata. Era fondamentale rivedere l’assetto precedente alla luce dei dati disponibili, dei bisogni assistenziali rilevati e degli indirizzi nazionali e regionali vigenti in materia di sanità penitenziaria».

In Abruzzo sono presenti 8 istituti di pena per adulti (L’Aquila, Avezzano, Sulmona, Chieti, Lanciano, Vasto, Pescara e Teramo) e uno per minori (L’Aquila, con annesso centro di prima accoglienza). Ogni struttura ospita diverse tipologie di detenuti – 41 bis, alta sicurezza, custodia attenuata, comuni, sex offenders, semiliberi, internati, arrestati, collaboratori di giustizia e loro familiari – per una popolazione complessiva di 2.362 unità, di cui 2.265 uomini e 97 donne.

La delibera disciplina la composizione del presidio sanitario penitenziario, che deve essere presente in ogni casa circondariale. A seconda del numero dei detenuti, il presidio deve contare da 1 a 5 dirigenti medici, da 2 a 10 medici penitenziari convenzionati e da 6 a 24 infermieri. È previsto anche il supporto di psicologi, in numero da 1 a 4, con una presenza settimanale in struttura tra le 18 e le 38 ore.

Vengono inoltre definite le procedure di collaborazione e consulenza tra le strutture intramurarie e quelle esterne della Asl, favorendo il ricorso alla telemedicina per consulenze radiologiche, dermatologiche, cardiologiche e per tutte le discipline che ne consentono l’utilizzo. L’obiettivo è limitare il numero delle traduzioni per visite all’esterno, che solo nel 2025 sono state quasi 4.300.

All’interno dei penitenziari sono garantite, ordinariamente, le prestazioni del servizio medico di base e quelle specialistiche (psichiatria, malattie infettive, cardiologia, odontoiatria), oltre a tutte le cure necessarie per i pazienti detenuti. Nelle situazioni di emergenza-urgenza, ferma restando la necessità di stabilizzare il paziente all’interno del carcere, si procede al trasporto nella struttura ospedaliera di riferimento, individuata secondo le norme dell’ordinamento penitenziario, che deve garantire il ricovero in stanze dedicate o in quelle ordinarie.

Nel frattempo, sono state avviate le procedure di concorso per l’assunzione a tempo indeterminato di dirigenti medici per la disciplina di medicina penitenziaria.