“Legami alle comete, come alle code dei cavalli, trascinami, squarciandomi sulle punte delle stelle.”. Vladimir Vladimirovič Majakovskij
SAPPE: "Chiudere la Casa circondariale di Pescara"
Il sindacato della polizia penitenziaria avanza una proposta al Ministero dell'Interno e che fa discutere, ma le criticità della struttura sono ormai evidenti
La proposta è destinata a far discutere: chiudere la Casa circondariale di Pescara. A lanciarla è il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE), che, all'esito della visita ispettiva effettuata il 9 luglio dal segretario regionale Giuseppe Ninu insieme ai dirigenti sindacali provinciali Giovanni Scarciolla e Michele Ripanti, chiede al Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria un provvedimento di "somma urgenza" per la chiusura dell'istituto, giudicato non più in grado di garantire adeguati livelli di sicurezza e condizioni di lavoro dignitose.
"La situazione della Casa circondariale di Pescara - denuncia Donato Capece, segretario generale del SAPPE - è ormai oltre ogni limite di tollerabilità. Da anni denunciamo criticità strutturali, organizzative e di sicurezza senza che l'Amministrazione abbia dato risposte concrete. Oggi non è più sufficiente promettere interventi: occorre assumere decisioni immediate e coraggiose".
Il sindacato evidenzia come l'istituto ospiti attualmente 396 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 276 posti, con un sovraffollamento pari al 43%, aggravato dalla perdurante inutilizzabilità della prima sezione penale devastata dalla rivolta del febbraio 2025 e ancora in attesa dei lavori di ristrutturazione.
Nel corso della visita, il SAPPE ha riscontrato una lunga serie di criticità: blindati delle celle apribili dall'interno con un semplice elastico, videosorveglianza in gran parte fuori uso, oltre venti telecamere inutilizzabili, recinzioni esterne degradate, muro di cinta da rivalutare sotto il profilo della sicurezza, montacarichi inutilizzabile, locali destinati al personale privi dei requisiti minimi, cucina detenuti con gravi carenze igienico-sanitarie e impiantistiche, postazioni di servizio fatiscenti, gravi problemi fognari e un istituto ancora privo di un Comandante titolare, sostituito soltanto due giorni alla settimana da un dirigente proveniente da Lanciano.
"Non possiamo accettare – proseguono i sidacalisti - che gli appartenenti alla Polizia Penitenziaria siano costretti a lavorare in condizioni tanto precarie, esponendosi quotidianamente a rischi che potrebbero essere evitati con una gestione responsabile. Se un detenuto riesce ad aprire il blindato della propria camera con un semplice elastico, significa che il sistema di sicurezza ha ormai raggiunto livelli inaccettabili".
Per il SAPPE, la responsabilità ricade sul Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria e sul Provveditorato regionale, accusati di avere rinviato per anni gli interventi indispensabili, mentre anche la politica, nazionale e territoriale, avrebbe mancato di individuare soluzioni efficaci.
"La nostra richiesta di chiusura può apparire drastica - concludono - ma rappresenta ormai l'unica strada praticabile. In altre realtà italiane situazioni analoghe hanno portato alla chiusura degli istituti e alla successiva realizzazione di nuove strutture. Continuare a investire risorse su un carcere ormai inadeguato rischia di essere antieconomico oltre che inefficace. Probabilmente costruire un nuovo istituto costerebbe meno, richiederebbe tempi più certi e consentirebbe finalmente di garantire sicurezza, dignità lavorativa al personale e condizioni detentive conformi ai principi della Costituzione e della Convenzione europea dei diritti dell'uomo".
Il SAPPE chiede pertanto al Ministero della Giustizia e al DAP un intervento urgente e definitivo, ritenendo non più rinviabili decisioni strutturali che restituiscano sicurezza agli operatori e funzionalità al sistema penitenziario abruzzese.




