“Legami alle comete, come alle code dei cavalli, trascinami, squarciandomi sulle punte delle stelle.”. Vladimir Vladimirovič Majakovskij
Partita da Pescara e dall’Abruzzo la campagna per il No
Una sala consiliare gremita ha avvolta la segretaria del Partito Democratico: “ È una riforma di potere, che non serve agli italiani ma a chi governa”
Una sala consiliare gremita, partecipata, attenta: è dall’Abruzzo e da Pescara che prende ufficialmente il via con la segretaria nazionale del Partito Democratico Elly Schlein la campagna nazionale del PD per il No al referendum. Ad accoglierla, il segretario regionale del PD Daniele Marinelli, i parlamentari e tutta la comunità del partito. Tra i relatori anche Carlo Costantini, candidato sindaco di Pescara per il voto amministrativo dell’8 e 9 marzo, a conferma di un legame stretto tra la battaglia referendaria e il futuro amministrativo della città. Con lui sul palco la segretaria provinciale del PD di Pescara Carmen Ranalli e i due portavoce dei Comitati per il No Federica Marinucci e Sergio Della Rocca.
Nel suo intervento, la segretaria nazionale del PD Elly Schlein ha ribadito con chiarezza le ragioni del No, incominciando dal voto di Pescara: “Abbiamo scelto di partire da Pescara e dall’Abruzzo perché siamo molto legati a questa terra e perché da qui vogliamo far partire il tour nazionale per spiegare le ragioni del No al referendum costituzionale del 22 e 23 marzo. Ma Pescara è anche una città che tornerà al voto tra poche settimane: per questo voglio dare un abbraccio a Carlo Costantini e un sostegno forte al Partito Democratico di Pescara. Crediamo in questa sfida e nel futuro della città – ha esordito Elly Schlein - . Questa non è una riforma della giustizia: non rende i processi più veloci, non assume il personale che manca, non stabilizza i 12mila precari della giustizia, non affronta il sovraffollamento carcerario arrivato al 138,5 per cento, né il drammatico aumento dei suicidi tra detenuti e agenti di polizia penitenziaria. Lo ha ammesso lo stesso ministro Nordio: non interviene su nessuno dei nodi reali del sistema. Non separa le carriere, ma divide le magistrature, indebolisce il CSM e l’autogoverno della magistratura, introducendo il sorteggio e aumentando il rischio di condizionamenti. È una riforma di potere, che non serve agli italiani ma a chi governa, perché mira a ridurre i controlli, a limitare i pesi e contrappesi della Costituzione e a far passare l’idea pericolosa che chi ha vinto le elezioni sia al di sopra della legge. Questa riforma non riguarda i magistrati, riguarda i diritti dei cittadini, soprattutto di chi non ha potere né soldi per difendersi. Per questo è fondamentale vincere il No: se pensi che i giudici debbano obbedire a chi governa voti Sì, se pensi che anche chi governa debba rispettare la legge come ogni cittadina e cittadino voti No. Da qui parte una battaglia democratica che attraverserà tutto il Paese, per difendere la Costituzione, l’indipendenza della magistratura e l’idea che la democrazia non sia un assegno in bianco, ma un equilibrio di poteri a tutela delle libertà di tutte e di tutti”.
“È Chiaro che il referendum non rappresenti una risposta ai problemi reali della giustizia italiana e che sia invece necessario un impegno politico serio per riforme vere, capaci di incidere sull’efficienza del sistema, sui diritti e sulle condizioni di chi nella giustizia lavora e di chi la subisce – così il segretario regionale del PD Daniele Marinelli –. Qui non si tratta solo di vincere il No al referendum, obiettivo fondamentale per fermare una riforma sbagliata e pericolosa, ma anche di far partire da Pescara una nuova chance per la città che va al voto. Dobbiamo dare a Carlo Costantini l’8 e il 9 marzo l’occasione che a questa città è mancata due anni fa, a causa delle manomissioni riscontrate dalle sentenze emesse su quella tornata elettorale e che hanno riportato al voto 23 sezioni. Dobbiamo portare Carlo Masci al ballottaggio e batterlo, lo possiamo fare scegliere il nostro Carlo, Costantini, perché questa città vada avanti e riguadagni il tempo e l’occasione perduta. La battaglia referendaria e quella amministrativa parlano la stessa lingua: difesa della democrazia, dei diritti, delle istituzioni e di una politica che rimetta al centro le persone”.




