“Legami alle comete, come alle code dei cavalli, trascinami, squarciandomi sulle punte delle stelle.”. Vladimir Vladimirovič Majakovskij
Nuova Pescara, D’Alfonso attacca gli "Impaludatori"
L’ex presidente della Regione: «Dodici anni di propaganda e poi una scure sulla fusione, senza dibattito nel merito. Marsilio e Sospiri dicano chi presenta il conto e chi tiene il timone»
“La montagna Marsiliese ha partorito il topolino e tenta di cancellare Nuova Pescara con una patacca”. È durissimo l’attacco dell’onorevole Luciano D’Alfonso, che interviene dopo l’approvazione in Consiglio regionale della risoluzione che, nei fatti, apre la strada a un nuovo referendum sulla fusione tra Pescara, Montesilvano e Spoltore.
“E’ straordinario come ieri nella nobile aula del Consiglio regionale d’Abruzzo si sia aperta una porta che, nei fatti, condurrà dritto alla cancellazione di Nuova Pescara, dopo 12 anni di propaganda – scrive D’Alfonso – approvando una risoluzione che è una patacca e che, per riportare la pace in una maggioranza dissidente, mette insieme rifiuti e l’istituzione della città nuova con zero dibattito nel merito e il massimo della distrazione della falegnameria. Un capolavoro manzoniano, con il Presidente marsiliese nei panni di Don Abbondio che, con un colpo di mano, ha delegato i suoi ‘fratelli d’Italia’ a dire che il ‘matrimonio tra i 3 Comuni non s’ha da fare’”.
Secondo l’ex governatore, “era prevedibile, quasi si toccava quell’aria del ‘rompiamo le righe’: per 12 anni il centrodestra ha scherzato, ha giocato, ha operato l’arte dell’infingimento anche con una certa maestria, coinvolgendo le professionalità dell’Università ‘d’Annunzio’ e impegnando tempo prezioso in presunti studi di approfondimento. Fiumi e fiumi di inchiostro e toner si sono consumati, al pari di intere risme di carta per redigere stampare e firmare verbali cavillosi e barocchi, mettendo in scena l’autentica commedia napoletana dello scontro istituzionale tra chi si è sempre pronunciato contro la nuova città e chi, nel gioco delle parti, ha finto di essere a favore”.
“Ma ho avvertito la concretezza e la tangibilità della commedia – prosegue – noi chiedevamo progetti, il centrodestra regionale sollevava nebbia; noi premevamo affinché si individuassero le convenienze determinate dalla nascita della nuova città, il centrodestra dei Marsilio e dei Sospiri incaricava chi doveva produrre carte intestate unificate; noi sottolineavamo l’occasione di un PNRR unico e coordinato, il centrodestra si è prodigato in una burocratica moltiplicazione di acquisti e realizzazioni, 10 asili nido anziché 3 in siti strategici, un po’ come i genitori che stanno divorziando e cominciano ad apparecchiare due case distinte”.
Per D’Alfonso “la nuova Pescara non è né Brasilia né Latina, non nasce dall’alto, nasce con il coinvolgimento produttivo fruttuoso dei 3 parlamenti comunali che dialogano con gli interessi e le cittadinanze. La nuova città non è un esproprio che la torre che sta più in alto fa nei confronti delle altre democrazie, è una produzione direi quasi maieutica ed è questa che non hanno saputo fare”.
Poi la ricostruzione delle date: “I primi quattro anni che ho impiegato come Presidente di Regione sul progetto di Nuova Pescara sono stati utilizzati per fare la scelta tra unione dei servizi comunali, un’operazione burocratica, oppure procedere con un progetto di fusione come modello da affidare alle democrazie comunali. Nel febbraio 2016 ho presentato due distinte proposte di legge, la numero 206 e la numero 207 per l’istituzione della Nuova città: definito l’obiettivo, cioè la fusione di Pescara, Montesilvano e Spoltore, ho proposto due differenti metodi per gradualità e modalità di attuazione. Il Progetto n. 206 prevedeva la cosiddetta ‘fusione a freddo’, con l’istituzione del nuovo Comune dal 1° gennaio 2019. Il Progetto n. 207 proponeva un percorso maggiormente articolato, con ulteriori verifiche e passaggi istituzionali. Il lavoro si è concretizzato con la proposta di legge istitutiva n. 26 del 24 agosto 2018 secondo la quale il processo di fusione si sarebbe concluso entro il primo gennaio 2022. Il mio Governo regionale non ha perso quattro anni, ma piuttosto ha portato avanti un lavoro pionieristico che il governo marsiliese non è stato capace di condurre in porto e ieri ha affidato a un trio inedito di destra il compito di calare la scure sulla Nuova Pescara con una risoluzione da scuola primaria, neanche la dignità di un impianto normativo”.
“Non sono mai stato un fautore dell’ingigantimento fine a se stesso, né tantomeno delle fusioni a freddo. Non credo che ciò che è grande amministri meglio del piccolo. Sono però un uomo delle Istituzioni che mette al primo posto il rispetto della volontà popolare. In questo grande circo mediatico ciò che veramente è mancata è stata la capacità conoscitiva, riflessiva, organizzativa, progettuale e realizzativa di chi ha avuto l’occasione, offerta dal caso, di governare la Regione in questi anni, un ‘caso’ che ha giocato contro”.
Da qui le cinque domande che D’Alfonso rivolge al governo regionale:
1. Il nuovo referendum è una consultazione o un esame di riparazione? Nel 2014 i cittadini di Pescara, Montesilvano e Spoltore sono stati chiamati alle urne per esprimersi sulla fusione dei tre Comuni. Oggi, dodici anni dopo, si propone di interrogarli nuovamente. Quali fatti nuovi, quali trasformazioni normative e quali ragioni istituzionali rendono necessaria una seconda consultazione? Perché non basta dire che ‘sono cambiate le circostanze’ senza enunciare quali siano stati i presunti cambiamenti.
2. Chi presenta il conto dei dodici anni? Dodici anni di riunioni, commissioni, studi, assemblee, attività amministrative, documenti e risorse pubbliche impiegate. Marsilio e Sospiri sono in grado di presentare ai cittadini un rendiconto analitico di quanto è stato speso finora per accompagnare il processo di fusione? Quali risultati concreti sono stati raggiunti e quali attività dovrebbero essere ripetute in conseguenza delle nuove decisioni regionali?
3. Chi tiene il timone della Nuova Pescara? Marsilio aveva indicato una scadenza più ravvicinata – 2028 – Sospiri ha sostenuto il rinvio al 2029 e il Consiglio regionale ha contemporaneamente approvato la richiesta di un nuovo referendum. Qual è la posizione unitaria del governo regionale? Quale cronoprogramma intende rispettare e quali responsabilità operative saranno attribuite alla Regione e ai tre Comuni?
4. Il tempo è una risorsa o un alibi? Quali impedimenti concreti hanno ostacolato il processo di fusione durante gli anni di governo regionale del centrodestra? Quali provvedimenti sono stati adottati per superarli e quali ostacoli rimangono oggi irrisolti? Soprattutto, quali garanzie esistono che gli ulteriori anni concessi saranno sufficienti a realizzare ciò che non è stato completato finora? Chi se ne assume l’onere morale e istituzionale?
5. Qual è l’attendibilità del 2029 come nuova data di scadenza? Marsilio e Sospiri possono indicare pubblicamente quali condizioni dovranno essere soddisfatte entro febbraio 2029 affinché la Nuova Pescara diventi effettivamente una realtà? E possono chiarire che cosa accadrebbe qualora il nuovo referendum producesse un orientamento diverso da quello del 2014?
“Oggi il progetto di Nuova Pescara è ufficialmente stato imbarcato su una zattera che sta viaggiando velocemente verso la deriva – conclude D’Alfonso – Credo che occorra un colpo di reni e di capacità amministrativa, non rinvenibile nell’attuale compagine di Governo, per soccorrere un progetto sostenuto dal popolo, non certo da chi governa e che dopo 12 anni ha deciso che dopotutto Ponzio Pilato, forse, era un bravo Prefetto”.



