“Legami alle comete, come alle code dei cavalli, trascinami, squarciandomi sulle punte delle stelle.”. Vladimir Vladimirovič Majakovskij
Montorio, la rimozione della falce e martello divide la comunità
Il segretario nazionale di Rifondazione Comunista Acerbo definisce «indecenza» l’ordinanza del sindaco Altitonante (Forza Italia) e chiede una protesta coordinata di partiti, sindacati e associazioni
In un comunicato diffuso sabato 22 agosto, Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista, ha definito «indecenza» la rimozione della storica falce e martello in ferro battuto a Montorio al Vomano (Teramo), ordinata dal sindaco Fabio Altitonante (Forza Italia).
Secondo Acerbo, l’intervento rappresenta «un’offesa alla storia delle classi lavoratrici e popolari», protagoniste della lotta antifascista e della Resistenza in provincia di Teramo, nonché delle battaglie per la democrazia e la giustizia sociale nel dopoguerra. Il simbolo, realizzato decenni fa per essere portato in cima a un colle in occasione del Primo Maggio – festa vietata durante il fascismo – è stato per anni emblema dell’unità di operai, artigiani e contadini nella lotta contro povertà e sfruttamento.
Il segretario di Rifondazione contesta fermamente la motivazione ufficiale della rimozione, legata alla sicurezza: «Nessuno può credere che la motivazione della rimozione sia la sicurezza. Altrimenti il sindaco forzitaliota avrebbe annunciato la volontà di ricollocarla al suo posto e i tempi necessari per farlo».
Il sindaco Fabio Altitonante ha firmato il 19 agosto un’ordinanza urgente per la rimozione del manufatto, nell’ambito dei lavori di messa in sicurezza e mitigazione del rischio idraulico e idrogeologico del lungofiume Vomano, che interessano anche il tratto storico della muratura della cinta urbana.
Nell’atto comunale si legge che sussiste un «rischio attuale e potenziale per il distacco del manufatto in un’area destinata alla fruizione, quindi, a tutela dell’incolumità degli utenti». La struttura, da tempo vittima dell’incuria, è stata descritta come «abusiva e pericolosa» dall’amministrazione, lasciando sul muro solo «un’ombra» dell’opera originaria.
La decisione ha diviso i residenti e acceso il dibattito politico locale. Il segretario del Partito democratico locale, Mario Tertulliani, ha già presentato richiesta formale in Comune per l’affidamento del manufatto, segnalando un interesse istituzionale alla sua tutela.
Nel suo comunicato, Acerbo ha definito l’operazione del sindaco Altitonante «l’ennesimo segnale che questa destra è fascista e revanscista», criticando anche il centrosinistra per aver «legittimato in passato» l’anticomunismo, citando la risoluzione del Parlamento europeo che equiparava comunismo e nazismo.
Il segretario di Rifondazione ha accolto positivamente la «corale protesta» contro la rimozione, che a suo avviso appare «in contrasto con il codice dei beni culturali», e ha proposto «a tutti i partiti, i sindacati e le associazioni democratiche di concordare una manifestazione unitaria per protestare a Montorio contro questa vigliaccata e per esigere che la falce e martello ritorni dove è stata storicamente collocata per decenni».
Il riferimento al Codice dei beni culturali e del paesaggio (D.Lgs. 42/2004) solleva questioni giuridiche sulla tutela dei manufatti storici e sul loro eventuale valore culturale. La normativa prevede tutele specifiche per i beni culturali, inclusi quelli di interesse storico e artistico, e disciplina interventi di rimozione, restauro e conservazione.
La vicenda di Montorio si inserisce in un dibattito più ampio sul rapporto tra sicurezza pubblica, decoro urbano e tutela del patrimonio storico-simbolico, con casi analoghi che hanno coinvolto amministrazioni locali in diverse regioni italiane.
La richiesta di manifestazione unitaria di Acerbo potrebbe portare a una mobilitazione coordinata nei prossimi giorni, con la partecipazione di forze politiche, sindacati e associazioni locali e nazionali. Intanto, la posizione del Comune di Montorio resta ferma sulla necessità di garantire la sicurezza pubblica, mentre cresce la pressione politica e sociale per una soluzione che tenga conto anche del valore storico e simbolico dell’opera.



