“Legami alle comete, come alle code dei cavalli, trascinami, squarciandomi sulle punte delle stelle.”. Vladimir Vladimirovič Majakovskij
La mafia riscopre l'Abruzzo: il boss che dalla Sicilia ha messo radici a Sulmona
Droga, estorsioni, incendi e armi: smantellato il sodalizio che gestiva il monopolio della cocaina in Valle Peligna. Venti misure cautelari in cinque province
Un condannato per associazione mafiosa, che dopo aver scontato la pena si è trasferito a Sulmona, avrebbe dato vita a un nuovo gruppo criminale. È questo il quadro che emerge dall'operazione della Polizia di Stato eseguita questa mattina, che ha portato a 20 misure cautelari nelle province di L'Aquila, Teramo, Bologna, Foggia e Napoli.
Secondo l'ipotesi accusatoria, l'uomo — appartenente alla criminalità organizzata siciliana — si sarebbe alleato con un gruppo locale che da anni gestiva lo spaccio in Valle Peligna, dando vita a un sodalizio autonomo che riproduceva i metodi mafiosi in un territorio tradizionalmente considerato estraneo alle dinamiche di Cosa Nostra.
L'indagine, avviata nel 2024 e condotta dalla Sezione investigativa del Servizio Centrale Operativo (SISCO) di L'Aquila sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia, ha ricostruito un'organizzazione strutturata come un'impresa: ruoli definiti per custodia e distribuzione della droga, gestione delle piazze e ripartizione dei profitti. Il sodalizio avrebbe conquistato il monopolio della cocaina a Sulmona e nei comuni peligni, con un volume d'affari stimato in almeno 180-200 mila euro al mese. Decisivi sarebbero stati gli accordi con un narcotrafficante albanese e con un esponente del clan camorristico egemone nello spaccio a Secondigliano.
Il dominio sul territorio sarebbe stato imposto con aggressioni, minacce armate ed estorsioni ai danni di pusher e clienti morosi, oltre ad attentati incendiari rivolti anche contro esponenti di spicco dei gruppi rivali. Le indagini hanno documentato la disponibilità di armi ed esplosivi — reperiti anche tramite la criminalità organizzata napoletana — destinati, secondo l'accusa, a un attentato dinamitardo.
Agli indagati sono contestati, a vario titolo, i reati di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, estorsione, danneggiamento seguito da incendio, detenzione di armi ed esplosivi, riciclaggio, autoriciclaggio e trasferimento fraudolento di valori, con l'aggravante del metodo mafioso. Le misure e le perquisizioni sono state eseguite con il supporto delle SISCO di dieci città, delle Squadre mobili di nove province, dei Reparti prevenzione crimine e delle unità cinofile.
Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari: le misure si basano su gravi indizi di colpevolezza valutati allo stato degli atti e gli indagati sono da ritenersi presunti innocenti fino a sentenza definitiva di condanna.




