Jammer a Secondigliano, Cnpp-Spp: “Era ora! Adesso implementarli subito negli altri istituti"

Il segretario nazionale plaude all’esito dell’esperimento: “Telefonini inutili ai detenuti, 24mila tentativi di accesso e 250 agenti impiegati. Ma attenzione ai ricorsi dei residenti e all’incursione

Jammer a Secondigliano, Cnpp-Spp: “Era ora! Adesso implementarli subito negli altri istituti"

“Era ora!”. Mauro Nardella, segretario nazionale Cnpp-Spp, commenta con soddisfazione la riuscita dell’esperimento jammer nel carcere di Secondigliano, a Napoli. “Ho preso contezza della riuscita dell’esperimento – dichiara –. Una di quelle azioni che da tanto tempo auspicavo potesse essere messa in campo e che oggi non solo è stata praticata come metodo, ma addirittura, da quello che è dato sapere, con eccellenti risultati”. Nardella ricorda che sulle sue continue e ripetute richieste di implementazione dei jammer erano state avanzate diverse perplessità. “Chi diceva che il loro utilizzo avrebbe potuto comportare danni per la salute; chi, invece, asseriva che un loro utilizzo avrebbe bloccato il segnale anche a quegli apparecchi in uso all’amministrazione. A quanto pare niente di tutto questo è accaduto a Napoli”, sottolinea. Secondo quanto riferito nella conferenza stampa tenuta dal sottosegretario alla Giustizia Balboni, l’esperimento è andato magnificamente. “Secondo Balboni, il perfetto esito della sperimentazione farà sì che i telefonini saranno del tutto inutili per i detenuti: d’ora in poi sarà impossibile trasmettere e ricevere attraverso qualunque dispositivo introdotto illegalmente nell’istituto. Oggi le carceri sono diventate impenetrabili alle comunicazioni illecite e questo grazie all’impegno del Governo. La misura è nazionale: Secondigliano è il primo istituto, presto ne seguiranno molti altri”, aggiunge il segretario nazionale. Sempre secondo fonti ministeriali, poco prima della conferenza stampa sono stati calcolati 24mila tentativi di accesso; 250 gli agenti di polizia penitenziaria impiegati tra reparti speciali e territoriali. “Un risultato strabiliante. Mesi di collaudi hanno evidentemente fatto sciogliere i dubbi a quegli scettici che con la loro resistenza hanno di fatto soltanto fatto perdere del tempo prezioso e con tutti i risvolti negativi del caso”, ricalca Nardella, che insieme al procuratore di Napoli Gratteri ne aveva sempre caldeggiato l’implementazione nelle carceri. “Questo Governo evidentemente ci crede e gliene do atto – riprende –. Ora però non bisogna assolutamente perdere tempo. Gli investimenti non fatti nel passato devono assolutamente essere messi in campo e subito, se non si vuole rischiare di restare inerti di fronte a una piaga così deleteria per chi vive la professione anticrimine dentro e fuori il carcere”. Nardella esprime poi una preoccupazione: “Mi auguro solo che i jammer, pur di metterli fuorigioco, non vengano ‘incriminati’ dal fatto che possano disturbare il segnale anche di persone collocate all’esterno delle carceri. Lo dico perché non vorrei che a causa di azioni intentate da abitanti posti nelle vicinanze degli istituti qualcosa possa essere rivisto in pejus”. Un rischio che, parlando del Provveditorato Abruzzo e Molise, potrebbe riguardare gli istituti di pena dislocati in città come Pescara, Avezzano, Isernia e Campobasso, ma non le carceri, soprattutto quelle ad Alta Sicurezza, realizzate in contesti extraurbani come Sulmona, L’Aquila, Teramo, Lanciano, Vasto e Chieti. “In questi istituti varrà la pena quindi intervenire subito e non perdere tempo”, insiste. “Attenzione però – conclude il segretario nazionale Cnpp-Spp –. Eliminare il problema dei telefoni sarà importante se ad esso sarà accompagnato anche quello della cancellazione dell’incursione, negli istituti di pena, dei droni, risaputi essere vettori di droga e finanche di armi”.