“Legami alle comete, come alle code dei cavalli, trascinami, squarciandomi sulle punte delle stelle.”. Vladimir Vladimirovič Majakovskij
Incendi in Abruzzo e in Italia: il 2026 segna un nuovo record
Secondo il report del WWF, che chiede prevenzione e sospensione della caccia a settembre, si tratta di una catastrofe climatica mai registrata
L’estate 2026 conferma la crescente intensità degli incendi in tutto il continente: dall’Ontario canadese alla Francia, dal Galles alla Sicilia, le fiamme hanno percorso territori sempre più vasti in condizioni climatiche estreme. In Italia, secondo il nuovo report del WWF, gli ettari percorsi dal fuoco sono circa 70.000, con un aumento del 133% rispetto alla media degli ultimi vent’anni; quasi un terzo dei roghi ha interessato aree protette. In Europa sono già andati in fumo circa 435.000 ettari, 100.000 in più rispetto allo stesso periodo del 2025, anno che con oltre un milione di ettari bruciati era stato il peggiore degli ultimi due decenni.
Anche l’Abruzzo è duramente colpito. Dopo gli anni drammatici del 2017, con oltre 8.200 ettari percorsi dal fuoco, e del 2021, con più di 3.000 ettari, il 2026 registra nuovi incendi di grandi dimensioni. Il rogo partito da Lucoli il 22 luglio e propagatosi verso Roio e Bagno ha interessato un’area stimata in circa 1.200 ettari. Altri incendi hanno colpito nelle stesse settimane Rocca di Mezzo, Pescina, Collarmele, il Pescarese, la periferia di Chieti e diverse altre aree della regione.
Il cambiamento climatico rende gli incendi più frequenti e intensi, mentre i territori sono spesso ancora insufficientemente preparati. L’ultimo bollettino climatico di Copernicus, il programma UE di osservazione della Terra dallo spazio, rivela che l’Europa ha appena vissuto il bimestre giugno-luglio più caldo mai registrato, e che luglio 2026 è stato il più caldo di sempre a livello globale, al pari di luglio 2024. In Europa occidentale la temperatura media del periodo giugno-luglio 2026 è stata di 21,62 °C, circa 2,79 °C sopra la media 1991-2020, superando il precedente record del 2022.
In questo scenario, non basta più concentrarsi sull’emergenza: la prevenzione deve diventare il principale investimento, attraverso gestione forestale sostenibile, pianificazione territoriale, tutela degli ecosistemi, monitoraggio e piena operatività dei Piani Antincendio Boschivo. È quanto evidenzia il nuovo report del WWF Italia “È stata la mano dell’uomo. Cambiare strategia per prevenire gli incendi estremi”, che individua dieci priorità per le istituzioni. Tra queste: aumentare gli investimenti nella prevenzione, rafforzare il coordinamento tra enti, migliorare il monitoraggio del rischio, aumentare divieti e sorveglianza del territorio, sensibilizzare e coinvolgere maggiormente le comunità locali e integrare la prevenzione nelle politiche di adattamento al cambiamento climatico.
Il WWF Italia ha inviato una nota alle Regioni italiane per chiedere di sospendere l’attività venatoria a settembre a causa della crisi climatica. Temperature record, siccità, deficit idrico e incendi diffusi stanno mettendo ulteriormente sotto pressione gli ecosistemi e la fauna selvatica. “La fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato ed è oggi espressamente tutelata, con la biodiversità tutta, dall’articolo 9 della Costituzione. In una fase caratterizzata da ondate di calore durature e intense, che provocano siccità persistente e incendi diffusi, consentire il regolare svolgimento dell’attività venatoria a partire da settembre rischia di aggravare ulteriormente una situazione già estremamente critica per molte specie”, dichiara Francesco Cerasoli, presidente del WWF Abruzzo.
L’articolo 19 della legge 157/1992 attribuisce alle Regioni il potere di vietare o ridurre la caccia in presenza di particolari condizioni ambientali, stagionali o climatiche. Il WWF chiede quindi alla Regione Abruzzo, come già fatto con altre Regioni, l’apertura di istruttorie tecnico-scientifiche sugli effetti della crisi climatica sulla fauna e, nelle more, provvedimenti cautelativi per la sospensione della caccia a settembre. “La crisi climatica sta cambiando profondamente le condizioni di vita della fauna. Le istituzioni devono prenderne atto e adeguare le proprie decisioni: non è più possibile gestire l’attività venatoria come se ci trovassimo in condizioni ambientali ordinarie”, conclude Cerasoli.
Il report del WWF individua dieci priorità per le istituzioni, tra cui:
- Aumentare gli investimenti nella prevenzione
- Rafforzare il coordinamento tra enti
- Migliorare il monitoraggio del rischio
- Aumentare divieti e sorveglianza del territorio
- Sensibilizzare e coinvolgere maggiormente le comunità locali
- Integrare la prevenzione nelle politiche di adattamento al cambiamento climatico
Lo scopo finale del WWF è fermare e far regredire il degrado dell’ambiente naturale del nostro pianeta e contribuire a costruire un futuro in cui l’umanità possa vivere in armonia con la natura.




