“Legami alle comete, come alle code dei cavalli, trascinami, squarciandomi sulle punte delle stelle.”. Vladimir Vladimirovič Majakovskij
I Pettinaristi chiedono le dimissioni dell'assessore Croce
Le conseguenze delle condanne dell'inchiesta sul fallimento della Anno Zero Service si spostano al Palazzo di Città. Che succederà?
Attraverso una nota stampa i Pettinaristi (Domenico Pettinari, Massimiliano Di Pillo, Giovanni D’Andrea) chiedono le dimissioni dell'assessore comunale Claudio Croce coinvolto nell'inchiesta sul fallimento della Anno Zero Service.
Ecco cosa scrivono:
La vicenda giudiziaria che ha interessato l'assessore del Comune di Pescara, Claudio Croce, rappresenta una pagina che, al di là delle responsabilità personali che saranno definitivamente accertate nelle sedi competenti, costituisce una sconfitta per la politica e per le istituzioni.
Il nostro pensiero va innanzitutto ai cittadini, che chiedono e meritano una classe dirigente credibile, autorevole e capace di rappresentare le istituzioni con il massimo rigore morale e istituzionale.
Nel pieno rispetto dell'autonomia della magistratura e del principio costituzionale della presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva, ribadiamo una posizione che da sempre caratterizza la nostra azione
politica: chi ricopre un incarico di governo, sia esso comunale, regionale
o nazionale, nel momento in cui viene coinvolto in un procedimento
giudiziario che rischia di compromettere la serenità dell'azione
amministrativa e la fiducia dei cittadini e a maggior ragione in presenza
di una condanna suppur non definitiva , dovrebbe valutare con senso di
responsabilità l'opportunità di fare un passo indietro.
La nostra non è una richiesta dettata da spirito giustizialista, né
tantomeno da convenienze politiche contingenti. È una posizione che abbiamo
sostenuto con coerenza nel corso degli anni, indipendentemente dal colore
politico delle amministrazioni coinvolte.
Lo abbiamo fatto quando vicende analoghe hanno interessato altri esponenti
del centrodestra e lo abbiamo fatto con altrettanta fermezza durante la
precedente amministrazione comunale di centrosinistra, quando alcuni
assessori furono coinvolti in procedimenti giudiziari e, in alcuni casi,
sottoposti persino a misure cautelari. Oggi, come allora, adottiamo lo
stesso metro di giudizio. Per noi la coerenza vale più della convenienza
politica.
Riteniamo che le dimissioni, in situazioni di questo genere, non debbano
essere interpretate come un'ammissione di colpevolezza. Al contrario,
rappresentano un gesto di responsabilità istituzionale e di rispetto verso
l'ente che si rappresenta. Significano consentire all'amministrazione di
proseguire la propria attività senza il peso di polemiche, tensioni e
inevitabili condizionamenti derivanti dalla vicenda giudiziaria.
Allo stesso tempo, una scelta di questo tipo tutela anche la persona
coinvolta, permettendole di affrontare il percorso con la necessaria
serenità, senza dover contemporaneamente sostenere il peso delle
responsabilità amministrative e della pressione mediatica e politica.
Chi esercita funzioni pubbliche non è chiamato soltanto a rispettare la
legge, ma anche a incarnare quei principi di correttezza, trasparenza e
responsabilità che rafforzano il rapporto di fiducia tra cittadini e
istituzioni. L'etica pubblica impone standard più elevati rispetto a quelli
richiesti al semplice cittadino, proprio perché l'esercizio del potere
pubblico comporta una responsabilità ulteriore.
La credibilità delle istituzioni rappresenta un bene comune che deve essere
preservato ogni giorno. Ogni vicenda giudiziaria che coinvolge un
amministratore in carica inevitabilmente produce un danno d'immagine non
solo alla persona interessata, ma anche all'istituzione che rappresenta e,
più in generale, alla fiducia dei cittadini nella politica.
Per queste ragioni, pur ribadendo il massimo rispetto per il lavoro della
magistratura e per tutte le garanzie previste dal nostro ordinamento,
riteniamo che l'assessore Claudio Croce debba rassegnare le proprie
dimissioni dal ruolo ricoperto.
Si tratta di una richiesta politica, non giudiziaria; istituzionale, non
personale. Una richiesta avanzata nel rispetto della dignità delle persone
e delle prerogative della giustizia, ma anche nella convinzione che il buon
esempio rappresenti il primo dovere di chi è chiamato a servire la cosa
pubblica.
La legalità non consiste soltanto nel rispetto delle sentenze, ma anche
nella capacità della politica di assumersi responsabilità che vadano oltre
gli obblighi strettamente giuridici. Solo attraverso comportamenti
improntati alla trasparenza, alla coerenza e al senso delle istituzioni
sarà possibile ricostruire quel rapporto di fiducia tra cittadini e
politica che oggi appare sempre più fragile.
La nostra posizione rimane quella di sempre: nessun doppiopesismo, nessuna
valutazione influenzata dall'appartenenza politica, nessuna
strumentalizzazione. Chiediamo oggi ciò che abbiamo chiesto ieri e che
continueremo a chiedere domani a chiunque ricopra incarichi pubblici,
perché la credibilità delle istituzioni viene prima degli interessi dei
singoli e delle appartenenze di partito.
Domenico Pettinari




