“Legami alle comete, come alle code dei cavalli, trascinami, squarciandomi sulle punte delle stelle.”. Vladimir Vladimirovič Majakovskij
Guerra in Iran, allarme Cna: all’Italia un conto energetico da quasi 12 miliardi in sei mesi
Stima shock tra marzo e agosto: 11,8 miliardi di euro in più per carburanti, luce e gas. Mobilità la voce più pesante, ma a soffrire di più sono le piccole imprese
La guerra in Iran sta pesando in modo significativo sui bilanci di famiglie e imprese italiane. Secondo le stime della Cna (Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa), tra il 1° marzo e il 31 agosto 2026 il maggior esborso per carburanti, energia elettrica e gas ammonta a circa 11,8 miliardi di euro rispetto ai livelli precedenti allo scoppio della crisi geopolitica. Un conto che, secondo l’associazione di categoria, rischia di frenare la competitività del sistema produttivo, in particolare quello delle piccole imprese, già alle prese con margini ridotti e scarsa capacità di trasferire gli aumenti sui prezzi finali.
La Cna ha scomposto il maggior esborso semestrale nelle tre principali voci energetiche:
• Carburanti (benzina e gasolio): circa 5,8 miliardi di euro in più, oltre la metà del totale. A luglio la domanda di benzina ha toccato 900mila tonnellate, il livello più alto degli ultimi 16 anni, con un +3,1% rispetto allo stesso mese del 2025. Il gasolio per autotrazione, invece, registra un calo dell’8,4%, ma la riduzione dei consumi non è bastata a compensare l’impennata dei prezzi.
• Elettricità: maggior esborso stimato tra 3,7 e 3,8 miliardi di euro. A luglio il fabbisogno elettrico italiano ha raggiunto il massimo storico per il mese, 32,5 TWh (+8,3% rispetto a luglio 2025), segno che lo shock dei prezzi non ha frenato la domanda. Le quotazioni sul mercato elettrico restano elevate anche nella seconda parte di agosto.
• Gas (consumo diretto di famiglie e imprese): maggior costo stimato tra 2 e 2,2 miliardi di euro.
Nel complesso, il risultato è un “conto energetico” da 11,6-11,8 miliardi di euro in soli sei mesi, una sorta di “tassa straordinaria” legata alla crisi geopolitica.
I dati di luglio confermano la pressione sui listini:
• Benzina: prezzo medio a 1,908 euro/litro.
• Gasolio: prezzo medio a 2,027 euro/litro.
Negli ultimi giorni, inoltre, diverse rilevazioni indicano un ulteriore rincaro: sulla rete stradale la benzina ha superato la soglia psicologica dei 2 euro al litro, con nuovi massimi storici segnalati dall’Osservatorio del Mimit e dalle associazioni dei consumatori.
Nonostante i prezzi elevati, la domanda di energia non si è contratta: il fabbisogno elettrico di luglio ha segnato un nuovo record, mentre i consumi di benzina hanno toccato livelli mai visti dal 2010.
Per attenuare gli effetti dello shock, lo Stato ha mobilitato oltre 2,3 miliardi di euro tra riduzioni delle accise, crediti d’imposta e altre misure. Tuttavia, secondo la Cna, questi interventi non sono sufficienti a compensare l’impatto complessivo, soprattutto per le piccole imprese, che:
• hanno minori possibilità di proteggersi dalle oscillazioni dei mercati energetici;
• dispongono di una capacità contrattuale più debole negli acquisti di energia;
• faticano a trasferire gli aumenti dei costi sui prezzi finali senza perdere competitività.
In un’economia già sotto pressione, quasi 12 miliardi in sei mesi rischiano di tradursi in un freno a investimenti, crescita e capacità competitiva del tessuto produttivo italiano.
La Cna chiude il proprio comunicato con un appello alle istituzioni: occorre evitare che le conseguenze di una crisi geopolitica esterna si trasformino in un nuovo ostacolo strutturale per l’economia italiana, proprio mentre il sistema delle piccole imprese ha bisogno di stabilità e costi energetici sostenibili. Senza interventi mirati e duraturi, il rischio è che il “conto energetico” della guerra in Iran continui a crescere, aggravando il divario tra grandi aziende e piccole realtà produttive e limitando la capacità dell’Italia di mantenere la propria competitività sui mercati internazionali.



