“Legami alle comete, come alle code dei cavalli, trascinami, squarciandomi sulle punte delle stelle.”. Vladimir Vladimirovič Majakovskij
D’Alfonso su assunzioni al Comune: “La città non merita di essere un discutibile sistema di potere"
L'onorevole del PD ed ex sindaco di Pescara interviene sull'inchiesta che vede coinvolti nomi noti della politica nostrana
"Il quadro che emerge dall’inchiesta sulle assunzioni e sui concorsi al Comune di Pescara è profondamente inquietante e impone un chiarimento immediato dell’Amministrazione davanti alla città. Al netto del lavoro della magistratura, verso cui esprimiamo rispetto e fiducia, ciò che sta emergendo in questi giorni restituisce l’immagine di un’amministrazione concentrata sulla gestione e sul potere delle combinazioni, piuttosto che sull’imparziale funzionamento della macchina pubblica e sul rispetto, evidente e resistente, delle regole
Le notizie pubblicate parlano di perquisizioni, acquisizioni di atti negli uffici comunali e di verifiche su procedure concorsuali finite nel mirino della Procura, con l’ipotesi addirittura di presunte anomalie nei punteggi e nelle valutazioni eterodirette. Si fa riferimento anche alla presenza, tra vincitori e idonei, di persone legate da rapporti politici e amicali a figure verticali dell’amministrazione funzionariale, circostanza che rende ancora più urgente la necessità di fare piena luce. Tutto questo rappresenta un fatto gravissimo sul piano istituzionale. Quando si incrina la fiducia dei cittadini nei concorsi pubblici, si incrina il principio stesso di uguaglianza. Migliaia di ragazze e ragazzi affrontano selezioni pubbliche con sacrificio, studio e aspettative legittime; nessuno deve avere anche solo il dubbio che esistano corsie preferenziali, relazioni amicali privilegiate o meccanismi opachi fra il loro diritto al lavoro e la realtà.
Non spetta a noi ingrandire accuse o emettere sentenze, ed è giusto attendere che gli accertamenti chiariscano ogni responsabilità. Ma la politica non può balbettare o usare gli avverbi dietro il silenzio, mentre la città assiste all’ennesima vicenda che getta ombre pesantissime sulla gestione della funzione pubblica. Un metodo, questo, che purtroppo sembra accompagnare da tempo la destra nostrana al governo. Sarebbe gravissimo se dall’inchiesta uscisse confermata una logica chiusa, autoreferenziale, gelatinosa ed amicale, più interessata alla conservazione degli equilibri interni e del consenso che alla costruzione di istituzioni credibili, trasparenti e imparziali. È questa la vera emergenza politica che oggi Pescara ha davanti.
Per questo chiediamo all’amministrazione di riferire immediatamente alla città, senza minimizzare e senza rifugiarsi nelle formule di rito. La pubblica amministrazione deve essere il luogo del merito, della regolarità, della legalità e dell’imparzialità evidente e resistente. Se passa invece l’idea che i rapporti personali contino più delle competenze, allora si produce un danno devastante alla credibilità delle istituzioni e al futuro di un’intera generazione.
Infine, circola la battuta che una scrivania di una certa Direzione stabilisca il destino di ogni candidatura, non solo concorsuale: un meccanismo per cui con i concorsi si sistemano i concorrenti e, al contempo, ci si sistema Direttorialmente.
In questo senso, la "cavallinità" dei concorsi non coincide — né si esaurisce — con i concorrenti, che ne sono invece la vera e principale parte lesa. In questo disegno, i candidati rischiano di essere ridotti a mero materiale da consumo di un gioco di potere: anche chi porta cognomi illustri subisce il danno profondo di vedere il proprio percorso strumentalizzato o fatalmente esposto al sospetto, trasformato in paravento di un sistema che serve strutturalmente solo a collocare se stessi. La tutela di chi partecipa in buona fede, investendo il proprio futuro nello studio, esige uno scudo: i concorrenti vanno protetti e sottratti a questo cinico tritacarne, ristabilendo la certezza che il concorso pubblico sia il luogo del diritto e mai del posizionamento direttoriale.
Si potrebbe dire che a Pescara si cercano troppo Direttori e Direzioni, arrivando a immaginare che i Direttori compongano financo le maggioranze fuoriuscite disordinate: in sostanza, una forma evolutissima ma non prevista della legge 142 del 1990".
Queste le parole di Luciano D'Alfonso in merito all'inchiesta sulle assunzioni al Comune di Pescara.




