“Legami alle comete, come alle code dei cavalli, trascinami, squarciandomi sulle punte delle stelle.”. Vladimir Vladimirovič Majakovskij
D’Alfonso in Commissione Statuto: “Per Pescara Nuova servono idee e coraggio, le risorse ci sono”
Il deputato lancia la sfida del “Progetto di Fusione”: non basta unire gli uffici, occorre costruire una città metropolitana con una visione strategica e risorse dedicate
"Non mi sono mai iscritto al partito dell’ingrandimento per l’ingrandimento, che non garantisce la certezza di una città più funzionale. Ma oggi il processo di costituzione della città di Pescara Nuova è irreversibile e dobbiamo gestirlo per non tradurlo in un clamoroso fallimento”. Con queste parole il deputato Luciano D’Alfonso è intervenuto in Commissione Statuto, delineando una roadmap ambiziosa per la nascita della nuova realtà metropolitana che dal 1° gennaio 2027 unirà Pescara, Montesilvano e Spoltore. Al centro del suo intervento, la necessità di superare la logica riduttiva della semplice “fusione di uffici e carte intestate” per approdare a un vero “Progetto di Fusione” che coinvolga territori, cittadini e visioni strategiche. D’Alfonso ha ricordato la disponibilità di risorse finanziarie già individuate: “Ci sono i 105 milioni spalmati su 10 anni del mio emendamento sui primi tre titoli del bilancio che sono un aperitivo; poi ci sono le opportunità rinvenibili in corrispondenza dei 3 miliardi di euro nel fondo di coesione regionale, e quelle dei 50 miliardi di euro nel fondo di coesione nazionale”. Il deputato del Partito Democratico ha lanciato l’idea di un emendamento del Presidente della I Commissione di Montecitorio per destinare un “coefficiente di premialità” da quel fondo gigantesco alle città che vogliono diventare “cantiere per il futuro”, irrobustendosi demograficamente, “a cominciare da Pescara Nuova”. D’Alfonso ha usato una metafora letteraria per descrivere lo stato attuale del processo: “Sei mesi in più, 12 mesi in più per fare Pescara Nuova non sono un dramma, ma il punto è il grado di coinvolgimento che ci si mette, perché fino a oggi quello che abbiamo sprecato è l’emozione iniziale che ormai abbiamo perso, siamo diventati Plinio il Vecchio senza essere Plinio il Giovane”. La continua richiesta di rinvio è stata paragonata a “Giamburrasca che con la madre chiede ogni volta nuovi trimestri per studiare, senza mai aprire un libro”.
Il cuore dell’intervento di D’Alfonso è stata la presentazione di quindici punti strategici per costruire la Città Nuova:
1. Il rapporto tra città usata e campagna
“La città nuova deve ritrovare il rapporto tra la città usata e la campagna: dov’è la campagna nella città nuova? A Spoltore!”. D’Alfonso propone di riconoscere alla campagna non il ruolo passivo di “terra di riserva per future lottizzazioni”, ma “la dignità di Parco Agricolo Metropolitano, presidio della sovranità alimentare e polmone verde del sistema collinare”.
2. Il rapporto tra borghesia e realtà produttive
La Città Nuova deve ritrovare il rapporto tra la città usata dalla borghesia e le realtà artigianali e produttive. “Dove sono gli artigiani e i produttori di economia? Prevalentemente in via Raiale a Pescara e a Montesilvano”.
3. Le acque dolci e le acque salate
“La Città Nuova deve ritrovare il rapporto tra le acque dolci del fiume e le acque salate del mare. Dove sono le foci dei fiumi? A Pescara e a Montesilvano”.
4. L’infrastruttura primaria
Secondo D’Alfonso, l’infrastruttura principale della città di Pescara è “sicuramente l’acqua del fiume, che dev’essere l’alimentatore della qualità del nostro mare”. Il Pescara e il Saline avrebbero bisogno di “almeno 100 milioni di euro per lavare l’acqua dei fiumi”, con la possibilità di un PNRR dedicato.
5. I tempi della città (Luce e Notte)
Serve un vero “Piano dei Tempi e della Notte”, per non ridurre la notte a sola questione di ordine pubblico ma governarla come “tempo di economia, cultura e diritto al riposo”, affidandola “non solo alle forze dell’ordine ma anche alla tecnologia, con il progetto Tetra”.
6. La città dei bambini
“Uscendo dall’illusione che basti recintare tre altalene in un parco”, D’Alfonso propone di assumere “l’autonomia dei più piccoli come unità di misura dell’intero spazio pubblico: strade scolastiche protette, percorsi casa-scuola a misura di passo e piazze senza barriere”.
7. La città dell’età grande
La domanda rimane aperta: “E la città degli anziani, della terza età, dell’età grande, dove viene situata nella Città Nuova?”.
8. Depavimentazione e rigenerazione
“Nella Barcellona del ‘92 si diceva che ‘asfaltare non è governare’”. D’Alfonso propone di istituire “un bilancio della permeabilità del suolo che premi con crediti edilizi ecologici chi demolisce e restituisce terra viva alla capacità di assorbimento delle acque”.
9. La comunità educante
“Trasformando l’edilizia scolastica da caserma che sbarra i portoni alle due del pomeriggio ad agorà civica diffusa: edifici trasparenti con piazze e laboratori aperti al quartiere fino a sera”.
10. Il primato degli alberi
“Pescara Nuova avrà il primato del numero degli alberi? E con quale livello di equanimità nei tre territori di provenienza?”.
11. Fondo di Coesione e Coefficienti di Investimento
D’Alfonso propone un “FONDO DI COESIONE frutto dei coefficienti di investimento”, parametrati “non sulla rendita catastale o sulla mera concentrazione demografica, ma sui chilometri di rete viaria, sull’indice di vetustà urbana e sulla dispersione dei servizi”.
12. La sicurezza integrata
“La SICUREZZA DELLA CITTÀ NUOVA riguarderà le Forze dell’Ordine, la tecnologia e un vero e proprio patto tra cittadini residenti tradizionali, quotidiani e personale segnato da competenza”.
13. Gli atti amministrativi preautorizzati
D’Alfonso immagina “distretti a burocrazia zero” dove “non si chiede la concessione per esistere, ma si notifica la presenza assumendosi per intero la responsabilità del decoro e della convivenza”.
14. Diritto di interpello e di proposta
“Il DIRITTO DI INTERPELLO di ogni cittadino, compreso il DIRITTO DI PROPOSTA”, fino ad arrivare “all’ingresso del portatore d’interesse nel procedimento amministrativo tecnologicamente elaborato”.
15. Le Grandi Opere Pubbliche e la “Città Facile”
Tra le ipotesi: un super-aeroporto coniugando quello militare e civile; lo spostamento delle carceri trasformando l’attuale sedime di San Donato nel “più grande campus urbano della conoscenza e dei servizi”; e la sfida di creare entro dieci anni la “Città Facile” dove “non sia permesso il transito di alcun mezzo”.
D’Alfonso ha chiuso il suo intervento fissando una data simbolica: “A dieci anni non facciamo Pescara-exit, ma facciamo la verifica!”. Un programma che il deputato definisce “ambizioso, preciso, dettagliato, forte”, ma che richiede “idee, un pensiero istituzionale metropolitano e il coraggio di dire ai cittadini che i primi dieci anni non saranno facili”.
L’intervento di D’Alfonso in Commissione Statuto arriva a pochi giorni dall’apertura ufficiale, prevista per sabato 29 agosto, del “Cantiere di Pescara Nuova” presso l’Officina delle Idee in via dei Marrucini. Al tavolo siederanno il direttore generale emerito Giacomo Capuzzimati, indicato da D’Alfonso come il “padre” della città metropolitana di Bologna, e il professor Donato Di Ludovico, presidente dell’Istituto nazionale di urbanistica Abruzzo e Molise. D’Alfonso ha definito il 29 agosto “una sorta di data spartiacque tra il prima e il dopo di tre città soggetto-oggetto di fusione”, criticando la gestione estiva di Pescara e Montesilvano: “due in particolare, Pescara e Montesilvano, che si sono fatte un’estate di guerra combattuta a suon di milioni di euro spesi per le canzonette sulla spiaggia, piuttosto che saggiamente dedicata a riempire di contenuti giuridico-amministrativi quel contenitore che è Pescara Nuova”.
Nel frattempo, i comitati per la Nuova Pescara di Montesilvano e Spoltore hanno inviato una lettera al presidente della Regione Marco Marsilio e al presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri, chiedendo “la piena applicazione della legge regionale del 2023 che prevede l’istituzione della nuova municipalità” senza ulteriori rinvii.
I comitati ricordano che “a dodici anni dal referendum” la volontà popolare rischia di essere “disattesa” e invitano a non “cedere agli interessi personali dei singoli politici preoccupati per il loro futuro”.



