“Legami alle comete, come alle code dei cavalli, trascinami, squarciandomi sulle punte delle stelle.”. Vladimir Vladimirovič Majakovskij
"Cantieri fantasma” tra Toscana, Abruzzo e Puglia
Sequestrati 17,6 milioni per frode da 100 milioni. Cinque indagati per truffa aggravata, ricettazione e autoriciclaggio
I finanzieri dei Comandi provinciali della Guardia di Finanza di Firenze e Teramo hanno eseguito, su delega della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Firenze, un provvedimento cautelare reale che ha portato al sequestro preventivo, anche per equivalente, di beni per un valore complessivo di 17.608.680 euro. Nel mirino dell’inchiesta cinque soggetti, gravemente indiziati a vario titolo di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, ricettazione e autoriciclaggio, con l’aggravante del danno patrimoniale di rilevante entità.
Al centro dell’indagine, un articolato meccanismo fraudolento legato ai cosiddetti “cantieri fantasma”. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, gli indagati sono partiti da lavori di ristrutturazione realmente eseguiti su due condomini di Trani, raccogliendo l’intera documentazione fiscale e tecnico-amministrativa prevista dalla normativa (fatture, certificazioni energetiche e sismiche, contratti di appalto, titoli abilitativi, comunicazioni all’ENEA, ecc.).
Successivamente, attraverso una rete di società schermo localizzate in Toscana, Abruzzo e Puglia, hanno attribuito fittiziamente a queste ultime l’esecuzione dei lavori, falsificando la documentazione mediante la sostituzione dell’effettiva impresa esecutrice con l’intestazione delle società fittizie. In questo modo, da cantieri “veri” sono stati generati ulteriori “cantieri fantasma”, sui quali sono stati richiesti crediti d’imposta inesistenti per circa 100 milioni di euro.
L’entità della frode ha reso necessario un intervento tempestivo su due fronti: prevenzione e repressione. Il sistema di controllo informatico dell’Agenzia delle Entrate ha già intercettato e bloccato alla fonte 35 milioni di euro di crediti falsi. Altri 30 milioni, ancora presenti nei “cassetti fiscali” delle società schermo e non ceduti né compensati, sono stati sottoposti a sequestro d’urgenza su richiesta delle Procure di Firenze e Teramo.
La restante parte dei crediti fittizi, per un valore nominale di circa 30 milioni di euro (venduti a terzi inconsapevoli, tra cui banche e altri operatori economici, per circa 20 milioni), ha portato nella giornata di oggi a una serie di perquisizioni e sequestri, anche per equivalente, di immobili, quote societarie e disponibilità liquide. Le indagini patrimoniali, condotte a livello nazionale e internazionale con il supporto di Eurojust e dei canali di cooperazione giudiziaria, hanno consentito di ricostruire le attività di riciclaggio e autoriciclaggio finalizzate a occultare i proventi del reato in diversi Paesi dell’Unione europea, tra cui Lituania, Olanda e Slovacchia.
Il provvedimento eseguito è una misura cautelare disposta in sede di indagini preliminari: gli indagati sono pertanto presunti innocenti fino a sentenza definitiva e potranno avvalersi degli ordinari mezzi di impugnazione.



