“Legami alle comete, come alle code dei cavalli, trascinami, squarciandomi sulle punte delle stelle.”. Vladimir Vladimirovič Majakovskij
Abruzzo, stipendi da fame: 20mila euro l'anno
Sinistra Italiana e UGS lanciano l'allarme: «Così si spiega la fuga dei giovani e l'impennata della povertà». Proposta di legge "Sblocca Stipendi" e monitoraggio regionale per invertire la rotta
L'Abruzzo che lavora è un Abruzzo che arranca. Mentre il costo della vita continua a salire e il ritorno a scuola pesa come un macigno sui bilanci familiari, il report della Cgia di Mestre restituisce una fotografia impietosa: nella regione, lo stipendio medio annuo si ferma a 20mila euro. Quattromila euro in meno rispetto alla media nazionale. Un divario che non è solo un numero, ma una ferita aperta che sanguina ogni giorno nelle tasche dei lavoratori e nelle scelte di vita dei giovani.
A denunciarlo con forza sono Daniele Licheri, segretario regionale di Sinistra Italiana, e Alex Giaccio, coordinatore regionale di UGS, che partendo dai dati del rapporto mettono il dito nella piaga di un mercato del lavoro vecchio vent'anni. «Il problema non è solo quanto si lavora – precisa Licheri – ma quanto vale il lavoro, in questa regione. Condividiamo l'analisi di Carmine Ranieri, segretario regionale della CGIL: incide più che altrove la precarietà e avanza un terziario a basso costo. Questi dati ci ripiombano dentro una fotografia di due decenni fa, in cui l'Abruzzo era e torna a essere parte del Mezzogiorno, con disuguaglianze strutturali che allontanano i giovani».
E i numeri danno ragione a chi parla di "esodo". Il Rapporto Cnel Giovani Expat, diffuso in questi stessi giorni, racconta che l'83% dei giovani italiani all'estero tornerebbe volentieri, ma a una condizione: salari più alti. Le basse retribuzioni sono il primo motivo di partenza, ben davanti a burocrazia e clientelismo. «Non è un caso isolato – sottolinea Giaccio –. È esattamente il meccanismo che l'Abruzzo vive in scala regionale. Quattromila euro in meno all'anno rispetto alla media italiana fanno da moltiplicatore: scoraggiano il rientro, spingono via chi potrebbe restare e alimentano una povertà che diventa strutturale».
Di fronte a questo scenario, Sinistra Italiana e UGS non si limitano a denunciare. A livello nazionale, il partito ha depositato la proposta di legge "Sblocca Stipendi", che prevede un adeguamento automatico annuale delle retribuzioni all'inflazione reale. «È più urgente che mai rimettere al centro il potere d'acquisto – insiste Licheri –. Con AVS abbiamo messo nero su bianco una soluzione concreta per restituire dignità ai lavoratori».
Ma l'azione non si ferma a Roma. La richiesta alla Giunta regionale è chiara: avviare un monitoraggio pubblico e periodico delle retribuzioni per età e settore in Abruzzo. «Dobbiamo misurare l'impatto reale della precarietà salariale sulle scelte di vita dei giovani abruzzesi – aggiunge Giaccio – e attivare meccanismi incentivanti per l'occupazione giovanile. Non possiamo più permetterci di perdere un'intera generazione».
Il quadro si aggrava ulteriormente se si guarda al calendario. Settembre è il mese delle stangate indirette: materiali scolastici, rette universitarie, affitti per chi studia fuori sede, trasporti. Tutte voci che si sommano a un caro-vita e a un caro-carburanti che non danno tregua. «Questa fotografia impietosa – concludono Licheri e Giaccio – arriva proprio quando le famiglie sono più esposte. È il momento di agire, non di guardare».
L'Abruzzo si trova a un bivio: continuare a essere una terra che forma talenti e li perde per strada, o scegliere di valorizzare il lavoro come motore di rinascita. I dati parlano chiaro. Ora tocca alla politica rispondere.



