Potere al Popolo: "Riconvertire la Sabino Esplodenti"

L'azienda di Casalbordino potrebbe essere acquisita da un gruppo turco impegnato nel settore dell'industria bellica

Potere al Popolo: "Riconvertire la Sabino Esplodenti"

“Apprendiamo con profonda preoccupazione e indignazione le ultime notizie relative all’ex sito della Sabino Esplodenti di Casalbordino e al recente tavolo regionale svoltosi a Pescara. L’assessore alle Attività Produttive, Tiziana Magnacca, ha espresso la "piena disponibilità e supporto" della Regione Abruzzo nei confronti del gruppo turco Arca Defence, garantendo una corsia preferenziale per "accelerare la concessione di tutte le autorizzazioni" necessarie ad avviare la piena produzione. Come Potere al Popolo Abruzzo, sentiamo il dovere morale e politico di rompere il coro di generale accondiscendenza che circonda questa operazione finanziaria e industriale”. Comincia così la nota degli esponenti della sinistra regionale in merito alla crisi aziendale ed al futuro dei lavoratori del sito industriale. “La narrazione istituzionale - proseguono - si concentra oggi sul fatto che la nuova produzione di proiettili e granate sarà "molto meno rischiosa rispetto al passato" per l'incolumità dei lavoratori, dopo i tragici incidenti che negli anni scorsi sono costati la vita a sei operai. Certamente, l'incolumità fisica di chi lavora all'interno dello stabilimento è un diritto sacrosanto che accogliamo con ovvio favore. Ma non possiamo accettare l'ipocrisia di fondo: questi lavoratori saranno forse più al sicuro rispetto al passato all'interno della fabbrica, ma l'oggetto del loro lavoro produrrà morte, distruzione e disperazione altrove, sulle popolazioni civili in giro per il mondo. Non si può barattare la sicurezza interna con il massacro esterno. Produrre strumenti di morte a Casalbordino significa inserire attivamente il nostro territorio nell'ingranaggio della guerra e della geopolitica del terrore. Condanniamo fermamente la logica del profitto generato dai conflitti armati. La fame di profitti dell’industria bellica si nutre del sangue di innocenti, e favorire questa transizione industriale significa farsi complici di un sistema globale che prospera sulle macerie delle città e sulle vite spezzate”. E poi: “Rifiutiamo con forza il ricatto occupazionale: la necessità di un posto di lavoro e il dramma della cassa integrazione non possono e non devono mai essere usati come scudo o giustificazione morale per la produzione di armi destinate a uccidere. Un lavoro dignitoso deve elevare la vita umana, non cooperare alla sua distruzione. Il processo di militarizzazione e riarmo globale al quale stiamo assistendo, e di cui l’Abruzzo rischia di diventare un polo logistico, è profondamente antiumano. È una deriva culturale ed economica che ci guida, ciechi, verso un conflitto globale dalle proporzioni catastrofiche. La politica non può ridursi a fare da ufficio semplificazioni per multinazionali delle armi. Il ruolo delle istituzioni regionali e nazionali dovrebbe essere ben altro: la politica ha il dovere e la responsabilità di progettare e finanziare riconversioni industriali utili alla popolazione. Il sito di Casalbordino avrebbe potuto e dovuto essere bonificato e riconvertito a produzioni civili, ecologiche, tecnologiche o sociali, capaci di garantire occupazione pulita e sicura per l'ambiente e per l'umanità.Invece, si è preferito avallare e accelerare un progetto di morte”. Potere al Popolo continuerà a schierarsi contro l'economia di guerra, per la pace, la solidarietà internazionale e per un lavoro che sia costruttore di vita, non complice della distruzione. “Invitiamo la cittadinanza, i movimenti pacifisti e le forze sociali del territorio a mobilitarsi e a esprimere il proprio dissenso contro questa scelta scellerata”.