La ‘Nuova Pescara’ verso il 2027 e con tre o quattro Municipi

La politica metropolitana sta usando la strategia per ‘sfruttare’ al massimo i vantaggi della fusione dei tre comuni

La ‘Nuova Pescara’ verso il 2027 e con tre o quattro Municipi

Ormai sulla questione ‘fusione’ si può scrivere di tutto. C’è chi continua a sostenere l’improrogabilità della volontà popolare espressa col referendum 2014 e chi, al contrario, vorrebbe che l’unificazione dei tre comuni di Pescara, Montesilvano e Spoltore non avvenisse mai. In mezzo a queste posizioni, più o meno estreme, c’è la mediazione ed anche la ‘strategia’ degli stessi politici che dovrebbero, materialmente e concretamente, portare alla luce la nascita della 19esima ‘città metropolitana’ d’Italia, la Nuova Pescara. Alcuni di essi, va detto chiaramente, temono una perdita del potere conquistato attraverso le elezioni democratiche e che vorrebbero portare alla scadenza del mandato (Spoltore in primis, poi Montesilvano che però ha la ‘voce grossa’ anche nella competizione extracomunale); altri, invece, propendono per una fusione più ‘veloce’ per sfruttare il vantaggio elettorale rappresentato dall’opportunità del momento (Pescara col centrodestra in pole position e in scadenza di mandato, dunque anche un po’ Montesilvano). Una ‘soluzione’ individuata (sempre dalla politica) riguarda lo statuto del costituendo soggetto amministrativo: ovvero la nascita di tre o, addirittura, quattro Municipi (modello Roma Capitale) per potere ‘rispondere’ in modo migliore alle necessità dei quartieri, delle frazioni e/o contrade. Una idea, questa, che potrebbe di fatto anche rivelarsi più una ‘grana’ che un vantaggio, qualora il Municipio rappresentasse il baluardo vincolante di qualsiasi decisione da prendere. In sostanza, secondo la nostra umile interpretazione, non è il problema della data entro la quale far coincidere la nascita del Comune di Nuova Pescara: va bene sia il 2024 o, addirittura, tra cinque anni (data francamente assurda) nel 2027. Ma fare in modo che le ‘nuove’ regole siano di fatto funzionali a rispondere alle necessità del mondo che è cambiato e che non può più permettersi i tempi babilonici della politica nostrana e contemporanea. Ovviamente, essendo questa la nostra idea, siamo pronti a fare retromarcia dinanzi all’oggettività dei fatti che finora (va ribadito) spesso ci hanno dato ampia ragione