“Legami alle comete, come alle code dei cavalli, trascinami, squarciandomi sulle punte delle stelle.”. Vladimir Vladimirovič Majakovskij
Atri, la Corte dei conti 'svela' buco da 12,6 milioni
Sulla vicenda interviene l'onorevole D’Alfonso che chiede le dimissioni: «Chi ha governato spieghi chi pagherà»
Non è la politica a bussare alla porta del centrodestra atriano. È il notaio della finanza pubblica. E il notaio, stavolta, si chiama Corte dei conti. È questa la sintesi della nota diffusa dall’On. D’Alfonso sul rendiconto 2024 del Comune di Atri, dove emerge un disavanzo di 12 milioni e 648 mila euro.
Per vent’anni, sottolinea D’Alfonso, il centrodestra ha avuto le chiavi della casa comunale. Oggi non sono le opposizioni a denunciare lo stato dei conti: è la magistratura contabile a mettere a verbale ciò che trova nelle carte. «La politica può discutere, replicare, alzare la voce, costruire narrazioni e cercare giustificazioni. Il magistrato contabile fa un mestiere diverso: guarda le carte, misura i numeri e mette a verbale ciò che trova», si legge nel comunicato diffuso dall'onorevole del PD.
E nel verbale del Comune di Atri c’è un numero che pesa come una pietra: oltre 12 milioni e mezzo di euro di disavanzo. Quando dopo vent’anni di governo della stessa parte politica arriva il notaio e presenta un conto di queste dimensioni, sostiene D’Alfonso, non si può cambiare discorso né prendersela con chi legge il verbale. Bisogna spiegare ai cittadini di Atri come si è arrivati fin qui, quali responsabilità amministrative hanno prodotto questa condizione e, soprattutto, chi e come pagherà il prezzo del risanamento.
Le espressioni usate dalla Corte dei conti, rileva l’esponente politico, hanno il sapore dell’incontrastabilità: «una gestione contabile gravemente carente», «i fondamentali di bilancio apparivano fortemente compromessi», «crisi strutturale nella gestione dei residui». A questo si aggiungerebbero osservazioni formulate dagli inquirenti contabili: la condizione contabile non avrebbe permesso all’amministrazione di onorare la restituzione integrale delle anticipazioni di tesoreria, incrementando ulteriormente i debiti con gli interessi passivi; ridotta la capacità di pagamento, con «ritardi ben superiori ai termini di legge»; formazione di altri debiti fuori bilancio, che l’amministrazione avrebbe cercato di sanare contraendo un mutuo.
Problematiche già emerse in passato, ricorda D’Alfonso, tanto da determinare il tentativo di un Piano di risanamento quindicennale, destinato a paralizzare spese, assunzioni e investimenti fino al 2039. Ma anche su quel Piano, giudicato «troppo ottimistico» dalla Corte dei conti, è calata la scure della magistratura contabile, che prevedibilmente non si limiterà a stilare una pagella, ma andrà avanti nella propria attività di verifica e accertamento. Il tutto in una cittadina di appena 9.846 residenti.
Da qui le domande che D’Alfonso ritiene «legittime e necessarie»:
1. Come è stato possibile arrivare a un disavanzo di 12 milioni e 648 mila euro in una città vissuta per vent’anni in costanza di colore politico? Chi aveva il volante della macchina amministrativa mentre i conti prendevano questa direzione?
2. La Corte dei conti parla esplicitamente di criticità finanziarie «risalenti». Da quanto tempo l’amministrazione comunale era a conoscenza dell’esistenza e della dimensione di queste criticità? Quali segnali erano già comparsi nei bilanci, nei rendiconti e nei rilievi degli organi di controllo e perché non sono stati sufficienti a correggere la rotta?
3. Come si è potuti passare da un disavanzo che alla fine del 2023 si attestava nell’ordine dei 3,5 milioni di euro a oltre 12,6 milioni nel rendiconto 2024? Quali poste, residui, debiti e accantonamenti spiegano, euro per euro, questa esplosione del disavanzo?
4. Chi pagherà adesso il conto del riequilibrio? L’amministrazione dica con chiarezza agli atriani se il risanamento comporterà aumento della pressione tributaria, alienazione del patrimonio comunale, riduzione dei servizi, contrazione degli investimenti o altre misure destinate a incidere sulla vita della città. Perché il principio deve essere uno: gli errori della politica non possono trasformarsi automaticamente in una cambiale presentata ai cittadini.
5. Se la Corte dei conti certifica che le criticità sono risalenti, se dopo anni di governo della stessa parte politica il rendiconto porta alla luce un disavanzo di oltre 12 milioni e mezzo di euro e se oggi si chiede alla città un lungo percorso di risanamento, chi si assume la responsabilità politica di ciò che è accaduto?
Per D’Alfonso esiste un momento nel quale non basta più spiegare come si intende riparare la nave che sta imbarcando acqua per una falla: bisogna spiegare anche chi l’ha condotta contro gli scogli. «La domanda finale non può essere elusa: chi ha governato Atri in questi anni ritiene ancora di avere l’autorevolezza politica per chiedere ai cittadini i sacrifici necessari a rimediare a questa situazione? Oppure ritiene che, davanti a una fotografia di questa gravità scattata dalla Corte dei conti, sia arrivato il momento di restituire la parola alla città?».
Le dimissioni, precisa, non sono una sentenza della Corte dei conti. Sono una questione di responsabilità politica. E proprio per questo la risposta non può darla un magistrato contabile: devono darla il Sindaco, la Giunta e la maggioranza che governa Atri. Da qui l’auspicio che il tema sia oggetto di una seduta del Consiglio comunale aperta anche ai rappresentanti dello Stato, prima che la Regione getti l’ennesima ciambella di salvataggio a una scialuppa che sta affondando sotto il peso delle proprie responsabilità.
Nota di redazione
Le persone che si sentono chiamate in causa dalle dichiarazioni del politico dem potranno contattarci e troveranno certamente spazio sulle pagine di AbruzzoIndependent.it. La nostra mail è info@abruzzoindependent.it.



