Abruzzo, retribuzioni sotto la media nazionale: 4.000 euro in meno all'anno

L'analisi della CGIA su dati Inps evidenzia un gap significativo per i dipendenti privati. Chieti è la provincia più virtuosa, ma il divario con il Nord e con la media Italia rimane ampio

Abruzzo, retribuzioni sotto la media nazionale: 4.000 euro in meno all'anno

Il cuneo tra i salari abruzzesi e la media nazionale si allarga. Nel 2024, la retribuzione media annua lorda per i lavoratori dipendenti del settore privato in regione si è fermata a 20.339 euro, quasi 4.200 euro in meno rispetto alla media italiana di 24.486 euro. È quanto emerge dall'analisi dell'Ufficio studi della CGIA su dati Inps, che dipinge un quadro di un mercato del lavoro regionale in difficoltà, sia sul fronte dei compensi che su quello della produttività.

Il gap retributivo si manifesta in tutti gli indicatori. In Abruzzo, nell'anno appena trascorso, sono state registrate mediamente 235,7 giornate retribuite, contro le 246,5 del dato nazionale, con una retribuzione media giornaliera di 86,28 euro, quasi 13 euro in meno rispetto ai 99,32 euro italiani.

Chi guadagna di più in regione? La fotografia provinciale mostra un Abruzzo spaccato in due. Il podio regionale spetta a Chieti, che presenta i valori più elevati: una retribuzione media annua di 21.493 euro, 240,7 giornate lavorate e una paga giornaliera di 89,30 euro. Seguono L'Aquila con 20.231 euro annui, 234,8 giornate e 86,18 euro al giorno, e Pescara, sostanzialmente allineata con il capoluogo di regione (20.211 euro, 236,4 giornate e 85,49 euro al giorno). Fanalino di coda è Teramo, che registra la retribuzione più bassa: 19.034 euro annui, con 229,3 giornate retribuite e una media giornaliera di soli 82,99 euro.

I dati posizionano le province abruzzesi nella parte bassa della classifica nazionale: Chieti è 55esima, L'Aquila 64esima, Pescara 65esima e Teramo 73esima su 100 province italiane (dato che esclude le due province del Molise).

Anche il numero di giornate effettivamente retribuite evidenzia differenze significative. Chieti, con 240,7 giornate, si attesta al 57esimo posto a livello nazionale, mentre Teramo scivola all'82esimo posto con 229,3 giornate. Pescara e L'Aquila occupano rispettivamente il 66esimo e il 70esimo posto. Questi dati, che riguardano i lavoratori dipendenti del settore privato (esclusi operai agricoli e domestici), suggeriscono un minor utilizzo della forza lavoro o una maggiore incidenza di contratti part-time rispetto al resto del Paese.

A pesare sui salari non è solo il numero di giornate lavorate, ma anche il valore prodotto per ora lavorata. La produttività in Abruzzo resta sotto la media italiana: nel 2023, il valore aggiunto per ora lavorata è stato pari a 37,94 euro, il 12,2% in meno rispetto alla media nazionale di 43,20 euro. Questo dato colloca l'Abruzzo all'undicesimo posto nella graduatoria italiana della produttività, confermando un limite strutturale dell'economia regionale che si riflette direttamente sulla capacità di generare redditi più elevati per i lavoratori.


I dati della CGIA pongono l'accento su una competitività che rischia di rimanere schiacciata tra la bassa produttività e la mancanza di attrattività salariale. La richiesta, da parte del sindacato, è quella di un rilancio degli investimenti per aumentare il valore aggiunto e colmare il divario che, ad oggi, rende l'Abruzzo una delle regioni meno remunerative per chi lavora nel settore privato.