Tsipras al Parlamento Europeo, il punto di vista di un'abruzzese che c'era

La spoltorese Marina Febo, collaboratrice dell'eurodeputato Lara Comi, critica il discorso tenuto dal premier greco all'indomani del referendum: "Ha perso una grande occasione". Siete d'accordo?

Tsipras al Parlamento Europeo, il punto di vista di un'abruzzese che c'era
TSIPRAS AL PARLAMENTO EUROPEO: IL PUNTO DI VISTA DI CHI C'ERA. Nel Parlamento europeo a Strasburgo, riunito in Sessione Plenaria, ieri si è svolto un dibattito sulla situazione greca alla presenza del primo ministro Alexis Tsipras, del presidente della Commissione Jean Claude Juncker e del presidente del Consiglio, Donald Tunk.
 
Tsipras ha perso una grandissima opportunità, quella di dare credibilità e forza alle sue posizioni.

Domenica scorsa, con il referendum, il popolo greco si è espresso a larga maggioranza per un NO alla soluzione avanzata dall'Europa: un grido di aiuto con il default alle porte. E lui, da Primo Ministro, continua da giorni con dichiarazioni di intenti generiche. Nessuna nuova proposta avanzata al Consiglio europeo di martedì, nè ieri di fronte al Parlamento riunito e disponibile ad ascoltarlo.

Se ieri avesse indicato delle azioni concrete avrebbe ascoltato, su queste, il parere di tanti eurodeputati provenienti da 28 paesi membri, appartenenti a diversi gruppi e portatori di visioni politiche variegate. Non è questa la tanto amata democrazia così cara a Tsipras? Il Parlamento europeo è, infatti, composto da deputati eletti, che rappresentano 500 milioni di cittadini.

Ieri mattina il governo greco si è limitato a richiedere un prestito di 7 miliardi, ma senza presentare un piano concreto di riforme. Tsipras ha solo annunciato alcuni obiettivi che intende perseguire: la riforma fiscale, quella delle pensioni e la modernizzazione dell'economia. Una direzione che tanti paesi europei stanno già seguendo da tempo.

Questa è la maggiore debolezza del Primo Ministro greco che richiede solidarietà, ma non dimostra responsabilità.

In diversi interventi, gli eurodeputati provenienti da paesi europei che hanno salari molto più bassi di quelli previsti in Grecia e che sono chiamati a contribuire, con i loro soldi, ad aiutare la Grecia, hanno chiesto conto del suo operato. Come pure è stato ricordato che la crisi greca costa a ogni italiano 600 euro l'anno. È molto difficile, infatti, spiegare ai cittadini europei che i loro sacrifici servono ad aiutare un paese che, però, non dimostra di voltare pagina rispetto al malgoverno protratto per anni.

Un passaggio, però, è stato chiaro ed apprezzabile nel discorso di Tsipras: il problema non è greco, ma europeo e richiede una soluzione europea. Un'affermazione che sgombra il campo da paventate soluzioni drastiche, come l'uscita dall'euro, invocata solo da alcuni deputati isolati come Nigel Farage e Marine Le Pen.

Un buon punto di partenza è stato, senz'altro, quello di riconoscere apertamente che la Grecia si trova in queste condizioni per colpa dei Governi che si sono succeduti negli anni e che hanno creato uno stato clientelare, rafforzato la corruzione e non lottato abbastanza contro l'evasione fiscale. Troppo spesso, infatti, viene accusata l'Europa di responsabilità che sono dei governi nazionali.

Non si può dimenticare che la Grecia riconosce pensioni baby, che ha oltre 800 mila dipendenti pubblici e un mercato non aperto alla concorrenza, un'alta corruzione ed elevata evasione fiscale. Un sistema non più sostenibile che tanti paesi europei hanno già cambiato o stanno cambiando. E sono proprio i deputati di questi paesi ad aver fatto notare a Tsipras che sono ben disposti ad aiutare la Grecia, se dimostra chiaramente che vuole migliorare il proprio paese.

La giornata di ieri ha dimostrato come sia facile cedere a posizioni populiste, ma più difficile governare con responsabilità, con proposte concrete e realizzabili.

Appelli accorati di mettere subito sul tavolo nuove proposte sono venuti da ogni parte, oltre ogni appartenenza politica.

Ora l'auspicio è che Tsipras possa tradurre in proposte concrete i suoi auspici e presentarle presto al tavolo dei negoziati. 5 giorni e sarà default.

Il progetto europeo, che oggi sembra traballare, ha bisogno sicuramente di un nuovo slancio. A tal riguardo, è stata presentata pochi giorni fa una relazione da parte dei 5 presidenti (della Commissione europea, del Consiglio, del Parlamento europeo, dell'eurogruppo e della BCE) per rafforzare l'Unione economica e monetaria.

L'Unione si trova in una fase molto delicata: è necessario cambiare in meglio che non vuol dire, però, tornare indietro di 60 anni e ripiegarsi su egoismi nazionali.
 
 
 
Marina Febo 
Nota di redazione
 
La nostra analisi sulla questione Grecia è diversa rispetto a quella descritta dalla dott.ssa Febo ma nell'ottica del dibattito siamo ben lieti di aver ospitato sui nostri spazi un parere autorevole come il suo.
 
 

giovedì 09 luglio 2015, 11:27

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