Il Mare alle Trivelle: Basta!

Il mistero delle pericolose perforazioni al largo della costa abruzzese a caccia di idrocarburi (petrolio e metano)

Il Mare alle Trivelle: Basta!

TRIVELLAZIONI NELL'ADRIATICO. Ancora una volta ci si trova a parlare delle perforazioni in mare Adriatico ed in particolare al largo della nostra costa abruzzese. Ancora una volta ci si trova a discutere sulla storica diatriba tra sviluppo industriale e salvaguardia dell'ambiente e del turismo. Ancora una volta bisogna ricordare di utilizzare un barlume di lucidità nei pareri decisionali in quanto non è poi tanto difficile comprendere: il Mare Adriatico è un bacino confinato e ristretto e che basta poco per poterne alterare i già delicati equilibri biologici ed ecologici che lo caratterizzano. Non ci vuole poi tanto a capire inoltre che basta poco perchè anche una benchè minima perdita di combustile fossile in mare (petrolio, metano etc) può portare, nel caso specifico del Mare Adriatico, a gravissimi disastri ambientali ben più disastrosi se si verificassero altrove (es. Mar Tirreno) proprio per questa sua scarsa capacità di ricambio di correnti marine...Ma ahimè chissà perchè si decide di fare sempre il contrario di quello che detta la natura...Forse però questa volta no. Forse questa volta al mare è andata bene.

QUELLA NAVE AI RIPARI DI GIOBBE. Questa è la vicenda della società irlandese Petroceltic che, tra rilascio ingiustificato di autorizzazioni (nel 2010 e 2011) e l'attuale revoca da parte di due sentenze del TAR Lazio, ha reso sinora protagonista la costa abruzzese. Tutto partì, infatti, in data 03/03/2010 quando cominciarono, nel mare di Ortona, le indagini geofisiche marine per il progetto di perforazione di un pozzo esplorativo per la ricerca di idrocarburi in mare per mezzo di una piattaforma con gambe (jack up) sul sito ELSA 2, di fronte la nota riserva regionale Ripari di Giobbe, per conto della Petroceltic Italia/Vega Oil (Ord. 08/2010 della Capitaneria di Porto di Ortona). Si tratta, in sintesi di uno studio sui fondali per l’istallazione di una piattaforma petrolifera con le sue tubazioni sottomarine, prima di sapere l'esisto della Valutazione di Impatto Ambientale della stessa. Eseguiva le ricerche la nave OGS Explora di proprietà dell´Ist. Naz. di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale; un Ente pubblico che in mancanza di sufficienti contributi statali, invece di fare ricerca, deve accettare commesse da terzi. La nave, dopo aver incrociato sulle coordinate del pozzo Elsa 2 della Petroceltic, si era spostata (ben oltre il chilometro quadrato di cui si parla nell'ordinanza.

IL NODO DELLE AUTORIZZAZIONI. In quel periodo la procedura di Valutazione dello Studio di Impatto Ambientale da parte del Ministero dell’Ambiente era ancora in fase di approvazione. Qualora il permesso di estrazione non fosse stato concesso tale indagine sarebbe risultata una spesa inutile e, dunque, ci si domandava sul perché del comportamento della società petrolifera. Le possibilità allora potevano essere tre: o la ditta non si preoccupava dei suoi azionisti, o aveva già ricevuto assicurazioni in merito, o le indagini potevano essere usate anche per altri progetti (ad esempio un rigassificatore). Senza alcun dubbio, l’andirivieni dell’Explora mostrava che il progetto di trasformazione dell'Abruzzo in regione mineraria avanzava, ignorando le volontà espresse dai cittadini. In data 29 Marzo 2011, infatti, il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare rilasciò parere positivo per la ricerca di petrolio in mare da parte della società irlandese Petroceltic. La ditta dunque era autorizzata ad acquisire dati petroliferi tramite riflessione sismica nel vastese con micro-esplosioni spesso dannosi a cetacei e delfini, per acquisire dati sulla presenza di petrolio nel sottosuolo. In caso positivo, la ditta avrebbe potuto realizzare un pozzo esplorativo.

IL RUOLO DEI CITTADINI. Nell'ultimo testo, quello del 2011 del Ministero dell'Ambiente, al quale i cittadini avevano inviato osservazioni di contrarietà in gran numero si afferma invece che: " Le osservazioni pervenute si riferiscono già agli eventuali impatti generati dall'attività di prospezione sismica con la tecnica dell'airgun, per i quali la commissione tecnica di verifica dell'impatto ambientale VIA/VAS ha previsto misure di prevenzione e mitigazione nel quadro prescrittivo......". Il decreto portava la firma di Giancarlo Galan e di Stefania Prestigiacomo. Ancora una volta, ad accorgersi di queste notizie e a sollevare osservazioni, furono i cittadini di buona volontà e non le autorità pagate apposta per tutelarci e proteggerci. Questa è l'area di indagine della ditta Petroceltic al largo della costa vastese - molisana

SITUAZIONE ATTUALE. Ad oggi il quadro risulta rovesciato. Finalmente due sentenze del Tar Lazio, firmate dal Giudice Antonio Vinciguerra, azzerano due autorizzazioni alle prospezioni geosismiche rilasciate dal ministero dell’Ambiente tra marzo e maggio 2011 alla Petroceltic Italia al largo delle coste abruzzesi e molisane di Punta Penna, non molto distanti dall’area pugliese del Gargano e dall’area marina protetta delle Isole Tremiti. Inoltre il divieto di trivellare oltre le 12 miglia dalla costa stabilito dal ministero dell’Ambiente «non comporta affatto che al di là di questo perimetro possa esservi ’il far west’ ma occorre comunque tenere conto della conformazione della zona e della tutela degli ecosistemi presenti entro le 12 miglia». La vittoria però non esclude la riproposizione delle relative specifiche istanze da parte della Petroceltic Italia Srl, con il rispetto degli accorgimenti formali il cui inadempimento è stato sanzionato. Per quanto riguarda invece l’ Abruzzo, il Wwf ricorda che in questa regione oltre il 50% del territorio e circa 6mila kmq di mare sono interessati da istanze di ricerca ed estrazione di idrocarburi. Il 9 ottobre a Roma al Senato, presso la Sala ex hotel Bologna in via Santa Chiara, 4 dalle ore 10.30 alle 13, il Wwf approfondirà l’argomento con Greenpeace e Legambiente nel convegno «Trivelle d’Italia - La nuova corsa alla ricerca di petrolio: una scelta azzardata per l'economia e l'ambiente».

 

Forse il mare questa volta può respirare.....

 

Red Fox

venerdì 05 ottobre 2012, 13:20

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