Disastro ambientale Bussi. In Cassazione si decide sulla ricusazione

Protestano gli ambientalisti contro l'ipotesi di spostamento del processo lontano dalle sedi giudiziarie abruzzesi perchè troppo coinvolte "emotivamente"

Disastro ambientale Bussi. In Cassazione si decide sulla ricusazione

IN CASSAZIONE SI DECIDE DI FATTO SE L’INQUINAMENTO DI BUSSI MERITA UN PROCESSO IN ABRUZZO. "Nel caso si stabilisse che le sedi abruzzesi sono troppo “antipatizzanti” e si dovesse, quindi, ricominciare daccapo, è evidente che la prescrizione attende solo di essere colta e che giustizia …non s’ha da fare!" Queste le parole delle associazioni ambientaliste Miladonnambiente, Italia Nostra, Mare Vivo, Ecoistituto Abruzzo che, da tempo, si battono perchè la verità sul mostro tossico di Bussi venga a galla ed al territorio abruzzese sia resa giustizia.

Domani la suprema Corte di Cassazione deciderà sul ricorso presentato dai legali dell'ex Montedison che hanno trovato le parole del presidente della Corte d'Assise di Chieti Geremia Spiniello "troppo di parte" e che "potrebbero condizionare la serenità del processo".

"Del resto - scrivono gli ambientalisti - chi ha accompagnato il processo dall’inizio sa che solo la nostra determinazione ha impedito che NON ci fossero, in fase di udienza preliminare, le costituzioni di parti civili di Ministero e Commissario Governativo…E che solo la forza e la volontà dei magistrati della procura hanno imposto l’ascolto della serietà e gravità dei temi e dei problemi. Dicemmo, fin da allora, che, a noi associazioni e cittadini, interessavano certo la giustizia e la individuazione dei responsabili, ma insieme ad esse e in primis – come diritto garantito dalle norme e dal buonsenso- soprattutto la immediata messa in sicurezza della valle, delle sue acque superficiali e profonde".

Il pericolo ambientale è noto. "Dopo anni - si legge nella nota - alla vigilia di una scadenza che potrebbe essere definitiva , ci troviamo nel pericolo di affossamento del processo e con una “valle” – quella del fiume Pescara che regola il ciclo dell’acqua per la nostra vita - appena sfiorata da superficialissime azioni di risanamento, la cui responsabilità non si capisce più a chi attribuire, dati gli ultimi passaggi, confusi e inappropriati, che riguardano le competenze del Commissario Goio (ordinanza Gabrielli, settembre 2013).  Dalle nostre parti si dice: cornuti e mazziati".

Infine l'appello al nuovo Presidente di Regione Abruzzo ed ai nuovi e vecchi Sindaci. "Chiediamo - concludono - pertanto al nuovo Presidente della Regione e ai nuovi e vecchi sindaci della nostra valle ( Pescara, Spoltore, S.Giovanni Teatino, Chieti, Rosciano, Scafa, Alanno, Tocco da Casauria, Tosse de’passeri, Castiglione etc.) di pretendere analisi terze e indipendenti per conoscere lo stato delle acque contaminate dalla discarica Tre Monti, apparentemente ancora in mano alle competenze di Goio, al contrario delle altre aree inquinate che sono, regolarmente, “controllate” dal Ministero dell’Ambiente!". Al di là di tutto quanto solo una cosa è certa. L'Abruzzo è stato avvelenato e l'Abruzzo è in grado di giudicare chi gli ha fatto del male.

Redazione Independent

giovedì 26 giugno 2014, 13:18

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