"Caravaggio il corpo ritrovato" presentato ad Avezzano il prossimo 11 marzo

E' stato girato un documentario sulle ricerche di un team di scienziati per stabilire se i resti rinvenuti a Porto Ercole appartengano o meno al Genio

"Caravaggio il corpo ritrovato" presentato ad Avezzano il prossimo 11 marzo

PORTO ERCOLE. Le ricerche di un team di scienziati coordinato da Silvano Vinceti per stabilire se i resti rinvenuti a Porto Ercole appartengano al Caravaggio: una grande avventura che è diventata un documentario, dal titolo "Caravaggio, il corpo ritrovato", che verrà trasmesso ad Avezzano nelle sale del cinema Astra il prossimo 11 marzo 2015 nell’ambito della settimana della cultura scientifica e tecnologica organizzata dal Liceo Scientifico Vitruvio Pollione  Saranno presenti; il prof. Silvano Vinceti, il prof. Antonio Moretti e il regista del documentario Marco Visalberghi.

Come e perché muore Caravaggio? Che fine ha fatto il suo corpo? Il documentario cerca di rispondere a queste domande. 

Uno dei pittori italiani più noti e amati al mondo. Protagonista tra i più controversi del suo tempo, Michelangelo Merisi da Caravaggio esercita, ancora oggi a 400 anni di distanza, un fascino che non ha eguali. La sua vita romanzesca, fatta di grandi successi, continui guai con la giustizia, aggressioni, e fughe precipitose, si conclude in circostanze misteriose in un giorno di luglio del 1610. Come, dove e perché muore Caravaggio? Che fine ha fatto il suo corpo?

La produzione originale italiana CARAVAGGIO. IL CORPO RITROVATO, racconta l’unica ricerca compiuta su quelli che con ogni probabilità sono i resti mortali di uno dei più grandi artisti di tutti i tempi.

Prodotto da Doclab (regia Marco Visalberghi, autore Patrizia Marani) per National Geographic Channel e girato in alta definizione, il documentario segue, passo dopo passo, lo svolgersi di una grande ricerca scientifica che si è prefissa di trovare lo scheletro di Caravaggio, e interrogare le sue ossa, per rispondere alle domande che gli storici dell’arte si pongono da allora.

Tutto ha inizio da un articolo pubblicato diversi anni fa, in cui l’archeologa Giovanna Anastasia di Porto Ercole dichiarava di aver visto da bambina i resti del corpo di Caravaggio. Erano venuti alla luce nel 1956 – dichiarava Giovanna- durante gli scavi per allargare la strada di accesso al paese di Porto Ercole.

L’articolo cade per caso sotto gli occhi di Silvano Vinceti uno storico con la passione per le indagini storico-antropologiche e presidente del “Comitato Nazionale per la Valorizzazione dei Beni Storici Culturali e Ambientali” che concepisce l’idea ambiziosa di tentare di ritrovare le spoglie del grande pittore attraverso il coinvolgimento di un gruppo di scienziati, ricercatori e storici con una consolidata esperienza in questo genere d’indagini.

E’ l’inizio della lunga e difficile avventura che vede all’opera ricercatori di numerosi centri di ricerca scientifica italiana tra i quali: Giorgio Gruppioni, docente di Antropologia dell’Università di Bologna, Elisabetta Cilli, genetista dell’Università di Bologna, Antonio Moretti e Domenico Mancinelli dell’Università dell’Aquila, Massimo Andretta Direttore del C.R.S.A. Med Ingegneria di Marina di Ravenna, il prof. Lucio Calcagnile direttore del CEDAD dell’Università del Salento e Stefania Romano per le ricerche storiche.

I ricercatori scoprono che gli scheletri recuperati nel ’56 sono conservati nel cimitero di Porto Ercole. Ma quando scendono nella cripta si trovano di fronte centinaia di scheletri accatastati alla rinfusa e, analizzarli tutti è umanamente impossibile.

Comincia allora una straordinaria batteria di test scientifici che permette ai ricercatori di ridurre gradatamente il numero dei possibili indiziati. Poco alla volta vengono isolati tutti maschi alti intorno al metro e settanta, deceduti all’età di 40 anni circa. Poi la datazione con il carbonio 14 individua quelli morti a cavallo del 1610, e la concentrazione dei metalli pesanti quali il piombo, ancora presente nelle ossa indica che in vita quell’individuo era con buone probabilità un pittore.

 

Le ricerche storiche si intrecciano con gli esami scientifici nel tentativo di ricostruire i momenti essenziali della vita di Caravaggio. Dal momento della fuga da Roma a seguito dell’assassinio di Tomassoni, al suo continuo girovagare tra Napoli, Malta e la Sicilia, sempre più ossessionato dalla pena capitale che pesa sulla sua testa.
I ricercatori si convincono che il comportamento allucinato del pittore sia da mettere in relazione con il progressivo avvelenamento da piombo di cui soffriva, e forse è proprio il piombo potrebbe essere la causa, almeno indiretta, della sua morte. Il suo temperamento aggressivo e turbolento, gli improvvisi attacchi d’ira potrebbero essere proprio determinati da un sistema nervoso debilitato dalla intossicazione da questo metallo. 

Ma prima di trarre conclusioni affrettate serve la prova definitiva che quelle ossa siano proprio quelle del pittore, Quindi serve la prova del DNA. Già estrarlo da ossa rimaste in terra per 400 anni non è facile, ma trovare il DNA con cui confrontarlo si rivela ancora più difficile. Caravaggio non ha eredi diretti per linea femminile ne tanto meno per via maschile, per cui l’ultima risorsa possibile è quella di confrontare il DNA estratto dai resti indiziati con quello del cromosoma Y dei Merisi ancora oggi esistenti nella zona di Caravaggio. I marcatori esaminati a questo scopo sono 17 e i Merisi hanno mostrato di possederne una combinazione tipica. Dalle ossa deteriorate del campione indiziato, quello contrassegnato con il n° 5, i ricercatori riescono ad evidenziare prima 6 poi 7 poi 11 marcatori che si rivelano tutti compatibili con la combinazione dei Merisi. Si tratta di una coincidenza così alta da dichiarare con certezza di aver trovato i resti di Michelangelo Merisi da Caravaggio,

Per la prima volta il fitto mistero che avvolge la morte di Caravaggio trova alcuni punti fermi che permettono a Vinceti di ricostruire le ultime ore della sua tragica vita. Avvalendosi del contributo di storici dell’arte del livello del prof. Maurizio Calvesi prof. Vincenzo Pacelli, Helen Landon, e Francesca Cappelletti Vinceti conclude che i dati scientifici uniti alle evidenze storiche gli permettono di affermare con assoluta certezza di aver trovato i resti mortali del pittore. Per gli studenti della settimana della cultura scientifica e tecnologica sarà sicuramente una mattinata indimenticabile.

 

Comitato Nazionale per la Valorizzazione dei Beni Storici, Culturali e Ambientali 

Associazione culturale Etereoarte

 

domenica 08 marzo 2015, 11:26

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