Zupo: «Sei anni d'Inferno»

Ciclone - Faccia a faccia tra Cantagallo e l'ex capo della Mobile. Confermate la fuga di notizie e le lettere anonime

Zupo: «Sei anni d'Inferno»

ZUPO IN AULA - Nicola Zupo, l'ex capo della Squadra Mobile di Pescara e principale investigatore dell'operazione "Ciclone", è seduto al banco dei testimoni, nell'aula 1 del tribunale di Pescara. Fu lui, attualmente in servizio a Sanremo, a dare il via, insieme al Pm Gennaro Varone, a quell'operazione che nel 2006 decapitò la giunta del centrosinistra, guidata dal Sindaco Enzo Cantagallo, e che oggi vede imputate, oltre l'ex Primo Cittadini, anche altre 31 persone tra politici, poliziotti ed imprenditori abruzzesi. In aula Zupo ha deposto con il cuore per quasi un'ora, raccontando fatti circostanze dure, tra cui anche le infamanti lettere anonime sulla presunta relazione amorosa tra la moglie, Antonella Marsiglia, ed il principale imputato Enzo Cantagallo. «Un inferno che dura da sei anni», ha dichiarato a fine udienza l'ex ispettore della Mobile di Pescara. E' stato un esame quasi libero: una ricostruzione di fatti e ciscostanze, attraverso le domande del Pm e del Presidente Carmelo De Santis, sul presunto sistema di tangenti nella quinta città d'Abruzzo per numero di abitanti. Tra i banchi, come spettatori, tutti gli uomini della Squadra Mobile che hanno partecipato alle indagini di "Ciclone" e che hanno voluto sostenere l'ispettore in questa durissima deposizione. 

LA FUGA DI NOTIZIE NELLE INDAGINI - Il pm Gennaro Varone, titolare dell'inchiesta "Ciclone", incomincia l'esame del teste della Procura nel primo pomeriggio. Zupo ha raccontato come sono incominciate le indagini (nel 2003), di Antonella Marsiglia, delle intercettazioni ambientali e telefoniche, di come è avvenuta la fuga di notizie e dei rapporti tra Catagallo e Lamberto Di Pentima con alcuni ispettori di polizia ed altri importanti uomini delle Istituzioni. In particolare, Zupo si è soffermato sulla posizioni di alcuni ispettori di polizia, tra cui Colangelo e dei motivi per i quali è stato escluso dal pool di investigatori. Dopodichè si è parlato della tempesta di lettere anonime che venivano inviate un pò ovunque, in procura ed in questura, e nelle quali l'ispettore Zupo veniva dipinto come «un cornuto». La tempesta diffamatoria è proseguita, poi, anche quando l'ispettore Zupo ha preso servizio a Ravenna: venne, infatti, inviato ad un giornale locale l'ennesima lettera che lo dipingeva come presunto braccio armato in una guerra tra giudici. Si è, poi, parlato del tentativo degli imputati di coinvolgere importanti umoni delle istituzioni per avere notizie certe sulle intercettazioni ambientali e delle indagini a loro carico.

«MIA MOGLIE NON E' RACCOMANDATA» - Per la difesa Cantagallo l'ispettore fece pressioni affinchè Antonella Marsiglia, moglie di Nicola Zupo e di professione agente di Polizia Municipale, ottenesse il trasferimento dal Comune di Vigevano (Mi) a quello di Montesilvano. Questa circostanza viene seccamente smentita dall'ispettore della Squadra Mobile, attraverso la citazione di alcuni articoli di legge relativi al ricongiungimento famigliare. Varone non ha insistito ulteriormente, perchè l'ispettore Zupo, in maniera del tutto libera, ha raccontato anche di come avesse messo a conoscienza della Procura del suo possibile coinvolgimento sentimentale nelle indagini. La difesa non ha insistito nel controesame del teste e solo in un'occasione Cantagallo ha preso la parola per precisare la posizione contrattuale della figlia dell'ispettore Colangelo, assunta come dipendente a tempo determinato nello staff dell'ex Primo cittadino di Montesilvano. Dopo quasi un'ora De Santis ha liberato il teste che è stato immediatamente assalito da telecamere è fotografi. Commovente l'abbraccio con gli uomini della Squadra Mobile, compreso l'attuale ispettore Pierfrancesco Muriana.

Marco Beef

mercoledì 22 febbraio 2012, 13:57

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