Spiagge abruzzesi, diffida all’Anci

Nel mirino di Mare Libero vi è il tavolo tecnico per definire il cosiddetto "Modello Abruzzo": un bando tipo da utilizzare per le prossime gare di assegnazione delle concessioni demaniali

Spiagge abruzzesi, diffida all’Anci

L'associazione Mare Libero APS ha notificato ieri una formale diffida all'ANCI Abruzzo e ai 19 Comuni costieri della regione, da Martinsicuro a San Salvo. L'atto richiede l'immediata attivazione della co-programmazione sull'utilizzo del demanio marittimo, procedura prevista dall'articolo 55 del Decreto Legislativo 117/2017 (il cosiddetto Codice del Terzo Settore). Nel mirino dell'associazione vi è il tavolo tecnico istituito dall'ANCI (promosso sui suoi canali social lo scorso febbraio) per definire il cosiddetto "Modello Abruzzo": un bando tipo da utilizzare per le prossime gare di assegnazione delle concessioni demaniali marittime a scopo turistico-ricreativo, nel complesso scenario della Direttiva Bolkestein . L'associazione lamenta come, in base a quanto comunicato da ANCI Abruzzo, tale tavolo coinvolga esclusivamente le associazioni di categoria dei balneari, escludendo sistematicamente gli Enti del Terzo Settore che, al pari di Mare Libero APS, sono portatori di interessi collettivi e sociali.

Questa esclusione appare ancora più marcata se si considera che Mare Libero APS aveva già richiesto formalmente, nell'estate del 2024, l'attivazione di percorsi di co-programmazione a tutti i municipi costieri abruzzesi. Nonostante l'istanza, l'associazione riferisce di non aver ricevuto alcun riscontro procedurale significativo, fatta eccezione per alcune aperture da parte dei comuni di Tortoreto, Montesilvano, San Vito Chietino, Fossacesia e Vasto. A tal proposito, la diffida richiama con forza la Sentenza n. 131/2020 della Corte Costituzionale, sostenendo che il coinvolgimento attivo dei cittadini e degli Enti del Terzo Settore non sia una mera facoltà discrezionale dei sindaci, bensì un preciso obbligo di legge. <<La mancata attivazione della co-programmazione -- avverte l'associazione -- vizia l'intero iter amministrativo e potrebbe esporre ogni atto prodotto, inclusi i bandi di gara, al rischio di annullamento per carenza di istruttoria e omessa motivazione circa le finalità sociali del demanio>>.

Contestualmente, Mare Libero sottolinea come la scadenza delle concessioni imposta dalla normativa euro-unitaria rappresenti un'occasione irripetibile per i Comuni per esercitare una reale discrezionalità pianificatoria, con l'obiettivo di valutare se determinati tratti di costa debbano essere sottratti allo sfruttamento commerciale per essere finalmente restituiti alla libera fruizione dei cittadini. Il tema è particolarmente sentito in Abruzzo, dove il regolamento regionale prevede una quota minima di spiagge libere pari al 20%, una percentuale decisamente inferiore rispetto al limite del 50% fissato da regioni come Lazio, Puglia e Sardegna. Proprio per scongiurare una cristallizzazione delle posizioni attuali, la diffida intima alle amministrazioni di non inserire nei bandi clausole volte a privilegiare la "continuità aziendale" dei concessionari storici, ignorando le esigenze di accessibilità e tutela ambientale formalizzate dagli Enti del Terzo Settore.

In assenza di un riscontro formale, Mare Libero APS si riserva di adire le vie legali presso i tribunali amministrativi e di segnalare le criticità riscontrate all'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) . Quest'ultima, peraltro, ha già indirizzato una dura nota all'ANCI nel febbraio 2026, vietando espressamente l'inserimento di criteri discriminatori che favoriscano i concessionari uscenti, a tutela dei principi di concorrenza fissati dal diritto dell'Unione Europea.