Ricostruzione post-sisma, cinque provvedimenti antimafia per imprese edili

Due interdittive e tre misure di prevenzione collaborativa. Dall’inizio dell’anno sono 29 gli interventi adottati per tutelare i cantieri del Centro Italia

Ricostruzione post-sisma, cinque provvedimenti antimafia per imprese edili

La Struttura per la prevenzione antimafia del Ministero dell’Interno ha adottato cinque nuovi provvedimenti nei confronti di imprese edili che avevano richiesto l’iscrizione all’Anagrafe antimafia degli esecutori, requisito necessario per partecipare agli interventi della ricostruzione post-sisma 2016 nel Centro Italia. Nel dettaglio, sono state emesse due interdittive antimafia nei confronti di imprese per le quali sarebbero emersi collegamenti con ambienti camorristici e con esponenti di rilievo della criminalità organizzata foggiana. Le altre tre aziende, tra loro interconnesse e con sede nell’Aquilano, sono state sottoposte a misure di prevenzione collaborativa della durata di dodici mesi. I provvedimenti sono stati adottati in relazione a rapporti occasionali tra alcuni titolari e figure di vertice della criminalità organizzata campana.Con le decisioni più recenti, salgono a 29 i provvedimenti antimafia adottati dall’inizio del 2026 nell’ambito della ricostruzione del Centro Italia: 24 interdittive e cinque misure di prevenzione collaborativa. «Manteniamo alta l’attenzione sui tentativi di infiltrazione mafiosa nella ricostruzione del Centro Italia», ha dichiarato il prefetto Paolo Canaparo, direttore della Struttura per la prevenzione antimafia. L’obiettivo, ha spiegato, è tutelare le ingenti risorse pubbliche stanziate dal Governo e garantire che gli interventi siano realizzati da imprese che operano nel rispetto della legalità. Canaparo ha sottolineato il rafforzamento delle attività di prevenzione e la collaborazione con il Commissario straordinario per la ricostruzione del sisma 2016, senatore Guido Castelli. Il prefetto ha inoltre richiamato il recente accordo con la struttura commissariale per il sisma e la frana di Ischia e il protocollo di legalità per la ricostruzione post-sisma dell’Aquila del 2009, sottoscritto con il coordinatore della Struttura di missione, i prefetti delle province abruzzesi e i titolari degli Uffici speciali per la ricostruzione. Secondo il commissario Castelli, la ricostruzione dell’Appennino centrale rappresenta un laboratorio nazionale per l’elaborazione di procedure e strumenti replicabili in altri contesti emergenziali. Tra i sistemi utilizzati per aumentare i controlli e la tracciabilità delle attività figurano il badge elettronico di cantiere, il settimanale di cantiere e la piattaforma GE.DI.SI. «Legalità, sicurezza e innovazione non sono adempimenti separati, ma parti di un’unica strategia», ha affermato Castelli, evidenziando la necessità di accelerare la ricostruzione senza ridurre l’attenzione sul rispetto delle regole, sulla sicurezza dei lavoratori e sulla qualità degli interventi.