Ponte Celestino V, il WWF Abruzzo dice "No"

Le osservazioni alla Valutazione di Incidenza Ambientale denunciano lacune nello studio ambientale e rischi per habitat e fauna del Parco Nazionale della Maiella. Dubbi anche sull'utilità dell'opera e

Ponte Celestino V, il WWF Abruzzo dice "No"

Il WWF Abruzzo conferma la propria contrarietà al progetto del Ponte Celestino V, l'infrastruttura prevista lungo la strada intercomunale di collegamento tra la SP 64 e la SS 614, nei territori di Roccamorice e Lettomanoppello. Nelle osservazioni tecnico-scientifiche presentate alla procedura di Valutazione di Incidenza Ambientale (VIncA), l'associazione chiede di concludere negativamente l'iter e di non approvare l'intervento, poiché la documentazione esaminata non dimostra con sufficiente certezza scientifica l'assenza di effetti negativi sugli ambienti naturali interessati.

Al netto delle incongruenze sull'iter amministrativo sollevate anche da altri Enti e dei giudizi del TAR ancora sospesi — per i quali il WWF Abruzzo ha proposto due interventi ad opponendum — ciò che emerge dalle osservazioni è che l'opera ricade in un contesto di particolare pregio naturalistico, all'interno del Parco Nazionale della Maiella e di due siti della Rete Natura 2000: la Zona Speciale di Conservazione (ZSC) "Fonte di Papa" e la Zona di Protezione Speciale (ZPS) "Parco Nazionale della Maiella".

Un territorio nel quale la valutazione degli impatti deve considerare non soltanto le superfici direttamente occupate dall'infrastruttura, ma anche i potenziali effetti negativi sulla fauna, sugli habitat e sulle connessioni ecologiche tra questi ultimi, sia durante le fasi di cantiere che nelle successive fasi di esercizio e manutenzione.

"Lo studio ambientale presenta lacune che non possono essere considerate marginali" è la posizione del WWF Abruzzo. Tra le criticità evidenziate figurano:

· l'insufficiente quantificazione degli effetti sulle specie faunistiche;
· la necessità di verificare con maggiore precisione la presenza degli habitat tutelati e la loro distribuzione spaziale;
· l'assenza di un'analisi adeguata degli effetti cumulativi del progetto;
· approfondimenti carenti sul disturbo acustico rispetto agli ambienti frequentati dalla fauna;
· dubbi sulla reale efficacia delle misure di mitigazione proposte.

Particolare attenzione è riservata al Fosso Sant'Angelo, riconosciuto dallo stesso Studio di Incidenza come corridoio ecologico, importante per il rifugio, l'alimentazione, la riproduzione e gli spostamenti della fauna. Le caratteristiche strutturali del ponte, da sole, non bastano a escludere che il cantiere e la successiva presenza dell'infrastruttura possano alterare la funzionalità ecologica di quest'area.

A preoccupare è anche la durata dei lavori, stimata in circa tre anni. Il semplice avvio del cantiere al di fuori del periodo riproduttivo non garantisce la tutela della fauna negli anni successivi. Occorrono valutazioni più approfondite e dati verificabili sui potenziali effetti avversi dei lavori, sia in termini di disturbo acustico per la fauna sia rispetto a potenziali alterazioni della vegetazione e della qualità delle acque. Dati ottenibili solo a valle di un programma di monitoraggio ambientale scientificamente robusto e di durata adeguata.

Il WWF Abruzzo sottolinea anche l'assoluta sproporzione tra i costi dell'opera e i suoi presunti benefici: un ponte di circa 180 metri, dal costo di milioni di euro, realizzato soltanto per bypassare una singola curva. Un intervento che non risolverà i problemi della viabilità, considerato che le infrastrutture stradali a monte e a valle resteranno invariate, né contribuirà concretamente a migliorare l'afflusso turistico e le condizioni delle aree interne.

Uno spreco di risorse pubbliche che, secondo l'associazione, non possiamo permetterci. I finanziamenti dovrebbero essere destinati alle reali necessità dei territori montani, a partire dalla manutenzione di strade spesso dissestate e dal potenziamento del trasporto pubblico locale — che ridurrebbe l'impatto del traffico veicolare anche sulla viabilità locale dell'area — anziché essere impiegati per l'ennesima "cattedrale nel deserto".

Manca, inoltre, un adeguato confronto con l'ipotesi di non realizzare l'intervento e con possibili alternative meno costose e impattanti, indispensabile per dimostrarne l'effettiva necessità e convenienza.

Insomma, un progetto che l'associazione chiede di archiviare: il territorio abruzzese ha bisogno di coniugare tutela ambientale e investimenti infrastrutturali in maniera ponderata. Le "grandi opere", tanto costose quanto prive di reali benefici, difficilmente si adattano a tale scopo.