Parco Costa Teatina, Coldiretti: “Stralcio per le aziende agricole”

L’organizzazione mette a disposizione una PEC per chiedere l’esclusione dei terreni o la riclassificazione in zona 3. Rivolta ai Comuni la richiesta di una posizione chiara a tutela delle imprese

Parco Costa Teatina, Coldiretti: “Stralcio per le aziende agricole”

Coldiretti Chieti passa all’azione concreta sul Parco Nazionale della Costa Teatina, dopo la sentenza del TAR Abruzzo che ha sbloccato l’iter istitutivo imponendo al Ministero dell’Ambiente di concludere la procedura entro 90 giorni. L’organizzazione ha reso disponibile per le aziende agricole interessate una casella PEC per inoltrare formale richiesta di stralcio dei propri terreni dal perimetro dell’area protetta o, in subordine, la riclassificazione in zona 3, quella a minore vincolo.

“Coldiretti non è contro il Parco e non è contro i parchi: siamo per una tutela del territorio che sappia convivere con l’agricoltura”, spiega il presidente provinciale di Coldiretti Chieti, Pier Carmine Tilli. L’obiettivo, secondo Tilli, è tutelare le aziende che lavorano e investono, evitando vincoli incompatibili con le esigenze produttive: “Le imprese agricole non sono un elemento estraneo da tutelare, ma una componente fondamentale: attraverso il lavoro quotidiano si mantengono i terreni, si presidiano le aree rurali e si conserva quel paesaggio che il Parco vuole valorizzare”. La richiesta riguarda in particolare le aziende inserite nelle zone 1 e 2, dove le misure di salvaguardia prevedono ulteriori divieti e il ricorso al nulla osta del Comitato di gestione per numerosi interventi.  “Un’azienda agricola non può essere congelata – sottolinea il direttore di Coldiretti Chieti, Domenico Bosco – deve poter rinnovare gli impianti, migliorare l’irrigazione, adeguare le strutture e continuare a investire”. Secondo Bosco, se le imprese vengono messe nelle condizioni di non poter più investire, “si rischia di ottenere l’effetto opposto rispetto a quello perseguito”.

Parallelamente, Coldiretti Chieti ha inviato una nota ai Comuni interessati dalla perimetrazione, chiedendo alle amministrazioni di assumere una posizione chiara a tutela delle aziende agricole e di intervenire affinché le aree produttive non vengano penalizzate. “Non chiediamo di scegliere tra ambiente e agricoltura, chiediamo di farli convivere”, evidenzia il direttore regionale di Coldiretti Abruzzo, Marino Pilati.  Per Pilati, un Parco può essere una grande opportunità per il territorio e anche per le imprese agricole, “se viene costruito tenendo conto delle attività che già esistono e che hanno contribuito a mantenere e valorizzare il paesaggio”. Coldiretti annuncia che continuerà a seguire l’iter del Parco e ad accompagnare le imprese interessate nella presentazione delle istanze, con l’obiettivo di garantire “una tutela del territorio capace di valorizzare, e non penalizzare, il ruolo dell’agricoltura”.

La mossa di Coldiretti arriva mentre è in corso il conto alla rovescia per la nascita formale del Parco. La sentenza n. 335/2026 del TAR Abruzzo, depositata il 22 giugno, ha accolto il ricorso del WWF Italia e ordinato al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) di concludere entro 90 giorni la fase procedimentale: delimitazione provvisoria, adozione delle misure di salvaguardia e costituzione del soggetto di gestione provvisoria.  In caso di ulteriore inerzia, è prevista la nomina di un commissario ad acta su istanza del WWF. Secondo le ultime ricostruzioni, il termine scadrà intorno alla metà di settembre 2026, e il WWF ha già diffidato il Ministero a rispettare la scadenza.

Sul tavolo resta aperta la discussione sulla perimetrazione e sulle norme di salvaguardia, con i territori e le categorie economiche chiamati a confrontarsi sul futuro dell’area protetta.