“Legami alle comete, come alle code dei cavalli, trascinami, squarciandomi sulle punte delle stelle.”. Vladimir Vladimirovič Majakovskij
La critica non è un favore: giornalisti abruzzesi contro Buscè
Ordine dei giornalisti e Ussi respingono le accuse del tecnico del Pescara: "Nessun attacco personale, il dissenso si affronta con le argomentazioni"
"Nessun giornalista ha mai pronunciato né scritto offese o attacchi personali". È netta la posizione dell'Ordine dei giornalisti d'Abruzzo, che giudica "inaccettabili" le parole di Antonio Buscè, allenatore del Pescara, rivolte ai cronisti nel dopo gara con l'Ostiamare. Accuse respinte al mittente, con una precisazione che suona come un principio: il diritto di critica garantito dall'articolo 21 della Costituzione "non è un favore concesso dagli allenatori".
Al centro della querelle c'è il tentativo, denunciato dall'Ordine, di delegittimare chi racconta la partita. "Il calcio non è una zona franca — si legge nella nota — e una partita andata male non è un pretesto per processare chi racconta". Il ragionamento è simmetrico: come nessun giornalista pretende di fare la formazione, nessun tecnico può dettare quali giudizi siano ammissibili. "Il dissenso si affronta con le argomentazioni, non delegittimando chi lo esprime".
Sulla stessa lunghezza d'onda il gruppo abruzzese dell'Ussi (Unione Stampa Sportiva Italiana), che stigmatizza "con fermezza" le affermazioni e soprattutto l'atteggiamento del tecnico nel post partita. L'Unione riconosce il diritto di Buscè di difendere "serietà e qualità del proprio lavoro, anche utilizzando numeri e casistiche", ma sottolinea che ciò non può trasformarsi in un "maldestro tentativo di ledere il diritto-dovere dei giornalisti di esprimere opinioni e commentare risultati". La sola "pagella" universalmente riconosciuta di squadre e tecnici, ricorda l'Ussi, resta la classifica.
Sul piano delle accuse personali, l'Ussi è tranchant: "Non risulta che l'allenatore abbia subito attacchi personali da giornalisti iscritti all'Ordine". Da qui l'invito a fornirne prova, "anziché generalizzare e attaccare tutta la categoria". Fermo restando il limite inviolabile del rispetto per la persona, l'Ussi si dichiara pronto a denunciare e a solidarizzare con l'interessato qualora tali attacchi esistano, rimandando per il resto — il cosiddetto mondo social — al principio delle responsabilità individuali.
In conclusione, l'Ussi respinge "in toto" le argomentazioni di Buscè e conferma piena solidarietà ai colleghi coinvolti, auspicando un sollecito ritorno a un corretto rapporto: dialettica anche aspra, comprensibile nella tensione agonistica, ma sempre inscindibile dal rispetto dei ruoli e delle inviolabili libertà di opinione e critica. Perché, come sintetizza l'Ordine, "la critica si può contestare, non mettere a tacere. Il pluralismo non si difende solo quando le opinioni fanno comodo".




