“Legami alle comete, come alle code dei cavalli, trascinami, squarciandomi sulle punte delle stelle.”. Vladimir Vladimirovič Majakovskij
Arrestato a L'Aquila scafista ospite di un centro di accoglienza
La Polizia di Stato ha fermato un egiziano del 1999: avrebbe organizzato e guidato un viaggio con almeno 22 migranti a bordo, partito dalla Libia nel maggio 2025. Due gli indagati insieme a lui
La Polizia di Stato di L'Aquila ha arrestato uno scafista ospite di un CAS (Centro di accoglienza straordinaria). L'operazione è scattata lo scorso 17 ottobre, quando il personale della Sezione criminalità organizzata della Squadra Mobile di L'Aquila, diretta dal vice questore Roberta Cicchetti, ha dato esecuzione al fermo di indiziato di delitto emesso dal Pubblico Ministero titolare delle indagini, coordinato dalla Procura della Repubblica di L'Aquila. L'uomo, un egiziano di 27 anni attualmente senza fissa dimora e in precedenza ospite di un CAS della provincia in qualità di richiedente protezione internazionale, è stato rintracciato in città e condotto presso la locale Casa Circondariale.
L'attività investigativa è nata dalla costante interlocuzione tra il personale specializzato della Squadra Mobile e gli operatori dei CAS del territorio, finalizzata a intercettare eventuali elementi degni di approfondimento investigativo. Gli accertamenti hanno permesso di stabilire che l'egiziano, in qualità di scafista, nel maggio 2025 aveva organizzato ed effettuato il trasporto, a bordo di un natante proveniente dalla Libia, di almeno 22 persone, procurandone illegalmente l'ingresso nel territorio dello Stato ed esponendole a pericolo per la loro vita o incolumità. Il tutto dietro il pagamento di circa 3.500 euro per migrante, con l'aggravante di aver commesso il reato attraverso il contributo di un gruppo criminale organizzato attivo in più di uno Stato, con base in Libia e dedito alla gestione di centri di raccolta di migranti e all'organizzazione dei trasporti verso le coste italiane.
Oltre all'egiziano, sono stati indagati altri due soggetti facenti parte dell'organizzazione criminale, anch'essi presenti a bordo dell'imbarcazione giunta sulle coste di Lampedusa il 20 maggio 2025: uno con il compito di gestire il telefono satellitare in dotazione al natante, l'altro con quello di mettere il petrolio nel vano motore. Dopo il foto-segnalamento presso l'hot-spot di Lampedusa, due dei tre indagati – tra cui l'egiziano sottoposto a fermo – e alcuni dei migranti presenti sull'imbarcazione sono stati trasferiti il successivo 23 maggio 2025 presso due CAS della provincia.
Nel corso delle indagini, uno dei migranti trasferiti a L'Aquila ha raccontato agli agenti della Squadra Mobile il calvario vissuto per raggiungere le coste italiane. L'uomo ha riferito di aver dovuto corrispondere all'organizzazione una cospicua somma di denaro e di essere stato brutalmente malmenato dagli organizzatori alla frontiera Sudan-Libia, non essendo riuscito a pagare l'intero importo in un'unica soluzione. Durante gli undici mesi in cui la famiglia ha cercato il denaro richiesto, il migrante è rimasto in un centro di prigionia presso la frontiera libica e, solo dopo il pagamento di altri 3.500 euro, è stato trasferito a Tripoli e poi a Zawiya. Qui, per due mesi, è stato trattenuto in un centro con altre 300-400 persone, dove ha conosciuto l'egiziano sottoposto a fermo: questi dormiva in un appartamento insieme a tutti gli addetti alle barche e, prima della partenza, aveva ricevuto precise indicazioni dal boss dell'organizzazione, ovvero quella di gettare in mare il GPS in caso di incrocio con una barca europea e di riferire, in caso di controllo, di essere "uno come tanti", circostanza che gli altri presenti sull'imbarcazione avrebbero dovuto confermare.
Nel corso delle indagini è stato recuperato sia un video che documenta il pestaggio del migrante, sia un video che ritrae il viaggio a cui il predetto ha preso parte, in cui è visibile l'egiziano sottoposto a fermo mentre guida l'imbarcazione, insieme alla presenza degli altri due indagati.




