Nella dannunziana Pescara si consuma molto sesso a pagamento

Al centro delle indagini una cittadina ucraina che gestiva un giro di escort in tre casa di appuntamento. Sequestrati anche 400mila euro

Nella dannunziana Pescara si consuma molto sesso a pagamento

A PESCARA SI CONSUMA MOLTO SESSO A PAGAMENTO. La dannunziana Pescara si conferma la capitale del sesso a pagamento. A distanza di nemmeno una settimana dall'operazione di polizia, che ha stroncato un giro di prostituzione cinese e portato in manette una pericolosa banda di orientali che sfruttavano connazionali, ecco ancora una nuova indagine sul mercato del sesso. Al centro delle indagini una cittadina ucraina che, pur essendo ufficialmente disoccupata e priva di redditi, gestiva un consistente giro di escort in tre case di appuntamento. A suo carico è stato effetttuato anche un sequestro di beni per un valore di oltre 400.000 euro.

IL BLITZ ALL'ALBA. All’alba di questa mattina, è giunta alla fase finale un’importante operazione contro lo sfruttamento della prostituzione condotta dalla Polizia di Stato di Pescara, sotto la direzione della locale Procura della Repubblica (P.M. dott. Andrea Papalia). Un’indagine che ha portato il GIP del Tribunale di Pescara (dott.ssa Maria Michela Di Fine), ad emettere due misure restrittive ed un provvedimento di sequestro di beni e che, oltre ai due arrestati, conta altri quattro indagati.

LE ACCUSE DI SFRUTTAMENTO. Oggetto delle investigazioni è stata una cittadina ucraina che da tempo sfruttava l'attività di meretricio svolta da decine di prostituite all'interno di tre appartamenti a Pescara e Montesilvano (PE), due dei quali di sua proprietà, incassando ingenti profitti derivanti dalla ripetuta locazione “in nero” degli immobili. La donna, inoltre, in concorso con i suoi genitori, in violazione della normativa disciplinante l’assegnazione delle pensioni sociali, ha attuato una truffa particolarmente spregevole in danno dello Stato italiano. 

LA TRUFFA ALL'INPS. I due anziani, infatti, fin dal mese di marzo del 2008, percepiscono la pensione in Italia anche se vivono stabilmente in Ucraina e conservano solo fittiziamente la residenza anagrafica. Secondo i dati dell’INPS questo tipo di reato è piuttosto diffuso anche perché i controlli sono difficili. Sul bilancio dell’ente, quindi, gravano diversi soggetti, sia italiani che stranieri, che non avrebbero diritto alla pensione. Le verifiche effettuate in collaborazione con l’Agenzia delle Entrate, Istituti bancari, Poste Italiane e ACI, hanno fatto emergere che l’indagata e il suo nucleo familiare, pur risultando senza adeguato reddito manifesto, ad eccezione delle due pensioni sociali dei genitori, sono proprietari di beni mobili, immobili e depositi di denaro, non giustificati dalla dichiarazione dei redditi.

SEQUESTRATI GLI APPARTAMENTI ED UN CONTO CORRENTE. Per questo il GIP ha emesso anche un decreto di sequestro preventivo di tre appartamenti, di un’autovettura e di un conto corrente postale, per un valore complessivo di oltre 400.000 euro, risultati intestati o comunque nella disponibilità dell’indagata che ufficialmente è disoccupata.

Ulteriori particolari nel corso della conferenza stampa che si terrà alle ore 11.00 odierne presso la Sala Conferenze della Questura di Pescara con la partecipazione del Direttore Provinciale dell’INPS che ha collaborato alle indagini.

Redazione Independent

 

venerdì 27 febbraio 2015, 09:20

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