Narcotraffico Palermo-Milano. Coinvolto abruzzese arrestato per omicidio

Operazione dei carabinieri di Bari sul traffico internazionale di stupefacenti. La cocaina finiva anche a Pescara

Narcotraffico Palermo-Milano. Coinvolto abruzzese arrestato per omicidio

SGOMINATA BANDA DI NARCOTRAFFICANTI: 21 ARRESTI. E’ in corso dalle prime luci dell’alba una vasta operazione antidroga sull’intero territorio nazionale condotta dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Bari finalizzata all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari di Bari su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia nei confronti di 21 soggetti, tra cui un pescarese in cella per omicidio, capeggiati da un 58enne andriese, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata al traffico, detenzione e spaccio di ingenti quantità di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, hashish e marijuana e detenzione a porto abusivo di armi. Nel corso dell’operazione i militari stanno eseguendo anche un sequestro beni pari a 1,5 milioni di euro riconducibili a stretti familiari del capo del sodalizio criminale.

TONNELLATE DI COCAINA DALLA COLOMBIA. L’indagine costituisce lo sviluppo di una precedente operazione fatta sempre dai carabinieri di Bari nel dicembre del 2013, che consentì di individuare importanti canali del narcotraffico internazionale che portavano in Italia chili e chili di cocaina, hashish e marijuana, provenienti dalla Colombia attraverso la Spagna, che poi venivano rivenduti nei principali capoluoghi italiani. dopo lo smistamento sulla piazza del nord barese, tra Andria, Barletta e Trani.

GLI STRATAGEMMI: SOCIAL NETWORK E AGENZIE DI SCOMMESSE. La banda aveva sviluppato sofisticati stratagemmi di trasporto, comunicazione e informazione per aggirare le indagini delle forze dell’ordine. I mezzi usati per trasportare la droga venivano bonificati da un’agenzia di sicurezza per cercare eventuali microspie, lo stupefacente veniva nascosto nelle batterie dei mezzi, in blocchi di cemento camuffati tra i materiali edili e in doppi fondi ricavati nei paraurti dei mezzi, nonché in barre di alluminio cave usate per il sostegno dei teloni di copertura dei camion. Per essere sicuri di muoversi e parlare tranquillamenti i criminali potevano contare su un’agenzia di pratiche automobilistiche di Andria,  che controllava le targhe di auto per vedere se erano mezzi civetta delle forze di polizia. Inoltre, per le comunicazioni più importanti i social network e le email venivano preferite alle telefonate, fatte comunque con schede telefoniche intestate a inesistenti cittadini stranieri. 

GIRO D'AFFARI DA 800MILA EURO. Ingenti i quantitativi di droga veicolati dal gruppo fino ad arrivare a carichi di 70, 80 chili di cocaina per un giro d’affari di circa 800mila euro al mese. Di qui la parallela indagine patrimoniale condotta dai Carabinieri che ha consentito di sottoporre a sequestro beni, pari a 1,5 milioni di euro, tra cui le abitazioni della figlia e del cognato del capo della banda, un 58enne di Andria, nonché, autovetture, motocicli di grossa cilindrata e sette conti correnti bancari. I carabinieri hanno anche accertato che, nonostante le centinaia di migliaia di euro che la banda incassava mensilmente, i nuclei familiari riferiti ai familiari del capo dell’organizzazione aveva dichiarato, tra i 2000 e il 2011, redditi ai limiti della sopravvivenza.

Redazione Independent

giovedì 20 novembre 2014, 17:29

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