La strage dei bambini

Dopo le Columbine tocca a una scuola del Connecticut subire la follia della armi: 27 morti, 20 sono bambini

La strage dei bambini

LA STRAGE DEI BAMBINI. Nel 1999 a Vienna, in un incontro durante il negoziato delle Nazioni Unite per il “Protocollo sulle firearms”, prendendo spunto dalla strage da poco commessa alla Columbine School in Colorado da due studenti che avevano ucciso diversi loro compagni, avevo sostenuto la necessità di regolamentare severamente ovunque la detenzione delle armi da fuoco, come in Italia. Il delegato statunitense si era richiamato alla salvaguardia costituzionale: il II° emendamento negli Stati Uniti rende libero l’acquisto di armi! L’Ambasciatore della delegazione italiana mi aveva sconsigliato a non riprendere il discorso; anche se il collega americano, che conoscevo per preparazione e simpatia, aveva confidato sommessamente che l’interpretazione rigida di quell’emendamento aveva dietro la potente lobby dei produttori di armi. L’eccidio in questi giorni di teneri bimbi e coraggiosi insegnanti nella quieta scuola di Newtown in Connecticut è l’ennesimo episodio nello tzunami di fuoco da armi facilmente ottenute; qui addirittura per il sollazzevole passatempo di una “mamma” con problematico figlio. Ed ecco ora la litania di lacrime e sdegno, riflessioni e promesse! In diretta anche del presidente Obama. Ma quanto essa potrà in un paese che sul commercio “civile” di firearms manovra miliardi di dollari e dove le “armerie” competono con gli “alimentari”; e dove anche John e Bob Kennedy hanno tragicamente fallito? E’ ineluttabile agire, specie se si pensa all’innesco giovanile in agguato! Non era sedicenne lo studente che anni prima nel Red Lake School in Minnesota sparò uccidendo diversi compagni e insegnanti? E quanti giovani in altre tragiche notizie di qualche giorno, poi archiviate? Ma non si trova tempo e volontà per riflettere su cosa stia succedendo ai giovani della società dei consumi; su quale incontrollabile istinto li spinge talora a uccidere e uccidersi. E non solo negli Stati Uniti, dove le armi sono a portata di mano! Si pensi agli eccidi di Kauhajoki e Tuusula in Finlandia, alla recente carneficina sull’isola di Utoya in Norvegia. Comune denominatore, sparatori giovani in un rituale quasi da film sognato. E da noi? Pur senza armi da fuoco, chi non ricorda gli eventi lontani di Omar ed Erika, di Amanda e Raffaele, i tredicenni assassini del pozzo di Sicilia, i “figli di satana” di Chiavenna..? Che non ci sia qualche connessione da approfondire? Ma tutto si archivia: riflessione e coscienza! Tali eventi non sono la punta di un iceberg sull’inganno educazionale dell’infanzia? A chi può sfuggire che i persuasori del marketing considerano i bimbi solo un “serbatoio di investimento” da sedurre con messaggi subliminali? Farli sentire forti, invincibili, giustizieri; magari con armi che vomitano fuoco e morte. Pur avendo la scienza provato che gli stimoli da loro assorbiti condizionano strati profondi della coscienza, gli “adulti” continuano imperterriti l’opera! Nel mondo in cui tutto è numero, chi ha calcolerà il “prodotto formativo” dei videogiochi che, sotto l’occhio distratto dei genitori, insegnano ad aggredire e uccidere? “Ma stanno così buoni, anche in pizzeria!”, l’ebete risposta. Che importa se ciò farà un giorno saltare il border-line di equilibrio in fughe nella droga, nell’alcol, nell’ebbrezza di guida, nei sempre più frequenti suicidi o raptus omicidi? Una recente sentenza della Corte Suprema statunitense ha vietato controlli sui giochi destinati ai minori, in nome della libera informazione. In quest’ipocrita spirale viene da chiedersi se la “dissacrazione dell’infanzia” non sia una delle vie più sottili e perverse di autodistruzione dell’umanità. Spaventarsi ed agire: lo esigono i sorrisi spenti nel sangue e terrore dei bimbi della scuola materna a Newtown-Stati Uniti.

 Ennio Di Francesco

domenica 16 dicembre 2012, 13:45

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