La guerra senza nemici di Kubrick

Lezioni di cinema. Viaggio nel mondo della guerra con Kubrick: dall'inutilità dell'effetto speciale all'occultazione del nemico

La guerra senza nemici di Kubrick

LA GUERRA SENZA NEMICI DI KUBRICK. Cinema e guerra si sono sempre trovati molto simpatici, sin da quando con un semplice movimento di camera si riusciva a simulare un'esplosione. Via via le tecniche di finzione si sono perfezionate fino ad arrivare agli effetti speciali di oggi. Del tutto in grado di rimpiazzare la realtà, l'effetto speciale digitale, ha avuto carta bianca per ottundere timpani e per intralciare il senso dei film a favore di “qualche”, evitabile, esplosione. Tuttavia bisogna stare attenti nel lamentarsi della modernità o si fa la fine del qualunquista disimpegnato, quindi meglio modificare l'approccio, ed invece di affossare le tendenze del presente, innalzerò le maestrie del passato, così che il vuoto dei “boom” contemporanei venga a galla spontaneamente -come melma nel lago in agosto. Il maestro in questione è, prevedibile dal titolo, Stanley Kubrick. Kubrick affronta il tema guerra e del conflitto in quasi qualsiasi pellicola: Arancia Meccanica, Spartacus, Barry Lyndon, 2001 Odissea nello spazio, per citarne solo alcuni, di cui -purtroppo- non parleremo.

Il primo film di Kubrick interamente ambientato in un conflitto di guerra è Orizzonti di Gloria (1957). E' considerato uno dei primi film antimilitaristi per antonomasia, alla pari de La Guerra di Piero nella musica leggera italiana. Si svolge durante la prima guerra mondiale, sul fronte francese-tedesco, i protagonisti sono i francesi, i quali, pare non abbiano molto gradito l'escamotage di usare il loro esercito per una forte denuncia antimilitarista ed hanno bandito il film fino al 1975. Andò peggio agli spagnoli che dovettero aspettare il 1986 -un anno dopo neanche a farlo a posta nelle sale sarebbe uscito Full Metal Jacket.

Il secondo film interamente ambientato in un conflitto è Il dottor Stranamore, ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba (1964), magistrale Peter Sellers -ricopre tre ruoli- e magistrale commedia grottesca satirica. Si svolge nel corso della guerra fredda, lato USA, dove per una serie di eventi viene lanciato l'ordine di un attacco nucleare su suolo URSS. Il clima satirico è quasi inarrivabile, sia per contesto storico/sociale sia per ambientazione. Mereghetti dice del film “la catastrofe atomica che incombe sull'umanità è vissuta come un lungo, insistito rapporto erotico, senza che lo sberleffo nasconda l'attacco ai miti cardine del potere”. Dr Stranamore influenzò talmente tanto quell'epoca che il neo eletto Ronald Regan, una volta giunto alla Casa Bianca, chiese, tra lo stupore dei presenti, di visionare la War Room che tanto appare nel film. Il personale della Casa Bianca dovette comunicargli, non senza un qualche imbarazzo, che non esisteva nessuna War Room.

Ultimo film preso ad esempio contro gli scempi del presente è probabilmente il più famoso, Full Metal Jacket (1987), anche qui, lato USA. Il film è diviso in due parti, la preparazione all'incontro col nemico e l'incontro col nemico, che anche qui, come sopra e sopra-sopra, non avviene. O meglio: l'unico nemico che appare è una ragazzina vietnamita verso la fine del film, uccisa per pena, non uccisa per guerra. Nell'ultima scena i Marines cantano la Marcia di Topolino con sullo sfondo, fuori fuoco, una città che brucia. Il disagio della guerra non ha mai avuto una rappresentazione migliore di questa scena finale. Tutti e tre questi film hanno in comune il contesto, che è motore del film, ossia di svolgersi durante un conflitto di guerra. Questo li renderebbe candidati perfetti per esplosioni ed altri mezzucci di riempimento filmico, e invece. In Dottor Stranamore, il grottesco e la satira spadroneggiano in ogni fotogramma e la guerra, nonostante sia il tema di tutto il film, non appare mai, se non nei titoli di coda, mentre le bombe nucleari illuminano il cielo e la voce di Vera Lynn canta We'll Meet Again illuminando l'anima.  

In Orizzonti di Gloria e Full Metal Jacket la presenza del nemico da combattere è fondamentale, ma il nemico non c'è. Il nemico si sente, si avverte e si percepisce ma non si vede. Del nemico non c'è traccia perché non sente la necessità di apparire. Il vero nemico è la società che permette e da vita alla guerra, quindi banalmente, il nemico siamo noi a causa dell'umano archetipo del conflitto. Il vero conflitto/guerra in entrambi i film si svolge tra le proprie fila, a causa delle illogiche logiche dietro la guerra di trincea o del Vietnam, dietro il conflitto fra chi la guerra la proclama e chi la guerra la combatte -entrambi i sensi della parola combattere. Questi due film hanno in comune due splendidi finali: in Full Metal Jacket i Marines cantano, come detto, la Marcia di Topolino mentre la città brucia sullo sfondo. La cantano a gran voce, pregando per un epifania che li stacchi da quella realtà per riportarli bambini ed innocenti. Dall'altra parte e trent'anni prima, in Orizzonti di Gloria i soldati francesi sono in una locanda, in una pausa di ristoro tra un battaglia e l'altra contro il nemico teutonico. I soldati sono lì a commuoversi al canto di una ragazza che intona un canto popolare germanico. Piccolo particolare non trascurabile: la ragazza è tedesca, facendo sì che sia il nemico a sollevarli dalle fatiche della guerra. Dolce curiosità: Susanne Christian, unica donna ad apparire nel film, interpretò la ragazza tedesca che canta nel finale del film e divenne poi la terza e ultima moglie di Kubrick, al quale restò legata tutta la vita.

 

Alcune parole di Kubrick potrebbero aggiungere qualcosa al tutto: «La distruzione di questo pianeta sarebbe insignificante, in prospettiva cosmica: per un osservatore sito nella nebulosa di Andromeda, il segno della nostra estinzione non sarebbe più appariscente di un fiammifero che si accende per un secondo nel cielo; se quel fiammifero arderà nel buio, non ci sarà nessuno a piangere una razza che usò il potere che avrebbe potuto mandare un segnale di luce verso le stelle per illuminare la sua pira di morte» Forse l'invettiva contro l'eccessivo uso di effetti speciali può sembrare un escamotage narrativo per rispolverare il passato, ma non è così. É la logica perversa dietro l'effetto speciale il nemico da combattere. L'artefatto effetto speciale si propone di spettacolizzare il vuoto, con la conseguenza di impoverire il concetto di Guerra eliminandovi il Conflitto, il tutto, a favore dello spettacolo. In altre parole, un qualcosa di vuoto e rumoroso, per quanto suggestivo e ben fatto, resta pur sempre un qualcosa di vuoto e rumoroso. In un film satollo di effetti speciali, lo spettatore viene completamente lobotomizzato, confuso e sbattuto, fino al ritrovarsi vivere emozioni intense per un'esplosione e non provare nulla per il nemico che muore. Se non l'avete ancora fatto guardate tutti i film elencati in questo articolo, tendenzialmente non dovreste pentirvene, ma in caso contrario sappiate è irrimediabilmente colpa vostra. In Amore e Guerra (Woody Allen, 1975) Boris, protagonista, si chiede: “E se fossimo solo un branco di gente assurda che corre in tondo senza nesso o ragione?” Kubrick risponde: “Topolin, Topolin, viva Topolin! Assomigli a tutti noi, sei furbo e birichin e perciò noi gridiam, viva Topolin! Solo tu – Topolin! – puoi capir – Topolin! i mille e mille sogni di un bambin, ah! ah! Ah!”

Fabio Fortuna

 

martedì 20 maggio 2014, 11:59

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