La crisi in Europa minaccia di riaccendere divisioni secolari

Gli europei diventano euroscettici: alle prossime elezioni favoriti partiti "No Ue". Dati agghiaccianti sulla poverà

La crisi in Europa minaccia di riaccendere divisioni secolari

LA CRISI ECONOMICA IN EUROPA MINACCIA DI RIACCENDERE LE DIVISIONI SECOLARI. Oggi, che la crisi economica sta mettendo a dura prova i principi di libertà, stato di diritto, democrazia, uguaglianza fondanti del trattato di Roma del 1957, sembrano riemergere le secolari divisioni tra le nazioni europee che nel secolo scorso hanno scatenato ben 2 guerre mondiali. Le accuse di egoismo che molti governi e la stessa Commissione Europea muovono alla Germania, si fanno sempre più frequenti e destano qualche seria preoccupazione circa la tenuta dell'UE. La politica della cancelliera tedesca, che non stimolando la domanda interna non promuove i consumi del paese, mentre favorisce le esportazioni germaniche danneggia quelle degli altri paesi come l'Italia in difficoltà economica e finanziaria. Le guerre per il dominio del vecchio continente non si fanno più con le armi, le occupazioni e i panzer, ma con il controllo dei mercati e con gli accaparramenti delle risorse dei paesi in difficoltà da parte di potenti lobby. Le ricette imposte all'Italia dall'UE come il fiscal compact, il rapporto debito PIL che non può eccedere il mitico al 3% , i piani di stabilità, la spending revue, finiranno con l'aggravare ancor più la crisi economica del paese e di conseguenza
anche quella sociale e politica.

I DATI AGGHIACCIANTI SULLA POVERTA' IN ITALIA ED IN EUROPA. L'ottimismo del premier Letta sulla ripresa economica secondo cui "sarebbe a portata di mano", non trova conferma nei dati
forniti dall'INPS secondo cui il potere d'acquisto delle famiglie si è ridotto del 4,9% dal 2011 al 2012 e del 9,4% dal 2008 al 2012. Agghiaccianti sono poi i dati sulla povertà dilagante recentemente diffusi dall'Eurostat secondo cui in Italia il 29,9% della popolazione, cioè ben 18.200.000 persone sono a rischio di esclusione sociale o di povertà contro una media dell'UE del 24,5%. Solo la Grecia va peggio di noi con il 34,6% a rischio di miseria. La stessa UE conta quasi 25 milioni di persone sulla soglia di povertà, più o meno la popolazione di un paese come l'Austria.

GLI EUROPEI DIVENTANO EUROSCETTICI. Da un sondaggio realizzato dalla Gallup nel mese di settembre, risulta che più della metà, il 51% dei cittadini europei ritiene che la politica di austerità promossa dall'UE e dalla Commissione Europea sia stata fallimentare e solo il 5% la ritiene efficace.
Questo quadro allarmante non spaventa l'establishment economico finanziario europeo e mondiale perché, secondo l'influente quotidiano olandese De Telegraaf gli euroscettici e i movimenti populisti sono un pericolo relativo perché sono ancora troppo divisi al loro interno. Intanto però il fronte dei paesi euroscettici, che una decina anni fa era formato solo dal Regno Unito, si è allargato comprendendo stati come la Svezia, i Paesi, Bassi, la Finlandia e la Danimarca e quello dei paesi che potremmo definire euro-entusiasti si assottiglia sempre di più. In Europa i partiti di estrema destra e nazionalisti,come Alba Dorata in Grecia, Fronte Nazionale in Francia e Alternativa in Germania, si sono schierati sulle posizioni euroscettiche. In Italia oltre alla destra estremista, anche Forza Italia e M5S si preparano ad affrontare la prossima campagna elettorale di primavera cavalcando la tigre dell'euroscetticismo che gli italiani sempre più apprezzano.

I PARTITI EUROSCETTICI FAVORITI NELLE PROSSIME ELEZIONI EUROPEE. Le critche sollevate dagli euroscettici a proposito della moneta unica, tra le cui fila si annoverano anche fior di economisti per lo più keynesiani, fanno riflettere. Pual Krugman, per esempio sostiene che "l'euro è campato in aria". Il premio Nobel per l'economia, schierato su posizioni di sinistra, rivolto ai paesi dell'Unione dice " Penso che l'euro fosse un'idea sentimentale. un bel simbolo di unità politica. Ma una volta abbandonata le valute nazionali, avete perso moltissima flessibilità. Non è facile rimediare alla perdita di margini di manovra". La prospettiva del ritorno alla lira sic et simpliciter, proposto da molti, però rischia di essere ancora peggiore della permanenza nell'eurozona in quanto potrebbe farci precipitare in un baratro dalle conseguenze imprevedibili. Un errore grave è quello di limitarsi a bollare di populismo ed estremismo quelli che come Grillo non escludono l'uscita dall'euro senza fare una seria riflessione critica sulle politiche europee sin qui adottate ed imposte dal'UE, come purtroppo fanno i partiti di sinistra. Il parlamento che uscirà dalle elezioni europee della prossima primavera non potrà fare a meno di fronteggiare con risposte concrete sull'occupazione, sul welfare,
sulla produzione, sulla moneta unica e sull'integrazione fiscale, il partito trasversale di chi è contrario all'integrazione europea.

Clemente Manzo

sabato 07 dicembre 2013, 10:20

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