La Criminalità (dis)organizzata

Un analisi di Codici d'Abruzzo sui fenomeni "malavitosi" nella città di Pescara: «Qui ci sono i cani sciolti»

La Criminalità (dis)organizzata

CRIMINALITA’, QUADRO GENERALE - Pescara nel passato era considerata come una specie di isola felice ossia una città priva di infiltrazioni mafiose. Spesso, infatti, anche le stesse istituzioni si mostravano restie a voler  parlare di criminalità organizzata nel territorio. Oggi, invece, a Pescara e maggiormente in Abruzzo appare evidente la non esistenza di un’organizzazione che detenga l’egemonia sulle varie attività criminali svolte nel territorio, come avviene per altre regioni d’Italia, vedesi la Campania dove regna la camorra o la Calabria dove troviamo la ‘ndrangheta, ma al contrario ci si presenta con un tessuto penetrato da diverse organizzazioni criminali, sia del sud Italia che estere, esse nel corso degli anni sono riuscite ad affermarsi in zone ben definite del territorio dove realizzano attività illecite, spesso instaurando un equilibrio di convivenza, altre volte in conflitto fra loro per affermare la propria egemonia. Affianco a queste organizzazioni troviamo la criminalità organizzata locale. Questa, infatti, nel corso degli anni se da una parte ha svolto un ruolo di ponte per le mafie del sud Italia, attraverso il contatto con quest’ultime ne ha copiato la conformazione strutturale diventando a sua volta in alcuni casi autonoma ed in grado di organizzare veri e propri traffici illeciti, anche attraverso il rapporto diretto con le organizzazioni straniere, come la mafia albanese. Da non sottovalutare poi il ruolo che svolge la criminalità locale nel riciclaggio di denaro di provenienza illecita in immobili e attività commerciali. Un altro dato che emerge  è quello sempre maggiore di espansione e di organizzazione autonoma nel territorio delle mafie estere. Ne sono un esempio la criminalità organizzata albanese e marocchina che attraverso l’ausilio di proprio personale stanziato stabilmente a Pescara sono riuscite a controllare oltre all’importazione della droga in Italia anche lo spaccio sul territorio. Un altro esempio è quello della prostituzione, dove le mafie estere sono riuscite in diversi casi a controllare in maniera autonoma sia il traffico di donne verso l’Abruzzo che lo smistamento delle stesse su strada o in appartamenti. Anche l’usura fa registrare la presenza della criminalità organizzata sul posto. Sono diversi i casi che vedono la regione Abruzzo coinvolta in giri di usura ed estorsione ai danni di imprenditori o commercianti di diverse regioni d’Italia. Troviamo diversi casi di riciclaggio di denaro proveniente da attività illecite ad opera delle mafie del sud Italia o delle organizzazioni criminali del posto che sempre con maggiore facilità possono disporre di ingenti quantità di denaro da reinvestire. Queste, infatti, hanno da diverso tempo individuato l’Abruzzo come un territorio ottimale per investire i loro proventi nell’acquisto di terreni, immobili, attività commerciali e imprese, poiché la nostra regione essendo considerata di non vaste dimensioni con una posizione ottimale per i collegamenti verso altri territori e percepita in generale come un territorio dall’apparenza tranquilla sotto il profilo criminale e con una popolazione poco propensa a denunciare eventuali episodi di sospetta illegalità. Dovrebbe, infatti, sorgere spontaneo il dubbio quando vediamo nascere in alcune città e maggiormente a Pescara, come funghi, locali lussuosi per il gioco nonostante gli stessi siano quasi sempre poco frequentati o in alcuni casi vuoti o quando vengono concentrati a distanza ravvicinata diversi centri commerciali tali da risultare sproporzionati rispetto alla popolazione stessa del territorio che li ospita. 

Codici d'Abruzzo

martedì 03 luglio 2012, 13:45

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