Inchiesta "Housework": fissata al 23 marzo l'udienza d'appello

In primo grado l'attuale governatore Luciano D'Alfonso venne assolto dalle accuse. Prescritto il reato di finanziamento illecito

Inchiesta "Housework": fissata al 23 marzo l'udienza d'appello

HOUSEWORK: APPELLO IL 23 MARZO. E' stata fissata al prossimo 23 marzo l'udienza d'appello, richiesta dalla magistratura pescarese, sull'inchiesta "Housework" per le presunte tangenti in Comune a Pescara e che ha visto assolto, il 23 febbraio 2013, l'attuale governatore di regione Luciano D'Alfonso da 25 capi d'accusa. L'unico reato per il quale il giudice Antonella Di Carlo ha riconosciuto la responsabilità penale è quello di finanziamento illecito al partito, ma il reato è stato dichiarato prescritto, mentre per gli altri capi d'imputazione perchè il "fatto non sussiste". Nel mirino del pubblico ministero Gennaro Varone gli appalti per la gestione dei cimiteri di Pescara ed il project financing nell'area di risulta, l'area antistante la stazione centrale di Pescara ed altri lavori assegnati dall'amministrazione comunale.

LA VICENDA GIUDIZIARIA. Il 15 dicembre 2008 l'ex sindaco di Pescara venne messo agli arresti domiciliari. Il giorno seguente si dimise dalla carica di primo cittadino del capoluogo adriatico e da quella di segretario regionale del Partito Democratico. Il 24 dicembre 2008 il gip di Pescara dispone la revoca degli arresti domiciliari ed il 5 gennaio 2009, prima dell'arrivo del commissario prefettizio, ritirò le dimissioni autosospendendosi per motivi di salute e lasciando pieni poteri al vice sindaco Camillo D'Angelo. Come è noto poi c'è stata l'assoluzione, lo scorso 23 febbraio, ed il relativo appello da parte della procura di Pescara che si discuterà, appunto, il prossimo 23 marzo.

LA "GRANA" DELLA CARTA DI PISA. D'Alfonso è stato nel mirino della critica politica durante le elezioni primarie che portarono alla sua elezione lo scorso 25 maggio 2015 per la questione morale e la famosa carta di Pisa, il documento etico adottato e recepito dalla statuto del Partito Democratico e che. all'articolo 6, prevede che "in caso di rinviato a giudizio per reati di corruzione, l'amministratore si impegna a dimettersi ovvero a rimettere il mandato".

Redazione Independent

lunedì 26 gennaio 2015, 14:12

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